La Bella Terra

Ripartire dal territorio

italia

In un editoriale pubblicato sul Corriere della Sera, Gian Antonio Stella propone questa riflessione:

L’ultimo dossier del World Economic Forum nel settore Travel & Tourism, come denuncia uno studio di Silvia Angeloni, ci rinfaccia per di più il modo in cui gestiamo le nostre ricchezze paesaggistiche: nella «sostenibilità ambientale» siamo cinquantatreesimi. Peggio ancora nell’indice «Applicazione delle norme ambientali», dove ci inabissiamo all’84º posto. Qualcuno pensa che sia furbo continuare ad aggiungere cemento e cemento da Taormina a Cortina, da Courmayeur a Santa Maria di Leuca? Ecco la risposta: i turisti internazionali ci dicono che quella roba lì non gli interessa. L’ che vogliono vedere è un’altra.
Fatto sta che, come dicevamo, nel primo Brand Index del 2005 il marchio Italia era primo assoluto. Nel 2007 quinto. Nel 2009 sesto. Nel 2011 decimo. Nel 2013 quindicesimo e nell’ultimo, 2014–2015, appunto, diciottesimo.
Vorrei partire da questo commento per proporre una riflessione su uno dei punti cardine dello sviluppo della Bella Terra: la tutela e valorizzazione del territorio.

1. L’Italia è un paese bellissimo

campagna-d-abruzzoSu questi temi si fa molta retorica, ma indubbiamente il nostro paese è ricchissimo di bellezze:

  • Il nostro paesaggio è tra i più belli e diversificati del mondo: dalla Costa Smeralda alle Dolomiti, dalle Val d’Orcia alla costiera Amalfitana, dagli arcipelaghi del Sud alle Cinque Terre, dal Sud Tirolo alle Costiera Salentina.
  • Le nostre città sono stracolme di storia, architettura e ingegneria (!). Non abbiamo solo le grandi città d’arte come Roma, Venezia o Firenze, ma anche meraviglie architettoniche, urbanistiche e archeologiche come Palmanova del Friuli, Ortigia, Pienza, Pompei e San Giminiano.
  • Il nostro territorio è custode di un immenso patrimonio artistico che si sviluppa nell’arco di migliaia di anni, dai Templi di Agrigento, alle opere dei giganti del rinascimento come Bernini, Brunelleschi, Michelangelo, e a quelle di architetti moderni come Gio Ponti e Renzo Piano.

Non c’è pezzo del nostro territorio che non contenga o ricordi qualcosa di grande e di “bello”. È la nostra fortuna, la nostra eredità, lo splendido dono che le generazioni che ci hanno preceduto ci hanno lasciato.

Purtroppo, abbiamo troppo spesso una visione stereotipata e superficiale del nostro territorio. Pensiamo che le sue bellezze rimangano tali “a costo zero” e che possano essere valorizzate semplicemente per il fatto che esistono. In realtà la bellezza non curata svanisce. Inoltre, le impietose statistiche internazionali dimostrano senza ombra di dubbio che una terra, per quanto bella sia, ha comunque bisogno di essere conosciuta al di là e oltre gli stereotipi e i fasti del passato.

Allo stesso tempo, peraltro, viviamo spesso spinte di carattere diametralmente opposto, quali una visione snobistica e “di maniera” secondo la quale tutelare e conservare vuol dire vietare qualunque forma di valorizzazione di questo immenso patrimonio. O, peggio, siamo vittime di una visione superficiale e miope secondo la quale “con la cultura non si mangia” e quindi non serve investire in arte, tutela, formazione, conoscenza. O peggio, non solo non tuteliamo e non promuoviamo, ma agiamo in modo irresponsabile danneggiando il nostro patrimonio più prezioso.

