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Valentina Chinnici: learning innovator con la passione per l’#IoT

IoT

Valentina Chinnici lavora a Londra come Learning Innovator.

Valentina Chinnici, siciliana, 27 anni, lavora a Londra come Learning Innovator. “Il mio ruolo è abbastanza poliedrico – racconta Valentina – mi occupo di tecnologie per l’apprendimento: dalle piattaforme per l’apprendimento online, all’utilizzo di tablet in classe, al training dei docenti dell’università in cui lavoro, Ravensbourne”.

Negli ultimi due anni Valentina ha iniziato ad interessarsi attivamente al Maker Movement e alle discipline soprannominate STEAM (Science, Technology, Engineering, Arts and Maths), che possono contribuire in ambiti formali e informali ad arricchire l’offerta formativa e pedagogica degli studenti. “Ho partecipato a svariati eventi Europei dedicati al Making – continua Valentina – con dei workshop dedicati ai bambini e alle famiglie, sono impegnata attivamente nella comunità maker Europea, collaboro con littleBits durante il tempo libero, scrivo paper sulle tematiche della MakerEd e curo un blog dedicato alla MakerEd dal titolo Across Education.

La passione per le tecnologie Valentina la coltiva grazie al padre. “Ricordo che da bambina mi capitava di accompagnare mio padre in un centro di assistenza PC e puntualmente ci ritrovavamo nel retrobottega del negozio circondati da componenti elettronici e carcasse di vecchi PC”. Un Amiga e un Commodore 64 per giocare e a 12 anni il primo telefono: un indistruttibile Nokia 3210, con lo schermo a cristalli liquidi.

Valentina, con una laurea in scienze dell’educazione a Roma Tre, ha partecipato quest’anno anche all’ Awards con un suo progetto, la Connected Birdhouse, ovvero un nido 2.0 connesso che rileva la presenza e la grandezza dell’animale ospitato. Un progetto che è piaciuto e chi è  classificato secondo nella categoria best DIY project People’s Choice Award

Perché hai deciso di partecipare a #iotawards? E’ il tuo primo progetto di questo tipo?

C’è un noto modo di dire: “Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto”. Ecco più o meno e quello che è successo con la candidatura all’IoT Awards. Gli organizzatori mi hanno informato via Twitter e ovviamente mi ha fatto incredibilmente piacere. Alla Connected Birdhouse sono stati dedicati alcuni articoli in giro per la rete: primo su tutti l’Arduino blog, poi Motherboard Vice (NY edition) e infine il blog della Atmel.

Questo è il mio primo progetto di IoT, e sono molto felice di aver avuto l’occasione di cominciare con il workshop a Boisbuchet con Massimo Banzi, co-fondatore di Arduino.

 Quale secondo te il futuro dell’ IoT?

Sicuramente come tutti i trend tecnologici ci sarà un momento di picco, che è quello che stiamo vivendo in questo momento e poi ci sarà un fisiologico calo d’interesse per una stabilizzazione nel quale non è escluso un maggiore utilizzo di device IoT come prodotto di consumo, probabilmente anche grazie a un’estensiva copertura di reti wireless. Volendo tralasciare tutte le preoccupazioni etiche rispetto ai dati raccolti dagli smart device e sulle misure di sicurezza da adottare, mi auguro che il futuro di IoT ci permetta di progredire scientificamente grazie a una più capillare mappatura della popolazione. Mi sembra chiaro che l’intero concept di IoT sia imprescindibile da una più cosciente analisi dei dati. Grazie a dispositivi sempre più intelligenti saremo in grado di predire e correggere malattie o più semplicemente cattive abitudini, tendendo verso un più consapevole stile di vita, più rispettoso anche dell’ambiente a noi circostante.

Un libro che ha cambiato il modo di pensare

Due libri su tutti: “Non per profitto” di Martha Nussbaum e “Cinque chiavi per il futuro” di Howard Gardiner. Entrambi i libri analizzano criticamente che tipo di capacita’ e attitudini saranno necessarie nel futuro. Se vogliamo, entrambi i libri hanno un approccio concettualmente critico rispetto all’idea di innovazione. Gardiner per esempio prospetta l’utilizzo di 5 attitudini, a suo avviso indispensabili per il futuro, ovvero: interdisciplinarità, capacità sintetiche, creatività, rispetto ed etica. In questo viaggio letterario Gardiner, presenta luci e ombre del passato per poter costruire un futuro migliore. “Non per profitto” di Nussbaum, parla della crisi che da qualche anno ha investito l’educazione formale, suggerendo alcune soluzioni a questa crisi di valori.

Sonia Montegiove

Sonia Montegiove

Responsabile editoriale di Tech Economy.
Presidente dell’Associazione LibreItalia, è analista programmatore e formatore. È giornalista per passione ed è entrata a far parte della redazione di Girl Geek Life , convinta che le donne possano essere avvicinate alle nuove tecnologie scrivendo in modo chiaro e selezionando le notizie nel modo giusto.

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