Appunti sull’Agenda (Digitale)

Verybello e la governance dell’innovazione digitale

Verybello

Quello appena trascorso è stato il week-end di “verybello”, l’estemporanea iniziativa del MIBACT che nel giro di poche ore ha trascinato migliaia di italiani presenti sui social media in un flame colossale. Con tanto di difese d’ufficio da parte del Ministro, anche se nessuno ha ancora capito come mai un’iniziativa privata (perché tale sembra essere, se si considera la titolarità del dominio www.verybello.it) abbia ricevuto un calorosissimo endorsement di due Ministri e del Commissario di Expo 2015 con tanto di conferenza stampa ripresa dall’intero circo mediatico.
Oppure si tratta di un’iniziativa pubblica: e allora si rimane in attesa di conoscere i dettagli circa il costo dell’iniziativa e le modalità di affidamento delle attività di realizzazione. Ma anche, ça va sans dire, il trasferimento di proprietà del dominio in questione a favore del Ministero.
Ma non è questo, il punto.
Il tema vero che deriva da questo week-end verybello ha a che fare con la governance dell’innovazione digitale del Paese.

Facciamoci delle domande.

VerybelloCom’è possibile che due Ministri e il Commissario di Expo2015 diano vita a un’iniziativa strategica ed esiziale (come da loro stessi dichiarato) senza che il Digital Champion né nessun altro a Palazzo Chigi e in AgID ne siano messi a conoscenza preventiva, tanto che Riccardo Luna ha dovuto metter mano alla tastiera nella giornata di domenica 25 per scrivere un ottimo pezzo sul sito dei Digital Champions?
Com’è possibile che il TDLab, Laboratorio per il Turismo Digitale voluto e presieduto dal MIBACT, non sia stato coinvolto preliminarmente?
E questa del turismo non è che una delle tante vicende che in questi mesi hanno contribuito e continuano a contribuire al proliferare di perplessità rispetto alla mancanza di una regia forte e capace di portare a sintesi (e a compimento) il mare magno di iniziative avviate e/o in stato più o meno avanzato di gestazione.
Da qualche settimana si sente sempre più insistentemente parlare di una probabile “ricostruzione” di un Dipartimento Innovazione presso la Presidenza del Consiglio.
Una gran bella notizia, se corrispondente al vero. Ma si potrebbe (e si dovrà) fare di più e di meglio.
A partire da AgID, dove è fondamentale che si insedino competenze specializzate di materia (Trasporti, Agricoltura, Sanità, Turismo, ecc.) capaci di andare aldilà dell’ordinaria amministrazione, cominciando a immaginare (e a progettare) la PA del futuro interfacciandosi coi rispettivi ministeri.
Magari andando a pescare competenze presso le Regioni e/o le società ICT in-house, dove non mancano persone altamente specializzate  capaci di supportare l’Agenzia in un improcastinabile lavoro di progettazione del futuro.

Tutto da fare, infine, rispetto al tema delle risorse.
Perché è evidente che non si può andare avanti per molto a colpi di slides, consultazioni pubbliche e iniziative di comunicazione.
Così come non si può pensare di affidare tutto l’ambaradan al volontariato e alle associazioni di privati cittadini ancorchè di ottimo livello e al di sopra di ogni sospetto.
Il riempimento del digital gap italiano, se ci limitiamo a prendere in esame solamente la PA e la Sanità, è un “lavoretto” da alcuni miliardi di Euro. Dove “alcuni” è un numero sicuramente superiore a 10.
Qualcuno decida se vogliamo giocare a questo gioco oppure no, decidendo anche una volta per tutte se la locuzione “partenariato pubblico-privato” la vogliamo continuare a usare per riempirci la bocca nei convegni o se è una carta che davvero pensiamo di volerci giocare.

Oppure decidiamo di abdicare, e mandiamo a gara l’affidamento in concessione di tutti i servizi online per PA e Sanità, facendo cassa (grazie all’incameramento di un canone annuale di concessione) e generando opportunità per chi deciderà di partecipare a una gara in questo senso.
E questa sarebbe, si badi bene, un’opzione neppure troppo scandalosa: si legifera per lo switch-off e si trasferisce al privato il compito di attuarlo, trasferendogli anche tutto il rischio d’impresa se qualcosa va storto.

Da un governo e da un Presidente del Consiglio che hanno fatto propria la parola “futuro”, ci aspettiamo decisioni improrogabili e nette.
Tutto il resto è noia, e non è per nulla #verybello.

 

Paolo Colli Franzone

Paolo Colli Franzone

Fondatore e direttore di Netics, uno tra i principali osservatori del mercato ICT specifico per la pubblica amministrazione e la sanità italiana.
Esperto di marketing strategico, collabora con alcuni tra i principali vendor IT nazionali e internazionali in qualità di advisor per il Public Sector.
E’ anche coordinatore del think tank “NextCityLife”, focalizzato sul tema delle Smart Cities & Communities.

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