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Smart city: esistono davvero?

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Un recente report del Politecnico di Milano, dal titolo “L’internet Of Things Per La Smart City: Modelli Di Business E Driver Di Valore”, rileva in maniera analitica ed articolata come le principali criticità rilevabili attorno al tema smart city siano:

  • i modelli di governo delle città e delle iniziative internet of things per le smart city
  • gli strumenti e le fonti di finanziamento.

Per quanto riguarda la prima criticità rilevata, anche in Italia vi è una tendenza a non considerare più le singole iniziative e/o progetti smart city come silos impermeabili, ma al contrario le città sembra stiano lavorando “per porre le condizioni abilitanti (tecnologiche, economiche ed organizzative) per uno sviluppo strutturato delle varie attività progettuali in logica smart” e per trovare sinergie tra loro (si veda l’esempio di Milano, Torino, Genova).

Un altro nodo critico verso la progettazione e lo sviluppo di progetti smart city a forte caratterizzazione IoT è rappresentato dalla natura degli strumenti e delle fonti di finanziamento. In Italia circa 1/3 dei progetti Smart City si basano su fondi pubblici (H2020, FESR, COSME, etc) e gli ambiti maggiormente finanziati sono in ambito mobility, environment, energy e security.

Più difficile appare invece attivare schemi PPP (partnership pubblico private) che faticano a trovare attuazione ed implementazione in mancanza di adeguati modelli di business (ad eccezione di settori come la raccolta rifiuti, illuminazione intelligente, etc).
In particolare le municipalità italiane sembra trovino enorme difficoltà ad individuare i driver di valore necessari per attivare un ecosistema che attivi nuove forme di finanziamento, tra questi i più importanti sembrano essere benefici di efficacia ed efficienza (aumento smartness servizi e modelli di sostenibilità) e benefici di efficienza operativa (riduzione costi di manutenzione, produttività patrimonio). Altrettanto difficile in Italia è attivare iniziative progettuali sulle Smart City grazie alla finanza privata (soprattutto a causa di un contesto normativo e giudiziario ostile) e al finanziamento delle municipalizzate.

SMNeanche dall’ultima edizione dello Smart City Expo World Congress, tenutosi a Barcellona dal 18 al 20 novembre, su questi temi vi sono state grandi innovazioni e novità. L’edizione, che ha visto intervenire più di 400 città, oltre 200 compagnie che si occupano di innovazione nei contesti urbani e circa 10.000 visitatori, ha premiato TelAviv per l’impegno nell’affermazione del concetto di cittadinanza digitale (più di 100.000 cittadini con carta per servizi digitali), per la progettualità sull’innovazione sociale e per la nascita di un mercato di servizi e applicazioni per cittadini e aziende.

L’Expo Congress sulle Smart City è sembrato un assemblato di tecnologie e di dimostratori sui temi della mobilità, della gestione del rischio nei contesti urbani e sulla dimensione dell’e-government più ampia possibile. Poco o nulla, sia nella parte expositor sia nella parte congressuale, che riguardi nuovi modelli di governance dei servizi pubblici locali, innovative forme di finanziamento delle iniziative smart, efficaci politiche di digital literacy della popolazione, etc

La sensazione finale è che la smart city rischi di essere un’occasione per i grandi player ICT ma poco o nulla di utile, almeno per il momento, per cittadini e comunità.

 

 

 

Valentino Moretto

Valentino Moretto

Valentino Moretto è laureato in Ingegneria Gestionale ed è capo Ricerca e Innovazione di beMINT. Consulente esterno della rete di farmacie Farm@net (tra le prime reti di farmacie in Italia).
Ha lavorato presso il Distretto Tecnologico Pugliese “Dhitech Scarl”, sulla pianificazione e progettazione di servizi innovativi per le smart city. Membro del Living Lab “Puglia Smart Lab” (facente parte rete europea ENOLL).
Ha pubblicato ed è stato relatore di numerosi contributi riguardanti il mondo delle smart city e l’efficientamento della PA.

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