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Londra non è il paese dei balocchi

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è sempre più la città nella quale gli italiani vengono in cerca di fortuna.

Il recente rapporto della fondazione Migrantes ha infatti messo in evidenza come proprio il Regno Unito sia la metà preferita dagli Italiani in fuga, con un +71% di iscritte all’AIRE nel 2013 rispetto all’anno precedente. Si tratta di quasi 13mila italiani in più registrati all’anagrafe. Dato che non tiene conto di tutto quel sottobosco che non si iscrive al registro dei residenti all’estero, vuoi perché di passaggio, vuoi perché smemorati o vuoi perché non vogliono perdere i vantaggi dell’essere residenti in Italia.

Moltissimi sono gli aspiranti imprenditori ed è cosi che Londra si popola anche di Start Up italiane, spuntano eventi dedicati a celebrare l’imprenditoria italiana. Difficile è reperire un dato affidabile riguardo al numero di italiani che hanno fondato Start Up nella capitale britannica, ma nella Tech City l’accento italiano sta diventando sempre più popolare. Basta fare una passeggiata al Google Campus di Londra per capire quanti italiani ci siano tra le varie scrivanie condivise. Tutti alla ricerca del loro Eldorado e pronti a sfruttare le opportunità che la città offre, tra le quali le 24 ore per fondare un’azienda, i 13 giorni di media per renderla già operativa e la tassazione per le imprese al 21% e dal 2015 al 20%. In più ovviamente il fatto che qui le Start Up sono considerate una cosa seria ormai da anni e non come in Italia dove la politica ha iniziato a interessarsene nell’ultimo anno e mezzo. Per dirla in Renziano, qui l’Iphone lo si usa ormai da parecchi anni al posto del gettone!

Se è vero che l’iniziativa, l’istinto imprenditoriale e la voglia di mettersi in gioco non ci siano mai mancate,  uno dei più grandi scogli con cui gli italiani si scontrano più spesso è la barriera linguistica. E’ inutile girarci intorno ma storicamente, per quanto riguarda il livello di inglese, siamo sempre stati dietro praticamente a tutti in Europa. Ma anche questo è destinato a cambiare.

Una recente ricerca di Kaplan International, che organizza corsi di inglese all’estero, dimostra come gli italiani stiano migliorando il loro livello di inglese. Tra tutti quelli che partono per migliorare il loro livello di lingua anglofona, oltre il 60% si colloca tra il livello “Intermediate” ed “Upper Intermediate”, solitamente considerati come il requisito minimo linguistico per entrare a in ufficio inglese.

Kapla

Attenzione però a creare false speranze. E’ vero che stiamo migliorando, ma Londra diventa ogni anno sempre più competitiva. Il lavoro c’è e le opportunità anche, ma per competere in un città cosi globale non basta un livello di inglese accettabile e tanta buona volontà. Molti italiani vengono a Londra e tornano a casa poco dopo con la coda fra le gambe.  Per lavorare qui bisogna scendere a molti compromessi, soprattutto con la qualità della vita di certo non eguagliabile a quella italiana, nonostante la qualità del lavoro sia decisamente migliore. Ma non solo. Se il livello di inglese non è all’altezza (e potete verificarlo qui) preparatevi a fare più di un anno lavori non proprio gratificanti per poi mettervi in competizione con gente che l’inglese lo parla e lo studia da anni. E se ancora pensate di non essere all’altezza esistono diverse opportunità per poterlo studiare gratuitamente come questo concorso.

Nonostante le opportunità’ che il digital ha aperto e il sostegno che viene dato alle Start Up dal governo inglese, Londra resta una città non per tutti ed accorgersene una volta mollato tutto, potrebbe costare molto caro.

Marcello Mari

Marcello Mari

Vive a Londra dove ha fatto della tecnologia e dell’ICT un interesse prima che un lavoro. Laureato in Scienze Politiche, appassionato di Relazioni Internazionali e di Politica, ha vissuto per due anni negli Stati Uniti, uno in Indiana e uno in Illinois. Per TechEconomy è stato osservatore di usi e costumi della rete in terra londinese, ed oggi si occupa di analizzare trend digitali dati alla mano.

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