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Google Glass: la rivoluzione si è fermata?

Brian Ho

Momento critico per i Google Glass. Il rivoluzionario device lanciato dalla casa di Mountain View, tra inedite sperimentazioni degli utenti e annunci entusiastici globali, sembra non passare un bel periodo.

Sul fronte delle vendite al dettaglio, i negozi Basecamp incaricati della vendita dei Glass sono in procinto di chiudere. Gli unici quattro posti al mondo dove la gente poteva comprare i Glass, a Los Angeles, San Francisco, New York, e Londra, caratterizzati da un design futuristico e da una proposta di acquisto sicuramente innovativa, potrebbero non arrivare al giro di boa del 2015. La notizia della chiusura dei negozi , infatti, secondo quanto riporta la testata online 9to5, sarebbe un chiaro segnale che forse la rivoluzione degli occhiali intelligenti dovrà aspettare ancora un po’.
Stando ad un post di uno degli sviluppatori dei pubblicato su Google+, l’azienda non ha più bisogno dei negozi fisici perché molte persone stanno comprando il prodotto direttamente  on-line.
Ma le motivazioni potrebbero essere diverse. La chiusura degli store arriva, non a caso, dopo un momento non troppo felice per i Google Glass. Alcuni tra i principali sviluppatori, tra cui Twitter hanno smesso di sostenere le loro applicazioni per gli occhiali intelligenti mentre Reuters ha riferito di recente che diverse aziende che hanno adottato i Google Glass hanno perso interesse per il dispositivo dopo poco tempo.

Brian HoEppure il lancio dei Google Glass era iniziato sotto i migliori auspici. Dopo due anni di investimenti milionari e ricerche di alto profilo, il gadget che prometteva di trasformare un semplice paio di occhiali in un oggetto da spy movie sembra non aver conquistato il cuore del pubblico. Meglio è andata al campo medico che si è rivelato quello più promettente e redditizio: gli occhiali sono già in uso in 19 ospedali degli Stati Uniti e nel prossimo anno più di 100 strutture ospedaliere li adotteranno come presidio diagnostico. Anche la pubblica sicurezza ha iniziato a beneficiare dei servizi offerti dal dispositivo, con risultati positivi sia sul fronte della gestione del traffico sia nel campo della ricerca di criminali.

Le criticità

Allora cosa può avere innescato la presunta crisi? Colpa del prezzo? Secondo gli analisti di certo il fattore economico non ha aiutato la diffusione del prodotto. Con un costo di 1500 dollari per la versione di prova, Google, almeno nelle sue prime mosse, non ha puntato al mass market e ha preferito lavorare su settori professionali specializzati, maggiormente redditizi ma lontani dal corteggiare una larga fetta di consumatori.

Oltre a questo però c’è di più, ovvero la questione delle applicazioni. Molti dei produttori di applicazioni hanno smesso di lavorare sul progetto, a detta della Reuters, soprattutto a causa della mancanza di clienti o delle limitazioni del dispositivo mentre altri hanno abbandonato il settore consumer per dedicarsi al campo delle app per il settore business. In più il fatto di avere la concorrenza di numerosi dispositivi indossabili sul mercato ha condotto molti sviluppatori a concentrare le proprie risorse su altri progetti.

È pur vero che molti dei grandi sviluppatori sono rimasti nello store ufficiale di Google, come Facebook, OpenTable e quasi altre 100 applicazioni ma la defezione di uno dei principali attori del mercato, come Twitter, fa riflettere. L’applicazione ufficiale del sito di microblogging, difatti, è stata rimossa e gli utenti che hanno cancellato Twitter dai Google Glass non hanno la possibilità di reinstallarlo, lasciando una parte dei propri clienti privi di uno dei servizi più gettonati.
Senza contare la chiusura del sito del consorzio di finanziamento dedicato ai Google Glass creato da Google Ventures e da due dei maggiori venture capitalist della Silicon Valley, Kleiner Perkins Caufield & Byers e Andreessen Horowitz.

Insomma, la tanto attesa rivoluzione si sta infrangendo contro le leggi di mercato e problemi organizzativi. Riuscirà il colosso dei motori di ricerca a superare l’impasse e a farci vedere il futuro con occhi nuovi?

Stefania Carulli

Stefania Carulli

Stefania Carulli è consulente per la formazione. Dal 2009 al 2013 si è occupata di master post lauream e di corsi di aggiornamento per i dipendenti della P.A. E’ dottore di ricerca in Scienze della Comunicazione alla Sapienza, Università di Roma, con una tesi sull’impatto della cultura partecipativa del web sulle dinamiche associative del volontariato organizzato.

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