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L’Internet of Things imparerà da Google?

Google News

Le autorità che disciplinano l’Internet of Things potrebbero aver imparato un’interessante lezione dalla decisione di Google di chiudere l’offerta di in a seguito dell’entrata in vigore di una nuova normativa volta a disciplinare il settore.

La questione Google News

Una norma spagnola che entrerà in vigore l’1 gennaio 2015 richiederà che i servizi di pubblicazione di link ed estratti di articoli paghino un contributo all’Association of Editors of Spanish Dailies (AEDE) senza avere la possibilità per gli editori di rinunciare a questo contributo. In vista di questo cambiamento normativo, Google ha deciso di cessare il proprio servizio Google News in Spagna il che come riportato da TechEconomy potrebbe portare ad una diminuzione del traffico web in Spagna del 10/15%.

Una lezione per l’Internet of Things?

internet-of-things-IoTIl settore dell’Internet of Things sta affrontando un periodo molto interessante. L’AgCom ha appena concluso una consultazione sul Machine to Machine che è parte dell’ e prevede di adottare nei prossimi mesi delle misure sulla base delle conclusioni raggiunte nel corso della consultazione. Allo stesso tempo, i garanti privacy europei hanno emesso un parere sugli obblighi in materia di trattamento dei dati personali applicabili all’Internet of Things stabilendo misure molto onerose.

Il problema è quindi se e come l’Internet of Things debba essere regolamentato. La mia opinione è che sia il momento giusto per l’introduzione di una normativa dedicata all’IoT al fine di predisporre un quadro normativo più favorevole per il suo sviluppo.

Il rischio è, altrimenti, che le autorità regolatrici cercheranno di semplicemente applicare le norme generali introdotte per un mondo senza IoT alle tecnologie dell’Internet of Things con la conseguenza che il loro funzionamento non sarà fattibile da un punto di vista economico ed operativo. E un rischio ulteriore è che il tentativo di proteggere gli utenti – notoriamente molto forte nell’UE – abbia la conseguenza di predisporre delle barrire normative – quali ad esempio obblighi in materia di privacy – che esorteranno le società dell’IoT a focalizzarsi su diverse giurisdizioni comportando un ritardo o addirittura la mancata commercializzazione di alcuni prodotti in Paesi soggetti ad un regime troppo oneroso. Quindi l’Europa potrebbe per assurdo essere “discriminata” dalle tech company a causa del proprio regime normativo troppo rigido.

Cosa rappresenta un buon esempio?

Il Garante privacy italiano ha fornito un buon esempio di come la conformità alla normativa applicabile possa essere garantita secondo modalità business oriented tramite le recenti linee guida sull’utilizzo dei cookie.  Tuttavia l’Italia è anche il Paese in cui si paventava l’introduzione della Google tax alcuni mesi fa.

L’identificazione del corretto bilanciamento tra l’esigenza di tutela degli utenti e l’esigenza di favorire la crescita del settore dell’Internet of Things rappresenta il principale ostacolo per i legislatori. Tuttavia non c’è dubbio che se i governi, e in particolare il Governo italiano vista l’attuale crisi economica, vogliono trarre un vantaggio dai benefici derivanti dalle tecnologie dell’IoT, dovranno trovare il modo migliore per affrontare il problema.

Giulio Coraggio

Giulio Coraggio

Avvocato in Italia ed Inghilterra specializzato in diritto delle nuove tecnologie, privacy, giochi e diritto commerciale, lavora nel dipartimento di Proprietà Intellettuale e Tecnologie dello studio legale internazionale DLA Piper. Riconosciuto da alcune delle più importanti directory legali internazionali è spesso relatore a conferenze e webinar sulle nuove tecnologie e i giochi. Ha il grande privilegio di lavorare nel settore delle tecnologie che sono la sua passione (insieme al Napoli…) e trasmette questa passione ai propri clienti immedesimandosi nel loro business.

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