Appunti sull’Agenda (Digitale)

Elegia del fare. 4 – La Sanità

sanità digitale

Il mercato IT per la rappresenta l’eccezione alla regola che vede l’intero Public Sector italiano, per il quarto anno di fila, inanellare risultati negativi per quanto riguarda il nostro Paese. Un mercato piccolo (meno di 1,2 miliardi l’anno, considerando anche la privata convenzionata e non) ma in costante crescita, grazie soprattutto al Mezzogiorno e a qualche area del Centro-Nord in fase di recupero.

Anche l’outlook per il 2015 continua ad essere positivo: Netics ha recentemente concluso la rilevazione 2014, intervistando un centinaio di Aziende Sanitarie e Ospedaliere e quasi tutti gli assessorati regionali alla Salute (i risultati della rilevazione saranno presentati il 30 ottobre a Roma, nel corso del Congresso AISIS) e il risultato non può che essere confortante se inquadrato in un contesto complessivo che ha qualche risvolto drammatico. Nonostante spending review e tagli di budget più o meno lineari, i vendor IT focalizzati sulla sanità possono affrontare un 2015 relativamente tranquillo: + 3,7% sulla spesa 2014 e almeno una mezza dozzina di “grandi gare” (valore superiore ai 10 milioni di Euro). In crescita anche la spesa IT della sanità privata, dove emerge una considerevole tendenza all’introduzione di piattaforme ERP in sostituzione dei silos applicativi “anni ‘90”.

Ma veniamo al “fare”.

Sanità digitaleQui le cose si fanno serie: perché il 2015 dovrebbe essere, secondo le dichiarazioni del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, l’anno del Patto di Sanità Digitale. Dovrebbe anche essere, secondo parecchie Regioni, l’anno in cui si avviano progetti cofinanziati (fondi UE destinati all’) dove il tema “e-Health” potrebbe rappresentare almeno un quarto del totale dei fondi che verranno utilizzati nel settennio 2014-2020 (3,6 miliardi in tutto, almeno sulla carta).

Roba “da fare”, quindi, ce n’è tanta. E anche la voglia di fare non manca.
Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Netics, se tutte le necessità “messe in lista” dai CIO della sanità pubblica italiana dovessero essere finanziate servirebbero almeno 4 miliardi. Comprendendo anche le necessità di connettività in banda larga e un considerevole fabbisogno di ammodernamento del parco hardware (i PC utilizzati negli uffici delle ASL e negli ospedali pubblici italiani cominciano a manifestare qualche sintomo di stanchezza, avendo raggiunto la veneranda età media di oltre 5 anni con qualche picco intorno ai 7).

L’elemento inquietante che emerge dalla rilevazione dell’Osservatorio Netics e da almeno sei mesi di miei incontri face-to-face e/o focus group con medici, infermieri e altri “utenti” dei sistemi informativi sanitari è dato dalla sorprendente e sostanziale dissomiglianza tra le “wish-list” dei CIO e le loro.
Circostanza coincidente con un’ulteriore discrasia: quella tra le priorità di intervento dichiarate dai CIO rispetto a quelle manifestate dal top management di aziende sanitarie e ospedaliere.
In sintesi (e venendo, quindi, al “fare”), due mondi paralleli: i CIO “scrivono” la sceneggiatura di un film piuttosto differente dal film immaginato dal top management e dagli utenti.

Precisazione fondamentale: non è colpa dei CIO. Molti di loro non sono neppure coinvolti nella Direzione Strategica delle aziende sanitarie e ospedaliere, come emerge dalla rilevazione AISIS 2014. Molti di loro, detta in soldoni, vengono vissuti come “i responsabili dell’informatica” e niente più.

sanità digitaleMorale della favola: il “fare” dovrebbe partire da una gigantesca operazione di rivisitazione del ruolo dei CIO, da una maggiore attitudine (da parte di tutti) all’ascolto reciproco e da una altrettanto gigantesca operazione di costruzione di competenze digitali nei reparti ospedalieri e negli uffici delle ASL. Gli “e-leader”, per dirla come quelli che parlano difficile.

Tutte le professioni sanitarie devono essere oggetto di un “refresh in chiave digitale”: perché non ci sarà mai nessun progetto di digitalizzazione della sanità (come dimostra egregiamente il fallimento della “prima tornata” dei progetti di sanità elettronica nel Regno Unito, tanto per fare un esempio) fino a quando medici e infermieri non si trasformeranno da “vittime” a “protagonisti” dei processi di innovazione.
Il che significa anche capacità da parte dei CIO di ascoltare e comprendere “per davvero” le esigenze di chi con gli hardware e i software ci lavora tutti i giorni.

Un po’ come è successo per tutto il Public Sector italiano, l’IT in sanità si è sviluppata in maniera autoreferenziale: CIO che parlano con fornitori che non parlano con gli utenti.
Il “Patto”, e veniamo finalmente al “fare”, dovrebbe occuparsi anche (o soprattutto) di questo: colmare i gap, mettere insieme tutte le parti in commedia, darsi un obiettivo condiviso e attuarlo.

Vincono tutti: i CIO, che finalmente conquistano un ruolo centrale; gli utenti, che possono dire la loro e non subire le scelte di altri; il sistema nel suo complesso, perché alla fine vuoi vedere che si spendono persino meglio i soldi?

Paolo Colli Franzone

Paolo Colli Franzone

Fondatore e direttore di Netics, uno tra i principali osservatori del mercato ICT specifico per la pubblica amministrazione e la sanità italiana.
Esperto di marketing strategico, collabora con alcuni tra i principali vendor IT nazionali e internazionali in qualità di advisor per il Public Sector.
E’ anche coordinatore del think tank “NextCityLife”, focalizzato sul tema delle Smart Cities & Communities.

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