#SocialCare

CPT, «Cost Per Troll»: trollare costa. O no?

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I soldi a disciplina del web. Dove l’autoeducazione, l’insegnamento non arrivano, ecco il quattrino a regolare maniere e toni. A questo arriveremo, in mancanza di una sana educazione civica, di una vera educazione civica digitale a disciplina di clienti e utenti a briglia troppo sciolte nella prateria di commenti su e social?

A farci riflettere in tal senso è la nuova mossa messa in campo dal Tablet, noto magazine online di «notizie, idee e cultura ebraiche», che qualche giorno fa l’ha scritto chiaramente: «Vuoi trollare? Paga».
Tablet_Magazine_logo«Da oggi chiederemo ai lettori di pagare per lasciare commenti alle nostre storie»: due dollari per una giornata, 18 dollari per un mese, ben 180 per un anno. Un nuovo «CPT», insomma, un «Cost Per », un «Pay for Trolling», si direbbe. «Se proprio ha deciso di farmi perdere tempo», sembra dire così la testata all’anonimo disinibito che machiavellicamente si aggira per la rete, «paga il tuo sadismo. Paga le ore che mi fai sprecare». Con una spesa non gigantesca, ma neppure esigua per la consueta gratuità d’opera di cui è costellato il web.
«Paga, Troll». La scelta è ben spiegata dalla direttrice Alana Newhouse: «Anziché chiudere del tutto i commenti», come in diversi stanno iniziando a fare, «proveremo qualcosa di nuovo: chiedere a quanti di voi amano commentare sul sito di pagare un piccolo supplemento – più che un paywall un gesto del vostro impegno verso la causa di una discussione migliore». Contro le conversazioni guidate da individui «anonimi e distruttivi», ecco il rimedio, la possibile cura verso un rinnovato confronto «civilizzato e costruttivo».
Per il resto puoi proseguire sui social network, «Facebook, Twitter e i nostri altri social media channels», o «mandare una email». Ahinoi: come se questo – verrebbe già da dire, e lo abbiamo ribadito in altre occasioni – risolvesse il problema.

Come si intuisce, infatti, la scelta, per quanto comprensibile entro il quadro storico in cui viviamo, non è passata senza discussioni. The Verge ha notato – scherzando – che fare regali in denaro la cui somma corrisponde a multipli di 18 è un’usanza tipica del Bar Mitzvah ebraico. E in generale si sono alzate le voci di quanti hanno immediatamente replicato che non servirà a nulla.

Pensiamo a un cliente che deve chiedere assistenza, a un individuo che più in generale deve chiedere aiuto: o ha i soldi o si attacca. Lato #SocialCare, si dirà, può rivolgersi ad altri canali: ma tutto è tranne che la stessa cosa e si configurerebbe anzi come un colpo di spugna che cancella le recenti e innovative trasformazioni della presenza online di aziende e compagnie. E se non è certo inconsueta né inaudita l’ipotesi di un «Servizio Clienti a pagamento», noto è anche il disappunto degli utenti in merito: proprio l’immediatezza, la facilità e gratuità del nuovo Customer Care Online diretto e condivisibile è la grande rivoluzione dell’epoca nel settore.

payPiù in generale, il rischio è che Internet, da strumento di libertà e democrazia, possa virare verso un modello di predominio di «chi ha i $$$», come ben indicato da Roberto Baldwin su The Next Web. Col rischio che «gli altri» se ne vadano, e la testata si trovi a dire un bel «goodbye» a lettori e seguaci. Quando si tratta di pagare, il mondo della rete – quello bello e quello meno – non ci sta. E se va via, hai perso tutto.
«Troll problem solved and bonus cash»?. No, «non è così semplice».
Assai difficile resta in ogni caso benedire il libertarismo della prospettiva opposta. Meglio una libertà anarchica e demagogica o il dispotismo dittatoriale – diremmo, volutamente estremizzando?
Siamo poi certi che siano così diversi?
Gli opposti si attraggono. Attenzione dunque. Fatto è che il Pay For Troll rischia di non risolvere a prescindere. «Ci sono dei ragazzini, degli idioti», ricorda Baldwin, «che sarebbero ben felici di pagare per continuare a trollare su Twitter»: non  pochi ormai chiedono (e ricevono) «donazioni» per la loro causa. E non si faccia l’errore di dimenticare che, nei casi più pericolosi ma ormai sempre più frequenti, i troll che vagano non sono cani sciolti, ma “organizzati”, orchestrati e diretti da “capi”, “associazioni”: di ispirazione politica o economica, sociale o religiosa, finanziaria o anche di puro e semplice “intrattenimento” – nel più perfetto stile-troll del «fare rissa tanto per». Sono comunque sempre più un business, che i soldi li ha, o li cerca o se li fa dare: è già lì per questo. Lavarsene le mani mettendo un fee significa sottovalutare la natura del trolling, finendo con l’allontanarne solo la sua manifestazione più popolare, ingenua e innocua.

Come fare? La domanda è aperta.

Al centro dello studio, però, deve essere tutta la rete: non solo il sito web perché «fa vetrina», ma i social network, i forum. Ogni spazio in cui si esprime il nuovo linguaggio social del nostro, nuovo, essere on line, vivere in rete, nella rete, in questo nuovo «ambiente vitale» che i social media rappresentano.

Buttare la polvere sotto il tappeto non basta più. Un «soggiorno pulito» con un bagno pieno di sporcizia non porta da nessuna parte. Guardiamoci allo specchio e cresciamo. O dovremo farlo comunque: per forza.

 

 

 

Rachele Zinzocchi

Rachele Zinzocchi

Digital Strategy R&D Consultant, Public Speaker, Lecturer, Coach, Author. Honoured by LinkedIn as one of the Top 5 Italian Most Engaged and Influencer Marketers.
#SocialCare, «Utility & You-tility Devoted», Heart-Marketing and Help-Marketing passionate theorist and evangelist. One watchword – «Do you want to Sell? Help! ROI is Responsibility, Trust» – one Mission: Helping Companies and People Help and Be Useful To Succeed in Business and Life.
Writer and contributor to books and white-papers. Conference contributor and Professional Speaker, guest at events like SMX, eMetrics, ISBF, CMI, SMW. Business Coach and Trainer, I hold webinars, workshops, masterclasses and courses for companies and Academic Institutes, like Istituto Tagliacarne, Roma, TAG Innovation School, Buzzoole, YourBrandCamp, TrekkSoft. Lifelong learning and continuing vocational training are a must.

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