2. L’Italia è un paese devastato

Se vogliamo giudicare in modo oggettivo e spietatamente sincero la nostra situazione, dobbiamo amaramente riconoscere che, a dispetto degli incommensurabili tesori che risiedono all’interno dei nostri confini, siamo attori e testimoni impotenti o disattenti di un continuo degrado e deperimento di tutto ciò che abbiamo: territorio, città, opere d’arte. Lo si vede nel “piccolo” come nel “grande”: abbiamo un bassissimo rispetto per la “cosa pubblica”; danneggiamo le nostre città e l’arredo urbano; sporchiamo le nostre spiagge e le nostre montagne; deturpiamo i nostri monumenti, salvo scandalizzarci quando poi qualche turista ci imita, vedendo il degrado che noi stessi ci infliggiamo; non ci curiamo degli ecosistemi naturali e urbanistici; abbandoniamo al degrado opere architettoniche uniche; non siamo fedeli allo stile e la storia che ci ha creati e definiti; divoriamo il territorio costruendo spesso a casaccio e non siamo interessati o disponibili a manutere, ristrutturare, conservare e valorizzare l’esistente.

Duole dirlo, ma al di là di tante piccole realtà positive, complessivamente siamo un paese irresponsabile che sta buttando via un tesoro e una tradizione millenaria, le nostre radici, la nostra essenza e anima.

Certamente tutto ciò è anche responsabilità di amministrazioni e politici ciechi e irresponsabili. Ma dobbiamo anche riconoscere che noi per primi, come singoli, noi Italiani siamo mediamente poco attenti al nostro territorio e al nostro “tesoro”. Chi non ricorda le discariche a cielo aperto, il disastro della terra dei Fuochi, gli ecomostri, i rifiuti scaricati sulle nostre spiagge o nei nostri boschi? Non sono fatti che accadono “per caso” o “naturalmente”; nessuno obbliga alcuno a scaricare una lavatrice sulla spiaggia di Tropea come amaramente vidi quando andai su quelle splendide coste tanti anni fa: la scaricò un italiano, uno di noi, non un marziano né una amministrazione pubblica. Gli economostri non nascono solo perché qualche amministratore compiacente, corrotto o incompentente ha approvato uno sciagurato piano urbanistico, ma anche perché qualche imprenditore ha pensato bene di curare i propri affari e non l’interesse comune. Tante devastazioni piccole e grandi nascono perché cittadini, persone, singoli decidono di compiere atti incivili, egoistici o persino criminali.

In generale, i disastri piccoli e grandi che viviamo non sono “solo” o “semplicemente” l’effetto negativo generato da “chi non controlla e pulisce”: in altri paesi in primo luogo ci sono meno persone che sporcano, danneggiano e depredano. Anzi, sono molto più impegnati di noi, come singoli e non solo come istituzioni, nel difendere la “loro terra”. E noi?

Il tesoro più prezioso che abbiamo è la nostra Bella Terra, quell’intreccio unico e irripetibile di storia, arte, territorio, cultura, costumi che ci caratterizza. Come possiamo essere così ciechi da non capirlo, individualmente prima ancora che come società civile e politica? Possiamo veramente pensare che questa attenzione e cura non possa e non debba partire innanzi tutto dal nostro personale impegno quotidiano e sia invece un compito che compete a qualcun altro o in astratto “alle istituzioni”? Quando capiremo che ciascuno di noi, singolarmente, deve essere il primo custode della nostra Bella Terra?

3. Una straordinaria occasione di crescita

Peraltro, curare il nostro territorio è la prima strategia per promuovere una lungimirante e reale crescita economica.

Attrattività del territorio

italyUn “bel territorio” è innanzi tutto attrattivo. Perché mai i centri di attrazione dei giovani, delle imprese e delle startup dovrebbero essere luoghi all’estero “meno belli” e ricchi di storia e cultura? Non capiamo che innanzi tutto un territorio curato, bello, ospitale, stimolante diviene una arma straordinaria per elevare la competitività e attrattività del paese? Certamente, un bel territorio non è sufficiente (come discuterò in un prossimo articolo) a rendere il nostro paese attrattivo, ma è inequivocabilmente un asset unico e insostituibile che potremmo giocare a nostro favore. Possibile che non ce ne rendiamo conto o che sottovalutiamo una simile opportunità?

