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L’Internet of Things deve essere regolamentato?

IOT

Le tecnologie dell’Internet of Things sono già intorno a noi e, con un mercato che – in base alle stime – dovrebbe raggiungere un valore di $ 14,4 trilioni nel prossimo decennio con 50 miliardi di dispositivi connessi entro il 2020, il problema è se una normativa specifica volta a regolamentare l’Internet of Things sia necessaria o prematura.

L’attuale scenario

the-internet-of-thingsL’attuala normativa applicabile alle tecnologie indossabili, alle smart city, ai dispositivi delle smart home, di telemedicina ed eHealth non è stata redatta con l’intento di regolamentare le piattaforme dell’Internet of Things. La conseguenza di tale situazione è che avvocati e regolatori devono adottare la normativa volta a disciplinare un contesto del tutto diverso raggiungendo a volte la conclusione che tale normativa renderebbe i progetti dell’Internet of Things non fattibili da un punto di vista finanziario e/o operativo.

Le autorità di disciplina del settore delle telecomunicazioni che stanno lanciando consultazioni in merito alle tecnologie Machine to Machine e dell’Internet of Things avranno difficoltà nel verificare come l’attuale normativa in materia di roaming internazionale possa operare con riferimento ai dispositivi delle smart city o delle smart home che operano in una situazione di roaming permanente. Allo stesso gli obblighi normativi in materia di telecomunicazioni potrebbero essere eccessivi rispetto alle comunicazioni Machine to Machine, mentre un’eccezione alla applicabilità dell’attuale normativa dovrebbe essere considerata.

E lo stesso trova applicazione con riferimento agli obblighi in materia di trattamento dei dati personali. La posizione attualmente adottata dalle autorità europee sul trattamento dei dati personali in merito all’Internet of Things potrebbe portare ad uno svantaggio competitivo dell’Unione europea se paragonata al contesto normativo in vigore negli Stati Uniti e in Asia dove la normativa in materia di trattamento dei dati personali è più liberale. Questo è il motivo delle attuali discussioni con le autorità privacy volte a trovare soluzioni volte a garantire la conformità con la normativa in materia del trattamento dei dati personali e allo stesso tempo prevenire che la normativa in materia di privacy divenga un ostacolo alla crescita di tali tecnologie.

Il possibile futuro dell’Internet of Things

ehealthL’approccio che sarà adottato dai regolatori è ancora non del tutto chiaro. L’impressione iniziale è che alcune autorità ancora ritengano che le tecnologie dell’Internet of Things siano difficili da identificare in quanto si tratta di una categoria molto ampia che ancora deve diventare parte della nostra quotidianità. Questo potrebbe rappresentare un ostacolo all’adozione per esempio di esenzioni alla applicabilità di specifici regimi.

Si può condividere che le tecnologie dell’ siano ancora nella fase di crescita. Tuttavia, date le stime di crescita, è quantomeno argomentabile che sia troppo presto per regolamentare l’Internet of Things. E gli esempi sopra indicati dovrebbero essere una conferma della tipologia di normativa che può rallentare lo sviluppo di queste tecnologie in un periodo di crisi finanziaria in cui potrebbero essere più necessarie.

Questo è il caso dei progetti di telemedicina ed eHealth che potrebbero portare a notevoli risparmi per il servizio sanitario nazionale specialmente in un periodo in cui l’età media della popolazione sta crescendo.

E un approccio propositivo è stato adottato ad esempio dall’autorità delle telecomunicazioni inglese, OFCOM, nella consultazione sull’Internet of Things dove il principale obiettivo dichiarato è stato di cerare un contesto normativo che favorisca la crescita di queste tecnologie. E, sulla base delle attuali discussioni con le autorità competenti, un approccio simile sta per essere attuato in altri Paesi sperando che l’Italia sia uno di questi.

Tratterò alcuni di questi argomenti la prossima settimana in un panel dedicato alla normativa sull’Internet of Things al Web Summit a Dublino e sarà interessante comprendere la reazione di un pubblico internazionale.

Giulio Coraggio

Giulio Coraggio

Avvocato in Italia ed Inghilterra specializzato in delle nuove tecnologie, privacy, giochi e commerciale, lavora nel dipartimento di Proprietà Intellettuale e Tecnologie dello studio legale internazionale DLA Piper. Riconosciuto da alcune delle più importanti directory legali internazionali è spesso relatore a conferenze e webinar sulle nuove tecnologie e i giochi. Ha il grande privilegio di lavorare nel settore delle tecnologie che sono la sua passione (insieme al Napoli…) e trasmette questa passione ai propri clienti immedesimandosi nel loro business.

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