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Ministri Ue su copyright e web: servono regole comuni

Dario-Franceschini

La cultura non è solo elemento identitario dell’Europa ma deve diventare fattore di crescita e sviluppo. È tempo che l’Europa faccia propria questa convinzione condivisa dai singoli Paesi e si doti di regole comuni, a cominciare da quelle riguardanti il digitale, il copyright, l’accesso al web. Questa la conclusione a cui sono unanimemente giunti il 28 ministri della Cultura europei riuniti oggi alla Reggia della Venaria a Torino per mettere a punto le indicazioni di massima da portare alla prossima riunione formale a Bruxelles, in programma il 25 novembre a Bruxelles. “I ministri convenuti qui oggi – ha detto il ministro per i Beni Culturali, seppur con sfumature diverse convengono su questo punto: la cultura deve diventare tema centrale per l’Europa. Per due motivi: perché è elemento identitario del concetto stesso di Europa; e perché è, per tutti, fattore strategico di sviluppo. Tutti i Governi nazionali devono acquisire la consapevolezza che gli investimenti in cultura sono investimenti per la crescita”.

Questa consapevolezza deve essere tradotta in una serie di regole comuni, alcune delle quali non sono più rimandabili: “Mi riferisco, per esempio – ha precisato Franceschini – al web. Viviamo nell’era del digitale: da questo punto di vista servono regole nuove e condivise per quanto riguarda il diritto d’autore, l’accesso a internet e più in generale le pubblicazioni digitali. Il tema andrebbe affrontato a livello globale, cominciamo a farlo almeno a livello europeo. Questo è uno dei punti che, come ministri della Cultura, porremo di sicuro al vertice formale del 25 novembre“. 

Nel corso della conferenza Franceschini si è anche pronunciato sul tema già affrontato qualche ora prima in una intervista a La Stampa: “È tempo di equiparare l’Iva imposta alle pubblicazioni digitale a quella dei libri. Non è competenza dei ministri fare questo – ha precisato Franceschini – ma ci può essere una indicazione comune dei ministri in questo senso. Il tema del digitale deve essere affrontato quanto meno a livello europeo, servono regole comuni”.

Il Ministro a La Stampa aveva dichiarato: “È una situazione assurda: fa ridere considerare il libro elettronico come fosse un supporto informatico. Chiederemo ai colleghi l’impegno a superare questo stato di cose, per portare al vertice europeo di novembre una posizione comune e cancellare la disparità” tra libri cartacei e digitali, in termini di Iva. “Abbiamo valutato varie opzioni tenendo presente anche lo specifico del contesto italiano, nel quale non si può portare l’Iva dal 22 al 4%”, che è quella applicata sulla carta, “perché l’aliquota del 4% è già in deroga rispetto all’Europa. Si potrebbe al limite pensare di portarla al 5%, ma riteniamo ragionevole ipotizzare di portarla all’aliquota superiore, quella del 10%“, spiega Franceschini. “Abbiamo deciso però di non farlo perché al momento non vogliamo seguire la strada di Francia e Lussemburgo e andare incontro alla procedura di infrazione”. Tuttavia, prosegue il ministro, “se non ci fossero le condizioni per una presa di posizione europea, possiamo tornare a valutare un’iniziativa nazionale. Il digitale – sottolinea – è l’unico settore in crescita nell’editoria: per aiutare la lettura, va sostenuto in tutti i modi possibili”.  

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