Turismo

Il turismo è una miniera d’oro trascurata e, peggio, data per scontata. Spesso pensiamo sia poco “moderno” e “alla moda” rifarci a questo settore come strumento strategico di crescita. Oppure crediamo che non ci sia da fare molto e che il Colosseo o la Laguna di Venezia siano di per se stessi i jolly che giocano a nostro favore. È una follia che ci sta facendo perdere anno dopo anno posizioni nella classifica internazionale, proprio in un momento nel quale aumenta a livello mondiale il volume complessivo dei turisti. Ed è una follia che consegna quote crescenti di PIL a economie, territori e imprese straniere, non solo nel campo dell’accoglienza in senso stretto e classico. Pensiamo per esempio alla gestione del turismo digitale che sempre più transita dai giganti del web che vivono “sfruttando” e “vendendo” loro le nostre ricchezze. Non dovremmo essere noi i maestri del turismo digitale?

Cultura

Ma dove dovrebbe aver senso studiare e valorizzare arte e cultura se non nel nostro paese? L’Italia dovrebbe essere il crogiolo di qualunque attività nel campo dell’arte, dell’architettura, del design, della musica. Dove avrebbe più senso sviluppare queste meravigliose iniziative se non da noi? E non dovremmo essere noi, i possessori di questo patrimonio culturale immenso, i più bravi nel valorizzare anche in forme moderne e digitali queste ricchezze? Chi altri dovrebbe? Possiamo accettare di cedere in outsourcing tutto questo o peggio di vederlo sminuito e dimenticato a vantaggio di altre culture e economie?

Il legame tra territorio, cibo, bellezza, arte, umanesimo e cura della persona

In quale paese esiste un legame così unico e distintivo tra territorio, cibo, bellezza, arte e umanesimo? Dove ciò si lega in modo così forte e autorevole con la cura della persona e la medicina moderna? L’Italia dovrebbe essere un luogo “da sogno”, dove chiunque dovrebbe voler venire per curarsi “nel corpo e nello spirito”. Siamo il paese della bellezza e dello “star bene” nel senso più nobile e maturo del termine, e non soltanto per stereotipi che sono stati associati in modo spesso irridente e sarcastico al nostro “bel paese” nel corso degli anni.

Tecnologie per la tutela e la valorizzazione

italiaIl nostro paese è stato ed è spesso perseguitato da eventi naturali che colpiscono un territorio complesso e delicato. Non dovremmo essere quindi noi il luogo privilegiato per sviluppare le tecnologie e i metodi più moderni per la protezione e la valorizzazione dei territori? Chi più di noi potrebbe vantare di essere “coloro che tutelano e proteggono la più Bella Terra del mondo”? Quale migliore biglietto da visita per imprese e tecnologie italiane a servizio della qualità dei territori, ovunque nel mondo ci sia bisogno di rimediare ai danni provocati dal tempo, dalla natura e dall’uomo?

È incredibile quante siano le opportunità che potrebbero nascere se fossimo capaci di proteggere e tutelare il nostro territorio, la nostra Bella Terra. Come possiamo essere così ciechi da non accorgercene o dal non far nulla, accecati da piccoli interessi di bottega o da superficialità e disattenzione?

4. Lo snodo essenziale siamo noi

La valorizzazione e la tutela del nostro territorio passano certamente da una azione politica e amministrativa illuminata e lungimirante. Ma è indubbio che proprio su questi temi si misura anche la civiltà e maturità di un popolo e di una nazione. Non esiste legge che possa imporre la virtù o vincolare i cittadini a rispettare e valorizzare il proprio territorio. È un impegno innanzi tutto personale che deve innervare e animare ciascuno di noi, ciascun cittadino della Bella Terra.

Alfonso Fuggetta

Dopo la laurea presso il Politecnico di Milano nel 1982, ha lavorato per una società di consulenza software dal 1980 al 1988, quando entra, come ricercatore senior, in CEFRIEL, azienda che promuove e sostiene l’innovazione nelle imprese e le amministrazioni pubbliche.
Professore associato presso il Politecnico di Milano, viene promosso a professore ordinario e, dopo aver ricoperto i ruoli di Vicedirettore e di Direttore Scientifico presso il CEFRIEL, nel 2005 ne viene nominato amministratore delegato.

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