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Verizon: nostri investimenti indipendenti dalla Net Neutrality

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Il secondo operatore americano telco,Verizon, in contrasto con le recenti proteste da parte delle società americane sul nodo dell’internet a due velocità, prende le distanze dai competitor e conferma la sua politica di investimenti. Anche se fossero applicate norme molto rigide per la salvaguardia della , non ridimensionerebbe i suoi investimenti in nuove reti, manterrà gli stessi tassi d’investimento indipendentemente dal cambiamento o meno della normativa sulla .

Nella conference call tenutasi martedì, il direttore finanziario e vice presidente di Verizon, Francis J. Shammo ha parlato direttamente agli azionisti dando rassicurazioni sul futuro della compagnia. “ Per essere chiari sulla questione della net neutrality, sicuramente non influenzerà il modo in cui investiamo. Intendo dire che continueremo a investire nelle nostre reti, nelle piattaforme sia Wireless sia Wireline FiOS e ovunque ce ne sarà bisogno. Siamo una società altamente regolamentata e sappiamo come funzionano i giochi”, dice il direttore finanziario.

Rimane quindi da attendere la decisione della FCC sul tema che sta tenendo sulle spine non solo Verizon ma anche la prima tlc a stelle e strisce, la AT&T, che, in contrasto con le richieste di Obama, aveva annunciato la sospensione del piano di installazione di una rete a fibra ottica in 100 città americane.

Sono ancora molti i dubbi legati all’attuazione dell’articolo II del Communications Act nei riguardi delle compagnie di telecomunicazioni. Da una parte, il settore della banda larga teme ripercussioni negative dal punto di vista strettamente economico; dall’altra, c’è il timore che un l’applicazione di norme più severe possa abbassare la qualità del servizio, lasciando i consumatori americani in un limbo di scarsa performance di rete.

Inoltre gli oppositori della legge hanno detto che una tale mossa potrebbe soffocare gli investimenti da parte delle imprese. Proprio questa settimana, infatti, un gruppo di grandi aziende di telecomunicazione, tra cui Cisco Systems, IBM e Intel, hanno scritto alla FCC sollecitando a non adottare la classificazione del titolo II.

 

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