Appunti sull’Agenda (Digitale)

Elegia del fare. 7: La Basilicata

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. O, più comunemente (come dice Wikipedia), Lucania.

Almeno la metà degli abitanti delle regioni settentrionali, se chiedete loro di dirvi da quanti mari è bagnata la Basilicata, vi risponderanno “uno” o “nessuno”. Perché la Basilicata è così: la conosciamo poco, forse anche i lucani per decenni hanno fatto davvero poco per farsi conoscere.
E così l’italiano medio si immagina una Basilicata fatta esclusivamente di Matera e dei suoi sassi e di “Amaro Lucano”. Quello del “cosa lucaniavuoi di più dalla vita”.
Sappiamo più o meno tutti che  la cantante Arisa e l’attore Rocco Papaleo sono lucani. Ma alzi la mano chi davvero (senza barare) si ricorda dove morì Pitagora, oppure chi sa di quale parte della Penisola era originaria la madre di Vivaldi. (Le risposte esatte sono: Metaponto e Pomarico).
E il digitale? Come sono messi, i lucani, rispetto ai mitici KPI dell’Agenda Digitale Europea?
Piuttosto male, purtroppo, secondo l’ISTAT: il 54% dei lucani non fa nessun uso di Internet, nessuna famiglia ha accesso in Fast Broadband, solamente il 3% delle imprese ha attivato iniziative di e-commerce.
A scuola le cose non vanno meglio: soltanto il 13% delle aule hanno una connessione Wi-Fi.
E così via.

Ma siccome fortunatamente a tutto c’è un limite, la Regione ha avviato un piano di agenda digitale decisamente ambizioso e cominciano già a vedersi i primi risultati tangibili: iniziative per la copertura broadband dell’intero territorio regionale (30 Mbps minimi per le zone maggiormente popolate), un Data Center regionale capace di erogare servizi cloud a tutte le amministrazioni locali, una piattaforma per le prenotazioni e i pagamenti online in Sanità, eccetera.
Nel Netics Ranking delle regioni italiane per l’e-Health, la Basilicata ha compiuto un vero e proprio miracolo recuperando ben 8 posizioni in classifica e piazzandosi quinta nel 2014 dietro alle “storiche” regioni leader del Nord (Emilia-Romagna, Provincia Autonoma di Trento, Lombardia) e alla Sardegna.
E sono soddisfazioni, viene da dire.
Anche perché il grande lavoro fatto in Basilicata non si è accompagnato da quel cicaleccio standard che da anni caratterizza i megaprogetti di digitalizzazione dove le slides e il catering al convegno di presentazione sono tutto e l’importante è che l’Assessore di turno ne venga fuori bene.

Ingrediente principale, ça va sans dire, è il commitment espresso ai massimi livelli: “ci ha messo la faccia”, come si suol dire, il Governatore Pittella in persona. E le cose succedono, quando partono benedette dall’alto; e i soldi si trovano.
Ma l’intelligenza attira l’intelligenza, la competenza attira le competenze: e così oggi 24 novembre arriva #GoOnBas. 131 eventi (tanti quanti sono i comuni lucani) nell’arco di 14 ore. Decine e decine di esperti provenienti da tutta Italia, neanche la più pallida somiglianza col solito convegno autoreferenziale a programma standard “convegno-tartine-stand degli sponsor”.
Il format è quello già avviato a maggio in Friuli Venezia Giulia: dispiegamento di idee, contaminazione fra mondi diversi, orientamento al “Fare”. Obiettivo: “Basilicata Full Digital”. Partendo dalle scuole, dagli anziani, dalla gente comune.
La pubblica amministrazione, in tutto ciò, riveste un ruolo assolutamente centrale: la piattaforma abilitante. Dove “piattaforma”, attenzione, non si riferisce a qualcosa di tecnologico. Rappresenta la “rampa di lancio”, l’energia che si libera per dare la stura a decine di programmi concreti.

Government as a Platform, niente più di questo.

 connectE il contributo di quelle grandi aziende, a partire da Cisco e HP, che hanno capito con un considerevole anticipo che la vera domanda di tecnologia non può che partire da iniziative “nazional-popolari” come GoOn. Il resto sono chiacchiere negli stand, con sottofondo di “incontro periodico per parlarsi addosso”.
Basta guardare gli ultimi 15 anni di dati del mercato IT in Italia, per capirlo: non sono serviti praticamente a nulla le centinaia di milioni stanziate nei diversi piani nazionali di e-government, né le decine di kermesse fieristico-congressuali succedutesi nel tempo.
Abbiamo sognato imprese e cittadini che correvano trafelati a comprarsi PC e lettori di smart-card, sportelli unici che non sono di fatto mai partiti sino a quando (come era evidente sin dal primo istante) il sistema camerale ha fatto quello che doveva fare vent’anni prima creando una piattaforma davvero unica, eccetera.
Abbiamo cavalcato l’hype per 15 anni, basandoci sul mitico teorema del pusher: spingiamo l’utilizzo, il mercato reagirà.
Peccato: era la risposta sbagliata.

Grazie a GoOn (Friuli Venezia Giulia e Basilicata per ora, ma l’onda è partita e non si fermerà di certo a due sole Regioni) si dà finalmente vita a qualcosa di davvero capace a generare domanda, la quale a sua volta si trasforma in business per i vendor.
E pazienza se nei salotti snob si arricciano nasi e si inorridisce etichettando queste iniziative come nazional-popolari.
Se volete vendere dischi, dovete andare a Sanremo e dalla Maria De Filippi.

Pull. Domanda che traina l’offerta.

E’ facile, non credete?

 

 

Paolo Colli Franzone

Paolo Colli Franzone

Fondatore e direttore di Netics, uno tra i principali osservatori del mercato ICT specifico per la pubblica amministrazione e la sanità italiana.
Esperto di marketing strategico, collabora con alcuni tra i principali vendor IT nazionali e internazionali in qualità di advisor per il Public Sector.
E’ anche coordinatore del think tank “NextCityLife”, focalizzato sul tema delle Smart Cities & Communities.

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