In Controluce

#SCE2014: a Bologna insieme, per parlare di Smart City

smart city exhibition

Ci sono alcuni fenomeni, nel variegato mondo del digitale, che non passano mai di moda. Altri, invece, vivono momenti di gloria per poi essere drammaticamente dimenticati. È stato coniato persino un termine per descriverli: vaporware, declinazione anglofona dell’italiana fuffa. E non è mai facile – con i nuovi fenomeni digitali – capire se si sta parlando di fuffa o di sostanza. Anche perché uno dei difetti del digitale è che è drammaticamente facile, talvolta, farlo debordare verso un più etereo “virtuale” (nel triste senso di inesistente).

Smart City EhibitionTuttavia qualche argomento rende questa tendenza più difficile, malgrado gli sforzi delle Istituzioni e l’inazione governativa. Si tratta degli argomenti che, per quanto virtuali (nel senso di digitali), non possono che avere un impatto concreto sul reale. E quale argomento più delle ha (o dovrebbe avere) impatti reali sulle città e sulle persone?

Nell’era dell’Internet delle Cose è inevitabile che le nostre città diventino, prima o poi, “smart”. il vero problema è comprendere chi guiderà questo cambiamento e – di conseguenza – quali dinamiche saranno attivate per promuoverlo.

Ovviamente le Istituzioni, negli anni scorsi, hanno tentato di cavalcarlo e farne una bandiera di rinnovamento. Con il più prosaico risultato, almeno in Italia, di regalare un po’ di soldi a qualche vendor senza ottenere alcun risultato reale. Insomma: un fallimento totale (salvo, ovviamente, le poche eccezioni che – drammaticamente – sono lì a dimostrare che a farle bene le cose si possono fare).

Dove non arrivano le istituzioni arriverà il mercato? Forse. Tuttavia per un tema come quello delle Smart City è impensabile che il mercato arrivi, come è successo in altri ambiti, malgrado le istituzioni.

Per agire nel concreto e produrre risultati reali ed apprezzabili, ma soprattutto per generare un cambiamento positivo per i cittadini, è quindi indispensabile il coinvolgimento delle istituzioni e perciò, anche se esse spesso rappresentano un freno, è necessario non solo portarsele dietro, ma tentare di trasformarle in elemento trainante.

L’esperienza internazionale dimostra come solo con il coinvolgimento attivo delle istituzioni le città possano diventare davvero smart. Chi le smart city le ha fatte e non ne ha soltanto parlato usandole come pretesto per attribuire qualche pubblica prebenda ha dimostrato che il cambiamento è possibile. Che l’impatto sui cittadini è reale. Che il concetto di Smart City è lontano dalla fuffa (o dal vaporware, per gli anglofoni) e quanto mai concreto. Che le smart city diventano ambienti abilitanti per avere smart citizen.

Ma c’è un però: servono conoscenza, consapevolezza, maturità. E queste cose servono alle istituzioni per rendere possibile una presa di coscienza reale che consenta loro di uscire dalla moda ed entrare nella concretezza di un fenomeno che ha il potere di cambiare la vita dei cittadini. Per avere città smart servono istituzioni smart. E perché le istituzioni diventino smart è necessario sopportarle in un processo di cambiamento complesso ed articolato, che si muove tra dimensioni normative, sociali, economiche, burocratiche, tecnologiche, politiche.

Per questo appuntamenti come Smart City Exhibition, che si apre oggi a Bologna, sono importanti. Perché mettono in contatto persone, aziende ed istituzioni. Perché mostrano che un cambiamento è possibile. Perché aiutano le aziende a conoscere la PA, e viceversa: presupposto imprescindibile di qualsiasi reale cambiamento. Perché aiutano a superare le barriere, spesso culturali, che impediscono alle città, alle istituzioni ed alle aziende di muoversi verso un percorso di reale evoluzione digitale.

Per questo, con TechEconomy, saremo a Bologna a raccontare questo cambiamento. E siamo felici di farlo come Main Partner dell’Evento. Lo faremo intervistando le persone, parlando delle esperienze di successo, cercando di aiutare chi ci legge e chi ci vedrà in video su innova.tv a tracciare il filo rosso del cambiamento in atto. Un filo da tenere ben teso per evitare che si trasformi in una matassa da sbrogliare.

Mai come oggi servono chiavi di lettura. Serve costruzione di senso. Serve consapevolezza. Serve la capacità di trasformare un termine ed un’idea in un fenomeno concreto, in quanto è questo fenomeno il punto di partenza verso un processo di cambiamento che è ormai indispensabile. Non possiamo più aspettare.

Chief Editor di TechEconomy.
Docente universitario, giornalista, advisor per le Nazioni Unite.

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