La Bella Terra

Il difficile e insostituibile rapporto tra Politica e Tecnica

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Da parecchi anni ormai si è sviluppata nel nostro paese una tensione tra “politici” e “tecnici”. Spesso, i secondi sono stati chiamati ad occupare posizioni di grande responsabilità (si pensi per esempio al Presidente Ciampi o al Presidente Monti). Lo stesso fenomeno si è anche propagato a altri livelli politici e dell’amministrazione del Paese. È un passaggio da molti ritenuto inevitabile e da altri vissuto come una ingerenza impropria in quello che viene correttamente richiamato come “il primato della ” (con la “P” maiuscola). D’altro canto, è altrettanto vero che ci sono state invasioni della “” (con la “p” minuscola) in tante posizioni e attività tecnico-amministrative. Quindi, in realtà, ci troviamo di fronte ad una serie di sconfinamenti e confusione di ruoli che coinvolgono entrambi i fronti e che, degenerando, danneggiano Paese nel suo complesso.

Il tema è scottante e importante, ed è difficile e forse anche presuntuoso da parte mia provarne a dare una chiave interpretativa in poche righe. Ovviamente, io posso offrire un contributo dal punto di vista di un tecnico. Certamente, serve una riflessione che vada oltre le semplici (e sterili) contrapposizioni ideologiche (o di interesse) che troppe volte hanno avvelenato il dibattito che si svolge nel nostro Paese su questi temi.

Strategie e decisioni sono della Politica

parlamento-italianoMolto umilmente (e certamente in modo un po’ naive) mi verrebbe da sintetizzare il ruolo e i compiti della Politica con una semplice frase:

Rispondere ai bisogni e alle attese dei cittadini e della società civile, proponendo, e attuando in modo coerente con il mandato ricevuto, una visione, un programma di governo, un metodo di lavoro democratico. 

Ciò avviene attraverso una serie di passaggi chiave:

  1. ottenere il consenso su proposte e linee di azione attraverso l’esercizio delle elezioni democratiche;
  2. condurre una azione politica e di governo coerente con il mandato elettorale;
  3. nei successivi passaggi elettorali, rispondere agli elettori di quanto fatto (o non fatto).

È evidente quindi che il Politico opera (deve operare) rispondendo alle attese e al mandato degli elettori. In democrazia non è accettabile che ci sia una azione di governo eterodiretta o sconnessa da quella che è la volontà popolare.

Peraltro, in tanti casi è difficile ottenere il consenso su azioni e proposte dolorose, complesse da spiegare, o poco popolari e che tuttavia sono ritenute necessarie per il bene del Paese nel suo complesso. Ma questo è il compito della Politica: spiegare, ricercare mediazioni, ottenere il consenso, operare in modo coerente con quanto dichiarato. Ed è la Politica che ha la responsabilità e il dovere di dire “l’ultima parola” su ciò che deve essere fatto nell’esercizio delle attività di governo, a tutti i livelli ai quali essa si manifesti.

Il ruolo dei tecnici

I problemi che devono essere risolti, peraltro, spesso non sono per nulla semplici.

Non basta semplicemente dichiarare una intenzione per ottenere l’effetto sperato e voluto. L’analisi dei problemi, l’identificazione delle opzioni e “l’execution” quotidiana richiedono profonde competenze tecniche, di dominio applicativo, giuridiche e amministrative. È necessario comprendere e gestire la complessità dei temi, così da poter realmente mettere in campo e portare a termine azioni capaci di dar seguito alle dichiarazioni e agli intenti della Politica.

Non esistono scorciatoie, né basta semplicemente vivere di proclami: prima o poi la spietata durezza dei fatti riporta tutti alla concretezza del reale, cancellando ogni illusione o esercizio retorico. È successo spesso in questi anni, a destra come a sinistra. Ed è per questo che il ruolo dei tecnici è essenziale. Essi devono essere capaci di tradurre l’indirizzo Politico in linee di azione possibili, definendo criticità, costi, passaggi chiave.Starà poi alla Politica scegliere tra le opzioni possibili e decidere la via da seguire, ma essa non può fare a meno dell’analisi competente e “fredda” di chi conosce i problemi e mezzi utilizzabili per affrontarli e risolverli.

Per questo trovo sterile e sciocca la contrapposizione tra politici e tecnici. Sono due mestieri diversi ancorché complementari: i primi hanno bisogno dei secondi; questi ultimi devono rispettare il ruolo dei Politici e, in ultima analisi, le regole della democrazia.

La tensione tra breve, medio e lungo periodo

future-aheadCertamente la politica spesso ragiona su tempi brevi, specialmente in questi ultimi travagliati anni. Sarebbe sciocco o infantile non prenderne atto e non capirne anche le oggettive motivazioni e cause. Purtroppo, invece, i problemi hanno tempi di soluzione molto più lunghi. Per questo, il ruolo dei tecnici (ne scrivevo per esempio in queste note) è quello di aiutare la Politica a:

  • Identificare visioni di lungo periodo che indichino il percorso e l’approdo, offrendo nel contempo senso e prospettiva all’azione di Governo.
  • Avviare azioni a medio e lungo termine che abilitino e garantiscano l’ottenimento degli obiettivi identificati.
  • Mettere in campo azioni a breve termine che diano il senso della concretezza e i primi benefici del percorso di cambiamento e sviluppo che si vuole intraprendere.

Non è facile ed è per questo che il ruolo dei tecnici è essenziale: chi potrebbe dominare una simile complessità senza le necessarie competenze? E quale sarebbe mai l’alternativa? Una vuota dichiarazione di frasi fatte e luoghi comuni? Un “primato della politica” che si traduce solo in una sterile dichiarazione di superiorità? Dove ci potranno mai condurre e dove ci hanno finora condotto queste semplificazioni?

Quindi, che fare?

Come sempre per perseguire questo scenario “servono poche cose”: intelligenza, onestà e onestà intellettuale, professionalità, maturità, senso dello Stato (con la “S” maiuscola).

In altre parole, servono bravi politici e bravi tecnici che si rispettino e lavorino insieme, ciascuno secondo il proprio mandato e il proprio ruolo. Nulla di più, nulla di meno.

Alfonso Fuggetta

Dopo la laurea presso il Politecnico di Milano nel 1982, ha lavorato per una società di consulenza software dal 1980 al 1988, quando entra, come ricercatore senior, in CEFRIEL, azienda che promuove e sostiene l’ nelle imprese e le amministrazioni pubbliche.
Professore associato presso il Politecnico di Milano, viene promosso a professore ordinario e, dopo aver ricoperto i ruoli di Vicedirettore e di Direttore Scientifico presso il CEFRIEL, nel 2005 ne viene nominato amministratore delegato.

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