Interviste

Io non voglio fare una startup, voglio fare un’azienda: l’intervista a Riccardo Ocleppo

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Io non voglio fare una startup, voglio fare un’azienda. Ha le idee chiare , giovanissimo ingegnere-imprenditore fondatore di Docsity, piattaforma sociale didattica dedicata a studenti di fine liceo, universitari e impegnati in curricula di formazione post laurea, recentemente premiata con il Next Generation Award 2014 a Dubai. Nulla contro le startup, ovviamente, ma una considerazione pratica:

In Italia, anche tra i giovani, la startup, specialmente legata al mondo del web, è percepita come una moda: è vista come una schedina del superenalotto, con la differenza che forse è più probabile avere successo con la lotteria che aprendo una startup. I ragazzi, oggi, vogliono lavorare online pensando che sia più facile che lavorare altrove, e puntano subito al guadagno. Non capiscono, ancora, che anche dietro una semplicissima app ci sono tanto lavoro e tanta competenza.”

E da queste non si scappa. Ocleppo lo ha capito sin dall’inizio quando ha puntato a creare un team di persone giovani e altamente competenti con cui condividere l’avventura di . Non è stato facile ma alla fine, grazie alla competenza e all’impegno di due ragazzi di 25 anni attorno a cui è stato poi costruito l’intero team, il progetto è decollato sino a raggiungere la dimensione odierna. nasce nel 2010 da un’idea di Ocleppo studente, per rispondere all’esigenza di avere un sito dedicato dove scambiarsi gli appunti. Nato in modalità peer to peer, col tempo “abbiamo aggiunto funzionalità e opportunità di condivisione, domande, video, notizie, e interconnesso l’esperienza di utilizzo un social e siamo arrivati ad oggi.Un sito che piace molto all’Italia e all’estero, con il 60% del traffico che arriva dalla Spagna, Sudamerica e Stati uniti. “lo scorso giugno sono stati toccati i 2 milioni e mezzo di contatti, con circa 1.500 nuovi iscritti al giorno, di cui 1/3 dall’estero. E da un mese a questa parte siamo cresciuti tanti, soprattutto dopo il recentissimo lancio del nuovo sito, più responsive e performante dell’altro, che riesce a convertire meglio le visite in utenti.”

Tutto rose e fiori? Ovviamente no. Il successo è arrivato per gradi, dopo aver superato tanti piccoli ostacoli come, ad esempio, la selezione di personale qualificato. “E’ stato molto difficile trovare programmatori italiani con determinate competenze di programmazione: di ragazzi freschi di università che sapessero programmare un’app, non ce ne sono così tanti” spiega Ocleppo. Gli insegnamenti universitari, in questo senso, sono spesso obsoleti rispetto a un mercato che corre velocemente ed è in continuo mutamento.

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Il team di DocSity

E poi la questione contrattuale: nelle startup c’è bisogno di agilità: capita di assumere un determinato profilo professionale che dopo un certo periodo potrebbe non servire più ma in Italia non è facile affrontare questa realtà. “Le startup corrono veloci e cambiano velocemente e ciò vuol dire che anche il sistema che le ruota intorno, e il mercato del lavoro ad esso connesso, dovrebbe essere altrettanto agile e reattivo.” Purtroppo, al momento, non è così. Altro problema strutturale non da poco: in Italia non mancano le competenze ma “manca accesso ai mercati esteri che oggi vuol dire accesso al credito, mancano vere opportunità di business e di messa a rendita di ciò che si è costruito.”

Un problema, quest’ultimo, che per Docsity ha rappresentato la spinta verso la grande novità di Doc4sale, ovvero quella di consentire agli utenti di avere opportunità di guadagno. “Doc4Sale è la piattaforma dove gli utenti che hanno i contenuti migliori possono venderli. L’idea risponde, anche in questo caso, a un’evidenza chiara: non tutti desiderano condividere gratis il loro lavoro come su DocSity. Allora perché non offrire a queste persone la possibilità di guadagnare? Detto, fatto: Doc4sale è una piattaforma di e-commerce con più di 4.000 mila persone, inclusi molti docenti, che vendono circa 10.000 documenti e fanno soldi” spiega Ocleppo.

E torniamo così all’inizio, a quell’affermazione manifesto de: “Io non voglio fare una startup, voglio fare un’azienda”. L’idea di Ocleppo, nata per soddisfare un bisogno, con un approccio che si è rivelato il “miglior business plan possibile”,  ha attirato l’utenza e, con essa, la massa critica di visibilità con cui iniziare a crescere e monetizzare. Adesso viene il bello: “Adesso, insieme, stiamo costruendo l’idea dell’azienda.”

 

 

 

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