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#IoE e FastIT: con Gianmatteo Manghi per parlare di nuovi paradigmi e modelli

IOT

Gianmatteo Manghi è il Responsabile del mercato enterprise e PA di in Italia.

Facilitare la business transformation delle imprese migliorandone la produttività, reattività e competitività: se già le tecnologie erano centrali nel raggiungimento di questi obiettivi, l’Internet of Everything () sposta in alto l’asticella e le rende indispensabili, soprattutto se consideriamo il livello di altissima complessità, infrastrutturale e di sistemi, cui si va in contro con l’.

Basta un dato, secondo Gianmatteo Manghi Responsabile del mercato enterprise e PA di Cisco in Italia intervistato da TechEconomy “oggi i dispositivi connessi sono 13 miliardi ma Cisco ne attende 50 nel 2020. Una connettività così diffusa determinerà un’enorme trasformazione a livello economico, sociale e tecnologico e, soprattutto, determinerà una maggiore complessità nella progettazione e gestione delle infrastrutture, dei sistemi e delle reti.” Una sfida non da poco che preoccupa le imprese e che, per essere affrontata, necessita di un modello operativo diverso che risponda alla esigenza di progettazione e gestione delle reti IT, in imprese grandi e piccole, all’interno di un contesto così complesso. In Cisco tale modello lo chiamiamo FAST IT e si poggia su tre pilastri:

  1. semplificare ed integrare le infrastrutture: le infrastrutture devono essere flessibili e il più possibili automatizzate per rispondere ai cambiamenti di configurazione, efficienti e programmabili in base alle esigenze di business. Il cloud è uno di questi elementi che dà velocità a fast it.
  1. portare intelligenza fino ai confini della rete: non basta elaborare i dati, è necessario far si che i sistemi intelligenti arrivino ovunque, anche al limitare delle reti. “Pensiamo all’energia elettrica: se sulla rete si crea un problema, essa deve essere in grado di elaborare i dati che riceve dai sensori e trasformarli in informazioni che permettano di agire e prendere decisioni tempestive”
  1. garantire sicurezza in modo pervasivo: la sicurezza deve essere parte integrante della rete, in modo che abbia funzionalità di protezione prima di un eventuale attacco, durante per isolare il fenomeno, dopo l’attacco per verificare risorse di rete e device se sono in grado di rientrare in servizio.

Le aziende come si stanno muovendo?  “Certamente – risponde Manghi – i CIO stanno comprendendo sempre più quanto sia importante la possibilità di risparmiare dal 20 al 25% sui costi operativi, i più rilevanti per l’IT in azienda.” E il processo di semplificazione richiamato dal Fast IT abilita questo risparmio. Ma non solo: “si riescono a governare meglio anche gli obiettivi di efficienza, affidabilità e a rispondere più efficacemente alle mutevoli esigenze del business.” Per l’Italia si pensi a Guess, uno dei brand di abbigliamento più conosciuti al mondo: negli ultimi tre anni è stata oggetto di una ristrutturazione dell’architettura del Data Center poiché aveva la necessità di dotare l’azienda di una piattaforma tecnologica adeguata per favorire la fase di transizione verso una dimensione enterprise. “Con Cisco e con soluzioni specifiche, l’azienda è riuscita a raggiungere l’obiettivo: senza il rinnovamento infrastrutturale la risposta a tale crescita aziendale non sarebbe stata così pronta, probabilmente anche a scapito del business stesso, e non ci sarebbe stato possibile fornire risposte adeguate alle necessità delle nuove dimensioni aziendali, spiegano da Guess.

Ciò dimostra che il modo di fare business nelle imprese sta profondamente cambiando e l’innovazione flessibile e fast è centrale: c’è chi adotta soluzioni di collaboration come ha fatto Pirelli che, con Cisco, ha realizzato un sistema di telepresence che permette ai lavoratori di entrare in contatto in modo innovativo ovunque, sempre e con qualunque dispositivo, con ricadute positive in termini di efficienza del lavoro. E chi all’estero, come la Dundee Precious Metals, società di estrazione mineraria, che ha saputo valorizzare al meglio le connessioni tra le persone, processi, dati e cose permettendo alla compagnia di raggiungere un aumento del 30% della produttività usando le tecnologie: reti wireless, sistemi RFID, mappe 3D e sistemi di collaboration.

Insomma, quando il business vuole rinnovarsi, sempre più spesso è la tecnologia che diventa lo strumento attraverso cui supportare il cambiamento.

E le prospettive sono buone anche per il futuro e per l’Italia: “Se guardiamo il rapporto Assinform – analizza Manghi – ci sono fenomeni interessanti su IoE e FastIT. Gli investimenti sul cloud, il cuore del Fast IT, sono cresciuti del 32%: è un segnale di come le imprese stiano comprendendo che questo modello di erogazione ha vantaggi importanti. I comparti che investono di più sono le banche e le assicurazioni, che aumentano gli investimenti in IT del 3%, preceduti solo dalle telco e le utility con oltre il 4%.” Il dato sulle banche non è inatteso: “Le agenzie sul territorio restano ovviamente una risorsa importante per le banche, anche per il rapporto di fiducia che c’è tra clienti e personale di agenzia. Per le banche, la sfida dell’IoE, che non dimentichiamolo, è anche persone, è coniugare le attività online con la valorizzazione della rete sul territorio per cambiare modello di business. Qui la tecnologia avrà un ruolo chiave”.

Nel complesso per le aziende italiane la strada è ancora lunga anche se i segnali sono incoraggianti: “ci sono già imprese capaci e attive ma al momento la maggior parte è rappresentata da aziende grandi che hanno forse maggior coraggio e forza di investire. Per le piccole e medie imprese, invece, pur rappresentando oltre la metà del PIL italiano, la domanda di ICT è pari al 25% del totale: bisogna agire con informazione e formazione e tutti devono fare la loro parte, imprese, associazioni industriali e anche mezzi di comunicazione”. Senza dimenticare l’importanza del settore pubblico. “Le reti a banda larga, fisse e mobili, così come i servizi digitali, sono abilitatori e danno certamente più opportunità alle imprese di settore, grandi e piccole che siano” conclude Manghi.

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