#EpicFail

Bill Cosby e il suo meme: no, dai…

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È un periodo complicato per : da un paio di settimane sulla testa del “signor Robinson” sono tornate a piovere accuse pesantissime da parte di ex-modelle e attrici, che lo hanno denunciato per le violenze sessuali che avrebbero subito dall’attore quando erano molto giovani e all’inizio delle rispettive carriere. I presunti abusi sarebbero avvenuti a partire dalla fine degli anni Settanta estendendosi, raccontano le varie vittime, per un arco di oltre trent’anni.

Non è la prima volta che questa storia finisce per colonizzare le prime pagine dei giornali: e la gravità delle accuse pare quasi ingigantita dal fatto che riguardano un personaggio popolarissimo in tutto il mondo, che per anni ha interpretato il ruolo di un padre di famiglia amorevole e attento. Nonostante la gravità delle accuse che gli sono state rivolte, Cosby si è sempre rifiutato di dire anche solo una parola a riguardo.  L’attore non è mai nemmeno stato formalmente accusato e la situazione non sembra essere destinata ad arrivare a una svolta in tempi brevi.

Un silenzio, quello di Cosby, che non fa che aumentare il clamore mediatico ogni volta che una nuova presunta vittima esce allo scoperto per dichiarare di aver subito gli abusi. E l’equazione si fa perfetta: accuse di violenza sessuale da parte di quattordici donne + ostinato no comment da parte dell’accusato = interesse stellare da parte della gente.

Il clima attorno a Cosby, quindi, è piuttosto esplosivo. Ed è in questo quadro che, al social media team dell’attore, viene in mente un’idea veramente (rischiosa? assurda? del cavolo?) e si inventa di organizzare una specie di gioco: invitare i fan del signor Robinson a farlo diventare un meme. Con tanto di foto pronte da usare, un hashtag (#CosbyMeme) e addirittura un invito diretto: “forza, fatemi diventare un meme!”

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L’invito è stato lanciato di lunedì mattina, forse pensando di “rallegrare” l’inizio di una settimana autunnale. E qualcuno, infatti, si è divertito. Ma non il social media team di Bill Cosby.

Un meme, ormai lo sappiamo tutti, è “un tormentone” legato a una particolare immagine, personaggio o episodio che si propaga per il web velocemente, e in mille declinazioni differenti. Di solito nasce spontaneamente, dal basso, dall’iniziativa degli utenti che rimangono colpiti da un particolare legato a un evento di attualità, cronaca o comunque un fatto di particolare rilievo: si prende “quel pezzettino”, lo si estrapola dal contesto e questo comincia a vivere una vita propria fino a che non esaurisce la propria spinta propulsiva.

E cosa c’è di meglio di un’accusa multipla di violenza sessuale appioppata a uno dei “papà” più famosi della televisione per costruirci sopra un meme, visto che qualcuno ti ha addirittura chiesto di farlo?

BuzzFeed ha raccolto qualche esempio:

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[“14 accuse di stupro?! Zipzopzubittybop!” – Oh, cavolo, queste cose mi stanno cambiando la giornata! #CosbyMeme]

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[“Quella sensazione che hai dall’essere lo stupratore seriale più amato d’America” – Stai attento a quello che chiedi. #CosbyMeme]

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[“Quando ti rendi conto di avere abbastanza soldi per ridurre al silenzio le vittime” – Potrei farlo per tutto il giorno. #CosbyMeme #cosbymeme]

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[Addio, carriera. Il social media team ha detto che sarebbe stato divertente.]

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[“Qualcuno ha pensato veramente che #CosbyMeme fosse una buona idea?”]

No, non è stata per niente una buona idea. E chiunque ne sia il fautore ha peccato di un’ingenuità imperdonabile: cercare di rafforzare, attraverso la risposta degli utenti, l’immagine positiva di un personaggio che proprio in quel momento era travolto da uno scandalo particolarmente odioso.

Come è già successo anche in altre occasioni, #CosbyMeme ha dimostrato ancora una volta che per quanto un personaggio possa essere popolare e apprezzato, non sempre lavorare sull’engagement degli utenti può portare risultati positivi, soprattutto quando sul personaggio in questione grava già un sentiment negativo.

Questo succede per la famosa legge del “i tuoi follower non sono tuoi amici” e, soprattutto, perché quando si chiede agli utenti di partecipare a un’azione collettiva, non si possono  escludere dal gioco anche coloro che non sono propriamente animati “da buone intenzioni”.

Fermo restando che il web è concorde sull’immagine di un personaggio famoso solo quando questo è ormai passato a miglior vita, sulla disavventura di #CosbyMeme resta una domanda: quale social media manager può aver pensato che sarebbe potuta andata diversamente?

Lesson Learned: Quando un brand o un personaggio è al centro di una crisi che lo coinvolge in prima persona, è meglio serrare i ranghi sui social media ed evitare di “stuzzicare” gli utenti. Che quasi sicuramente risponderanno in modo che si rivelerà dannoso per l’immagine che si cerca di cerca di difendere. 

Valentina Spotti

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta: ci rimane male perché si immaginava chissà cosa. Poi vennero i blog, YouTube e i social network, e nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione. Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

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