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Talenti e lavoro: la Svizzera è il paese che attrae di più, Italia solo 36esima

Talenti

Qual è il paese nel mondo che investe di più in , attraendoli, facendoli crescere e stimolandoli a restare? Il Global Talent Competitiveness Index (GTCI), la ricerca condotta da INSEAD, HCLI e Adecco Group presentata oggi al World Economic Forum di Davos, prova a rispondere a questa domanda misurando la competitività di una nazione in base alla qualità di talento che questa è in grado di produrre, attrarre e non far scappare. L’indagine, che ha coinvolto 93 paesi nel mondo che rappresentano l’83,8% della popolazione di tutto il pianeta e il 96,2% del PIL di tutto il mondo ($), riconosce alla Svizzera il primo posto assoluto, seguita da Singapore e Lussemburgo rispettivamente al secondo e al terzo posto, seguono Stati Uniti e Canada. Di fatto si tratta di stati accomunati da tre fattori fondamentali: investono molto nell’apprendimento permanente e continuato, ospitano un mercato del lavoro flessibile e, infine, vantano nel complesso società aperte e sostenibili.

Adecco

L’
L’Italia, invece, si ferma al 36esimo posto dimostrando, spiegano i ricercatori, di avere una buona capacità di sviluppare i propri talenti nonostante il contesto normativo ed economico sembri comprometterne le possibilità di attrarne di nuovi, ma grazie ad una solida educazione formale. Tuttavia, a causa dell’incertezza che ancora pesa sul contesto normativo ed economico del Paese, non sembra tenere il passo nella capacità di attirare risorse ad alto valore aggiunto e creare i giusti presupposti per farle crescere.

RankingNel dettaglio, l’Italia si piazza solo al 55esimo posto in quanto a valorizzazione dei talenti e ancora più in basso, al 58esimo, per capacità di attrazione degli stessi. Leggermente migliore la situazione in termini di istruzione, 21esimo posto, e di crescita dei talenti, elemento che colloca l’Italia al 29 posto. Va ancora meglio in termini di capacità professionali, che ci piazzano al 14esimo posto,  per poi ricadere al 40esimo per la conoscenza globale. E siamo anche al 91esimo posto in termini di rapporto tra salario e produttività e al 92esimo per gli effetti della tassazione sul lavoro.

Insomma un quadro complesso e ampiamente migliorabile che, spiegano i ricercatori, dimostra che l’Italia ha una buona capacità di sviluppare i propri talenti nonostante il contesto normativo ed economico sembri comprometterne le possibilità di attrarne di nuovi, ma grazie ad una solida educazione formale. Tuttavia, a causa dell’incertezza che ancora pesa sul contesto normativo ed economico del Paese, non sembra tenere il passo nella capacità di attirare risorse ad alto valore aggiunto e creare i giusti presupposti per farle crescere.

Quali fattori favoriscono i talenti?

La ricerca evidenza come nel complesso i paesi che rientrano nelle prime 20 posizioni del GTCI 2014 sono tutti paesi ad alto reddito. Ciò non sorprende, dal momento che i paesi ricchi tendono ad avere università migliori e una maggiore capacità di attrarre i talenti stranieri attraverso una migliore qualità di vita e retribuzione, con una conseguente maggiore competitività a livello dei talenti.
Tuttavia, al di là di questa correlazione di “alto livello” tra competitività a livello dei talenti e benessere, lo studio GTCI rivela sei fattori chiave che influiscono sulla competitività a livello dei talenti tra paesi aventi PIL pro capite e livelli di sviluppo differenti:

  1. L’apertura è cruciale ai fini della competitività a livello dei talenti: Svizzera, Singapore e Lussemburgo hanno tutti un elevato grado di apertura dal punto di vista commerciale, degli investimenti, dell’immigrazione e delle nuove idee, accogliendo la globalizzazione e sfruttando al tempo stesso le proprie risorse umane.
  2. I paesi fiscalmente stabili hanno bisogno di competitività a livello dei talenti ai fini dello sviluppo sostenibile: i paesi ricchi di minerali o petrolio, ovvero quelli caratterizzati da un vantaggio competitivo specifico in base al contesto, devono promuovere la competitività a livello dei talenti al fine di garantire una prosperità sostenibile.
  3. La crescita dei talenti può essere interna o esterna: alcuni paesi come gli Stati Uniti si sono concentrati con successo sullo sviluppo di talenti all’interno dei propri confini, mentre altri, come la Cina attraggono talenti stranieri o mandano le loro élite all’estero per proseguire gli studi.
  4. I paesi devono tenere conto dell’idoneità al lavoro o rischiano un elevato tasso di disoccupazione: “talento per la crescita” significa andare incontro alle attuali esigenze di un’economia nazionale. La Svizzera, Singapore e i Paesi scandinavi personalizzano i loro sistemi d’istruzione in base ad adeguati livelli di “competenze per l’idoneità al lavoro”.
  5. I sistemi d’istruzione devono riconsiderare l’apprendimento tradizionale: lo sviluppo di talenti nel XXI secolo deve andare oltre l’istruzione formale tradizionale e sviluppare competenze professionali.
  6. La tecnologia sta cambiando il significato di “competenze per l’idoneità al lavoro”: i cambiamenti tecnologici influiranno sui nuovi segmenti del mercato del lavoro, coinvolgendo 250 milioni di “lavoratori della conoscenza” a livello globale.

I risultati dell’indagine sono stati raccolti in una infografica.

 

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