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Etno: in Europa il settore tlc torna a crescere, buone previsioni per 2016

Tlc

Il settore delle per la prima volta dall’inizio della crisi, dopo il continuo declino dei ricavi dal 2009 a oggi, torna a registrare previsioni di crescita dell’1% nel 2016. È quanto emerge dal rapporto annuale di , l’associazione degli operatori europei.

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Fonte Etno.

Se ci sarà rapidamente la svolta con un nuovo pacchetto di proposte legislative entro i prossimi sei mesi – è il messaggio che lancia il presidente di Etno Luigi Gambardella – i privati potrebbero liberare 80 miliardi di euro di investimenti, pari da soli a oltre un quarto di quelli previsti dal Piano Juncker. Dal 2009, quando il settore ha segnato rosso per la prima volta perdendo il 2,5%, il declino è stato costante sino al picco del -4,0% del 2013. Il trend ora sembra però cominciare ad invertirsi: calo del -1,8% nel 2014, con un ulteriore ammorbidimento sino al +1% del 2016. Il motore della crescita è la banda larga: per la prima volta a fine 2014 il numero di abbonamenti avrà superato quello alle linee fisse tradizionali.

A restare preoccupante è il dato sugli investimenti, dove il gap con gli Usa si fa sempre più profondo. Nel 2013 gli operatori tlc americani hanno aumentato i loro investimenti del 5,7% contro un nuovo declino dello 0,4% da parte delle compagnie europee. Di questi ultimi, la maggior parte (59%, pari a 27,8 mld) viene dagli operatori tradizionali che fanno parte di Etno, come Telefonica, Deutsche Telekom e Telecom Italia, che viene spesa soprattutto in reti fisse (16,3 mld) e mobili (11,4 mld).

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Fonte Etno

“Il momento delle riforme è ora“, ha avvertito Gambardella. Il settore punta molto sull’esecutivo Juncker, che ha fatto – almeno a parole – del mercato unico digitale la sua priorità. “Se Juncker farà quel che ha promesso, il settore può liberare facilmente, secondo lo studio di alcuni istituti di credito, 80 miliardi d’investimenti”, ha affermato il presidente di Etno, che per questo si aspetta “nuove misure entro i prossimi sei mesi“. Spetta a Bruxelles decidere come muoversi, ma dato lo stallo in cui si trova il pacchetto Kroes, bloccato dai 28 per le divergenze su roaming e net neutrality, “potrebbe essere più facile abbandonarlo e presentarne uno nuovo complessivo che inglobi anche questi due elementi”. Altrimenti, ha continuato Gambardella, “c’è il rischio di trascinarsi troppo per le lunghe“. In ogni caso, quel che gli operatori chiedono per tornare a investire, è rivedere le regole facendo chiarezza in particolare su diritto d’accesso, spettro, uguale terreno di gioco con chi fornisce i servizi internet e una nuova politica della concorrenza per permettere al settore di consolidarsi.

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