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Berners-Lee, le speranze del Web distrutte dai troll

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«Disgusto». Così qualche giorno fa ha apostrofato il fenomeno , come ben riportato da Il Fatto Quotidiano, una delle massime voci del web, che ha fatto la storia del nostro mondo digitale: Tim Berners-Lee, inventore del «WWW», il World Wide Web. Ospite a un evento presso il Museo della Scienza di Londra, qualche minuto dopo il primo storico tweet della Regina Elisabetta, Sir Berners-Lee, che il web ha contribuito a “crearlo”, ha sintetizzato in poche, durissime parole il senso della battaglia, che da settimane conduciamo, contro gli «psicopatici», i «sadici online».

«Avevo sperato in un web in grado di dare alla gente strumenti per rompere le barriere nazionali e per favorire un progresso della conoscenza», ha detto Berners-Lee. Questo è d’altronde ciò in cui tutti noi abbiamo sperato e che molti sperano legittimamente ancora: Internet strumento buono in sé, strumento di democrazia e libertà a livello sociale, economico, politico, o anche semplicemente personale, relazionale. Questo è il motivo per cui tutti noi abbiamo certo condiviso e, in qualche modo, sostenuto anni fa la candidatura promossa da Riccardo Luna, dalle pagine di Wired di cui era allora direttore, di Internet al Nobel per la Pace. «Internet for Peace. Nobel 2010 Candidate»: sì. In un lustro la situazione si è – se non vogliamo dire ribaltata – quantomeno profondamente modificata.

Oggi scopriamo che Internet non porta solo cose buone: come nulla del resto a questo mondo. Che c’è chi lo usa – al contrario – per l’esercizio più coercitivo del potere, per la diffusione di messaggi demagogici, anarchici o dispotici sul piano economico, politico, sociale. Oggi vediamo che Internet, dunque, non è forse buono in sé, ma trattasi di strumento. E come un martello possiamo usarlo per attaccare legittimamente un chiodo o illecitamente per darlo in testa a qualcuno, così il «WWW» può essere usato per costruire un regno di libertà e democrazia – ma anche no. E che perciò occorre imparare bene ad adoperarlo. E insegnare, se si può, a farlo altrettanto bene. In quella che più volte abbiamo evocato come la nuova «educazione civica digitale», urgenza non più rinviabile.

Altrimenti… altrimenti accade quanto ha amaramente «sorpreso» l’inventore del Web, osservando ex post il “giocattolino” creato, che aveva nel frattempo preso una piega inattesa. «È assai sorprendente per me» ha detto «che persone cresciute in modo normale da un momento all’altro diventino molto polarizzate nelle loro opinioni, diventando portatrici di odio invece che di amore». «Amore»: quell’amore che è nel DNA della Social Communication intesa come Engagement e dunque come Caring, e che però latita del tutto nel troll, geneticamente definito «sadico, machiavellico, narcisista». Il contrario di quell’Amore che deve spirare in Rete: perché «Sharing is caring!» e non bisogna mai dimenticare di gridare a gran voce #ShareTheLove!

«Penso sia nell’umana natura», ha commentato Berners-Lee: «abbiamo sempre avuto un lato meraviglioso e un lato oscuro e il web è facilmente accessibile a coloro che vogliono sfruttare quest’ultimo». Come a precisare che, in ogni caso, non è Internet “il Male”. Stop a ogni demonizzazione di sorta. La rete è uno strumento, una piazza come quelle della “vita reale” – il bar, il campo di calcetto, il cortile della scuola – con la “aggravante” di amplificare però enormemente i messaggi diffusi sulla sua piattaforma.

Caso vuole che, nel frattempo, proprio il tweet della Regina Elisabetta – un semplice saluto e un augurio alla Mostra del Museo della Scienza di cui Berners-Lee era ospite – retwittato oltre 42mila volte, sia stato preso di mira dai troll nella maniera più bieca e stoltamente violenta. Secondo quanto riportato dal Mail on Sunday, di mezzo ci sarebbero i secessionisti scozzesi, che sarebbero andati a nozze col debutto social della sovrana, approfittandone per investirla delle offese peggiori. In generale, comunque, non si sono contati gli insulti di ogni genere. Vere diffamazioni online: quasi a confermare in diretta la fondatezza delle dichiarazioni del “Sir” del Web.

BritishMonarchy su Twitter

Come già visto la scorsa settimana, proprio in questi giorni il Parlamento di Westminster sta discutendo la nuova legge “anti-troll” voluta da David Cameron, che mira a stabilire «due anni di carcere per chi offende», come proposto dal Guardasigilli Chris Grayling contro chi su social media «offende oltre ogni misura». «Quattro volte tanto» la pena attualmente in vigore, che prevede solo sei mesi: contro i «cani arrabbiati matti del cyber-spazio». Naturale dunque che i tweet minatori contro Elisabetta siano stati immediatamente indagati dalla polizia britannica: risalire ai colpevoli però, al momento, è tutt’altro che facile.

Il problema troll, inteso nel suo potenziale distruttivo di violenza in nuce o esplosa – è peraltro ormai al centro del dibattito in tutto il mondo anglosassone. Secondo un sondaggio di YouGov, il 25% degli americani sarebbe un troll: una persona cioè «che provoca deliberatamente, incita alla rissa o aizza flame online». In particolare il 28% ha ammesso di partecipare ad «attività online malevoli contro qualcuno che non si conosce» e il 23% ha intrapreso liti pesanti contro ignoti. In sostanza, un quarto degli americani online sarebbe un troll. «L’arma migliore contro i troll? Per il 14% non c’è un vero modo per fermarli», spiegano a YouGov. «Il 24% li segnala al moderatore della pagina. Tuttavia la difesa migliore, per il 37%, sarebbe nell’ignorarli completamente».

#DFTT, «Don’t feed the troll»: ecco la prima vera arma di un’autentica Social Education, che si faccia portatrice del messaggio #StopWebViolence. Comunicare, coinvolgere, curare – gli ingredienti essenziali della gestione di ogni Community – passano per un Caring che tale è anche in quanto “educa” e non si limita ad “accontentare”: in quanto si faccia portatore dei valori di un’autentica e rinnovata educazione civica digitale. Occorre imparare a dire un «no» e un «sì». No alle risse, a chi accende flame col solo scopo di ferire, di infiammare la rete pregiudizialmente. Sì a quanti davvero, invece, richiedono attenzione. Ignorare quelli – Noli me tangere… – e valorizzare questi. Scegliere chi fa, non chi distrugge. Questo è il detonatore che spegne le voci maligne per far esplodere e liberare le energie positive di un futuro, sano e democratico, sul web.

Rachele Zinzocchi

Rachele Zinzocchi

Digital Strategy R&D Consultant, Public Speaker, Lecturer, Coach, Author. Honoured by LinkedIn as one of the Top 5 Italian Most Engaged and Influencer Marketers.
, «Utility & You-tility Devoted», Heart-Marketing and Help-Marketing passionate theorist and evangelist. One watchword – «Do you want to Sell? Help! ROI is Responsibility, Trust» – one Mission: Helping Companies and People Help and Be Useful To Succeed in Business and Life.
Writer and contributor to books and white-papers. Conference contributor and Professional Speaker, guest at events like SMX, eMetrics, ISBF, CMI, SMW. Business Coach and Trainer, I hold webinars, workshops, masterclasses and courses for companies and Academic Institutes, like Istituto Tagliacarne, Roma, TAG Innovation School, Buzzoole, YourBrandCamp, TrekkSoft. Lifelong learning and continuing vocational training are a must.

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