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Advertising: Google non cresce quanto previsto, i dubbi degli analisti

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La notizia di queste ore è che , in controtendenza rispetto ai mesi ed anni passati, nelle ultime ha deluso le aspettative: i ricavi sono stati pari a  +19.5% anno per anno che rappresenta, riferisce la stampa estera, la prestazione più bassa dal 2009. Gli utili sono stati pari a 2,8 miliardi di dollari (o 4,09 dollari per azione), in calo del 5% rispetto allo stesso periodo del 2013 e anche i ricavi. A pesare sui risultati certamente il forte ridimensionamento del comparto pubblicità: “costo per click”, ovvero quanto Google guadagna ogni volta che un utente clicca su una pubblicità, è calato del 2% su base annua, contro una previsione del 4%.

Un risultato inatteso che ha aperto la strada alle congetture di molti analisi d’oltreoceano che hanno provato a fare ipotesi su cosa stia succedendo a Google soprattutto perchè lo stesso colosso non ha fornito alcuna spiegazione ulteriore.

Secondo Ben Schachter della Macquarie Research, due sono le possibili cause del rallentamento: l’uso delle app per ricerche specifiche starebbe penalizzando l’uso del search di Google così come la forte concorrenza di Facebook che con le sue recenti iniziative, di video ads e non solo, starebbe con il fiato sul collo del gigante di Mountain View.

Se si vuole cercare qualcosa, da un nuovo paio di scarpe ai biglietti per un film, se lo si fa su Google.com il colosso verrà pagato. Ma se queste cose l’utente le può cercare e trovare su app specifiche, di brand o di cinema, Google è automaticamente lasciato fuori dall’equazione.” Un problema, questo, che impatta anche sugli algoritmi stessi del colosso. Secondo Daniel Ernst della Hudson Piazza Research: “Il successo dell’algoritmo di Google si basa sulla conoscenza di ciò che è più rilevante in un dato momento, ma con le ricerche via app di terzi si perdono preziose informazioni”.

Anche la concorrenza di Facebook, che sta facendo dell’advertising, e di quello in mobilità soprattutto, il centro del business del futuro, non fa bene a Google anche se i vertici del colosso tendono, almeno apparentemente a minimizzare. Facebook non solo offre con successo video ads ma sta lavorando alacremente su Atlas, piattaforma proprietaria per la gestione delle inserzioni pubblicitarie sul social in diretta concorrenza a DoubleClick di Google.

Eppure il colosso ha messo a segno nove acquisizioni e ha assunto circa 3.000 dipendenti arrivando a quota 55.030 impiegati e continua ad investire in progetti e acquisizioni a 360 gradi. Secondo Bloomberg lo “scivolone” dell’azienda rappresenta solo la spia di un periodo di transizione naturale, come quello passato da Facebook negli anni successivi all’IPO che sono stati necessari per rifocalizzare le linee di business.

 

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