Interviste

Musica digitale tra passato e futuro: l’intervista a Giuseppe Mosca di Telecom Italia

timmusic
Giuseppe Mosca

è responsabile del servizio di .

La musica ha sempre rivestito un ruolo delicato all’interno del mondo del digitale e oggi quel ruolo centrale non è cambiato sebbene abbia progressivamente mutato volto. “Il modello di consumo della musica digitale è profondamente cambiato in questi ultimi 15 anni nel mondo e anche in Italia, coerentemente con le caratteristiche del settore, molto fluido e fortemente condizionato dalle innovazioni tecnologiche.” A delineare l’evoluzione dello scenario è  Giuseppe Mosca, responsabile del servizio TIMmusic di Telecom Italia.

Si è passati, spiega Mosca, da una fruizione illegale sul modello Napster, all’avvento degli store digitali con il paradigma iTtunes, fino ad arrivare allo streaming modello TIMmusic, Spotify, Deezer, che ha contribuito “al cambiamento più significativo nell’utilizzo della musica intesa non più come qualcosa da possedere ma come servizio da fruire.” Un’evoluzione che tiene il passo con la rapidità e con i cambiamenti di modello imposti dal web 2.0 e, ovviamente, delle tecnologie, quelle mobili in primis.

L’Italia in questo panorama evolutivo non fa eccezione anzi, per una volta, rappresenta uno dei mercati più promettenti a dimostrazione che la musica è una passione “cara” agli italiani. Sulla base dei dati Technomic Index Samsung emerge che “smartphone, tablet e personal computer sono diventati i dispositivi di riferimento per gli italiani che vogliono conoscere e ascoltare brani musicali e colonne sonore: il 33% degli italiani li utilizza almeno una volta a settimana per lo streaming di musica digitale, mentre il 29% li sceglie per il download contro una media europea del 31% e del 28%, rispettivamente.” E abbiamo anche un altro primato: “siamo il popolo disposto a pagare di più per seguire i nostri cantanti preferiti con una spesa media mensile fino a 24 euro contro i 18 euro del resto d’Europa” spiega Mosca.

Questo fa capire come lo streaming oggi sia centrale nelle strategie di chi gestisce e offre servizi musicali sul territorio, come fa Telecom Italia: “In azienda il ruolo dello streaming e in generale dei contenuti multimediali ha due volti: da una parte vuole valorizzare la proposizione di Broadband  Fissa e Mobile per i clienti Telecom Italia e TIM, offrendo connettività, contenuti e tutte quelle facilities tipiche delle telco come un ‘interfaccia unica e reliable, un modo di pagare sicuro e comodo”, dall’altra parte miriamo comunque a “preservare il valore del business musicale, ovvero la monetizzazione, proponendo un approccio a pagamento seppur conveniente e coerente con la willingness to pay del cliente, ma avendo cura di non cedere ad un approccio premium caratterizzato da un basso tasso di conversione ed un impoverimento dell’industria discografica (artisti in primis).”

In questo scenario si inserisce TIMmusic che vanta un catalogo di 13 milioni di brani, disponibile su smartphone, tablet e pc, caratterizzato da un approccio editoriale mirato sul territorio e da un’offerta a pagamento conveniente sia per il target young sia per i target più adulti.  Un servizio che è riuscito a distinguersi dal resto del panorama italiano anche con iniziative specifiche. TIMmusic “E’ stato anche il primo nel 2011 a lanciare il “live chat” di artisti nazionali ed internazionali del momento, e a dare la possibilità, a clienti e non,  di  fare domande ai propri cantanti; ma è stato anche il primo servizio a proporre selezioni editoriali focalizzate sul territorio ed anteprime, nazionali ed internazionali, esclusive e prestigiose  in accordo con le case discografiche.” E infine, nel 2014, “Siamo stati i primi ad organizzare contest con in palio la possibilità di avere i top artisti del momento nazionali o internazionali a suonare a casa propria.”

Cosa accadrà in futuro al mercato della musica digitale? Difficile dirlo dal momento che lo scenario è in  costante e rapido mutamento ma, ragionando in termini numerici “potremmo citare i trend evolutivi del Global entertainment and media outlook 2014-2018” che prevede  tra le altre cose, il sorpasso della musica digitale rispetto alla musica fisica nel 2014, il  rallentamento del download, che resta comunque una realtà, e il ruolo fondamentale dei paesi emergenti come contribuzione ai ricavi della musica digitale nel mondo (in coerenza con la diffusione degli smartphone a  basso prezzo).

Il mercato quindi promette bene, ma rimangono delle issue importanti da risolvere e sono problematiche che fanno riferimento anche ad aspetti profondamente culturali come l’education alla musica digitale legale e allo streaming su tutti i target non solo young, al tema della pirateria, che continua comunque a esistere e resistere e alla individuazione di modelli di business sostenibile, anche per gli artisti ma sempre in coerenza con la willingness to pay dei clienti.

Difficile quindi fare previsioni in un mondo che ormai vede una serie di attori estremamente variegati a dire la loro: “quello che diventerà questo mercato dipenderà anche fortemente dalle strategie di posizionamento di altri attori – analizza Giuseppe Mosca –  come i colossi OTT quali Apple, Google e Amazon. Dipenderà poi da quanto le case discografiche sapranno evolvere il loro ruolo visto che oggi il confine tra recording, produzione, performance e immagine dell’artista si assottiglia sempre di più.”

Infine uno sguardo al ruolo degli artisti: “se è vero che il mondo della musica e della sua fruizione come detto negli ultimi anni sono molto cambiati, è anche vero che i  problemi di chi non appartiene all’universo mainstream sono gli stessi di 15 anni fa: le difficoltà di accesso alla distribuzione rimangono e proliferano le app social per la diffusione virale dei loro contenuti, ma il modello di fruizione in streaming facilita l’esplorazione e quindi la conoscenza e la valorizzazione anche di artisti emergenti”  conclude Mosca.

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