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Nel cuore dell’ #IoE con i #Bigdata: l’intervista ad Alberto Degradi, Cisco

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Sarebbe un errore pensare che l’Internet Of Everything possa esaurirsi nei concetti di connettività diffusa e di oggetti intelligenti. Di certo le previsioni che vedono, tra soli anni 5 anni, un mondo con 50 miliardi di device connessi contribuiscono a dimensionare al rialzo un fenomeno che ha cifre impressionanti anche in termini di prospettive di business per imprese e organizzazioni. Ma quello che non va dimenticato è che, un mondo connesso, di per sé non genera vantaggio di lungo periodo a chi vi interagisce: ciò che conta sono le relazioni tra i dati, il dotare di senso la narrazione che i dati dell’ producono in enormi quantità. “Qui entrano in gioco i big data e gli analytics: il mondo delineato dall’Internet of Everything introduce una discontinuità rispetto al passato: avremo sempre più dati, sempre più variegati e non strutturati. E avremo, per effetto dell’IoE, la necessità di creare relazioni in tempo reale per accedere a un nuovo livello di conoscenza” ci spiega Alberto Degradi, Senior Manager, Infrastructure Sales Leader di Cisco Italia.

In questo senso l’IoE e i big data sono intimamente connessi: le caratteristiche “classiche” dei big data, ovvero il poderoso volume dei dati, la loro grande varietà e la enorme velocità con cui variano, si amplificano con l’arrivo dell’IoE. Che è quella rivoluzione profonda che impone che informazioni strutturate sui fenomeni che ci circondano siano elaborate quasi in tempo reale e messe a disposizione di chi può, e deve, prendere decisioni. Un esempio su tutti, guardando alle Smart City: i dati sulla viabilità dopo un evento meterologico inatteso non possono essere raccolti e analizzati con tempi lunghi. Il Sindaco della città avrà bisogno di avere informazioni aggregate, in arrivo dai sensori in strada e dai sistemi fognari, in tempo reale per predisporre un piano di evacuazione.

Anche le reti cambieranno volto, ci spiega Degradi. Dovranno partecipare in modo intelligente ai big data, facilitando la raccolta dei dati e, se possibile, anche automatizzandola. E poi dovranno anche rendere più agevole il “lavoro” degli analytics. Per tornare all’esempio precedente: “Si va verso l’edge computing: ovvero sistemi di calcolo collocati vicino al punto della rete in cui va presa la decisione: con i tempi dell’IoE non è pensabile che si passi prima su cloud, si analizzino i dati e poi li si risposti sul field. La rete, quindi, andrà a ospitare computing e storage in piccole quantità proprio per permettere di dare le risposte veloci che impone l’IoE.” Cisco parla di Fog computing: una rete che contribuirà alla raccolta e analisi dei dati in tutte quelle applicazioni in cui IOE richiederà tempo di risposta molto veloce. In questo senso gli oggetti smart che ci circonderanno: “avranno una parte di intelligenza che ne amplificherà le caratteristiche fisiche con i sensori, e una componente di connettività che permetterà loro di farle vivere anche all’esterno: su cloud o datacenter, o in fog computing-egde computing.”

IoE e big data non valgono solo per la PA ma interessano tutte le imprese: nel futuro ogni azienda avrà una forte identità tecnologica che si declinerà in settori diversi come l’automotive o il tessile, etc… Già oggi, spiega Degradi, ci sono early adopters che usano analytics soprattutto nel mondo retail, il comparto che “ha usato per primo la possibilità di installare hotspot in negozio, ad esempio, per interagire con lo spazio fisico e avere informazioni sul comportamento degli utenti per attuare forme di marketing mirato. Ma sono solo le prime fasi: in futuro tutto sarà investito dall’onda dell’IoE e dei big data” assicura Degradi.

E di questo mondo di opportunità che ha iniziato a delinearsi negli ultimi anni è stato dedicato anche quest’anno l’IoEForumIta svoltosi a Milano lo scorso 28 gennaio, organizzato da Cisco Italia. “E’ stato un importante momento di condivisione per superare la fase di visione del fenomeno e arrivare a quello di maggiore concretezza. Quello che ci auguriamo, e che personalmente auspico, è che gli imprenditori italiani in sala siano tornati nelle loro aziende con la curiosità di capire e che abbiano incaricando i loro staff di studiare come prodotti e servizi possano essere trasformati grazie alle tecnologie e all’IoE. E poi i ragazzi” conclude Degradi “la vera forza dell’Academy day: i nostri studenti hanno capacità incredibili nell’ assorbire le tecnologie e nel farsene portatori all’esterno. Ma purtroppo in Italia non possiamo aspettare le nuove generazioni: dobbiamo essere digitaliani già ora e subito per esserlo ancora di più in futuro.”

 

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