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I wearable device ci rendono più intelligenti?

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Il 2015, secondo esperti e analisti, sarà l’anno dell’affermazione della tecnologia indossabile. Se il 2014 è stato il periodo con il più alto numero di lanci di device promossi dalle case produttrici, il prossimo anno la tecnologia wearable dovrebbe entrare a buon diritto nel carrello degli acquisti di molti acquirenti. Ma l’integrazione di computer sui nostri corpi e nei nostri vestiti può davvero farci sentire più intelligenti?

Se lo è domandato Rhiannon Williams, giornalista dell’anglosassone Telegraph e la risposta non sembra così semplice. Dagli smartwatch e ai device dedicati al monitoraggio delle attività fitness, dai Google Glass ai capi di vestiario intelligenti, l’interesse dei consumatori nei confronti della tecnologia indossabile nel corso degli ultimi anni è in lento aumento e crescerà ulteriormente con il rilascio con l’Apple Watch. Tuttavia mentre tutti questi gadget indossabili sono in grado di monitorare i nostri passi e la frequenza cardiaca mentre mandano messaggi o visualizzano le email, come cambia la nostra vita? Secondo una ricerca Samsung, quasi la metà delle persone, il 47%, che utilizza la tecnologia indossabile si sente più intelligente, mentre il 61% si sente più informata.

Per l’esperto di tecnologia Ben Wood di CCS Insight, “un dispositivo indossabile può certamente aiutare a sentirsi più informati. Invece di dover raggiungere il vostro smartphone è possibile vedere rapidamente chi sta chiamando o rivedere un messaggio e poi decidere se richiamare o rispondere“.
Allo stesso modo la comodità degli indumenti intelligenti, come ad esempio una giacca che vibra sulla spalla a seconda della destinazione pre-inserita, è una grande attrazione per i clienti. Ma, secondo Wood, i dispositivi con meno funzioni apparenti possono essere fonte di confusione o semplicemente inutili,  sottolinea.

Una delle maggiori sfide dei device indossabili, in particolare gli orologi intelligenti, è che sembrano costituire una soluzione per un problema da risolvere“. Ma le difficoltà nascono quando questo problema non c’è o non viene considerato come tale. “Le nostre indagini indicano che i consumatori stanno lottando per identificare uno scopo ben preciso per gli smartwatch. Al pari di un coltellino svizzero, sono capaci di un sacco di cose diverse, ma in molti casi non le usiamo in modo efficace“.

In pratica una delle questioni in campo legata a doppio nodo al potenziale successo di questi device riguarda proprio l’identità di questi oggetti: compiono molte azioni simultaneamente ma non hanno ancora trovato una loro strada personale per conquistare il cuore dei clienti e potenziare alcune attività. Poi, naturalmente, c’è un mondo di differenze tra il sentirsi più intelligenti e il sentirsi più preparati. Secondo Wood “i legati al monitoraggio della salute e del fitness hanno senz’altro il potenziale per cambiare positivamente il comportamento degli utenti” ma il dibattito sul loro contributo alla nostra intelligenza è ancora aperto.

Stefania Carulli

Stefania Carulli

Stefania Carulli è consulente per la formazione. Dal 2009 al 2013 si è occupata di master post lauream e di corsi di aggiornamento per i dipendenti della P.A. E’ dottore di ricerca in Scienze della Comunicazione alla Sapienza, Università di Roma, con una tesi sull’impatto della cultura partecipativa del web sulle dinamiche associative del volontariato organizzato.

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