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Facebook e Connectivity Lab: primi test con droni nel 2015

Drone

Facebook come sul piano della connessione globale: se l’azienda di Mountain View ha già al suo attivo il Project Loon, futuristico progetto per portare la connessione web in tutto il mondo per mezzi di palloni aerostatici, anche la compagnia di Zuckerberg è scesa in campo con i suoi droni. Ma il percorso non si presenta facile.

Stiamo implementando la tecnologia solare, la tecnologia utile per l’alimentazione delle batterie ma ci sono un sacco di sfide all’orizzonte” ammette Yael Maguire, direttore del settore ingegneria del Connectivity Lab di durante un discorso al Social Good Summit di New York, facendo riferimento al lavoro del laboratorio sui droni. Facebook ha creato il Connectivity Lab all’inizio di quest’anno. In sinergia con la nuova avventura del CEO Mark Zuckerberg, Internet.org, l’obiettivo del laboratorio è quello di costruire e lanciare una flotta di droni a energia solare in grado di connettere i miliardi di persone che attualmente senza alcuna connessione ad Internet.

Maguire è arrivato nel gruppo di lavoro solo da poco, giusto in tempo per vedere Google acquisire Titan Aerospace. Secondo l’esperto ci sono sostanziali ostacoli operativi, tecnici e regolatori legati alle acquisizioni di questo tipo di società che devono essere superati ben prima di qualsiasi passo avanti nelle loro tecnologie. Insomma problemi, secondo Maguire, che vanno al di là della pura tecnologia e che potrebbero rallentare l’evoluzione di questo settore.

I droni targati Facebook dovrebbero volare per mesi o anni per fornire una connettività costante, e per fare questo dovranno volare “al di sopra dell’atmosfera e dello spazio aereo”, che ovunque va dai 60.000 ai 90.000 piedi.

Sul piano normativo la questione è difficile, dal momento che esistono delle norme e dei regolamenti sugli aeromobili che volano sopra i 60.000 piedi ma la soluzione potrebbe arrivare da proposte alternative. “Ci sono le regole per i satelliti, e stiamo investendo in quella direzione ma ciò non toglie che dobbiamo anche contribuire a preparare un nuovo terreno per questo tipo di novità“, ha detto Maguire. Facebook e le sue controparti, infatti, dovranno anche trovare un modo per aggirare i regolamenti che stabiliscono che alla “guida” del drone ci deve essere un operatore umano, il che potrebbe limitare drasticamente il potenziale di tale innovazione su un’economia di scala.

Maguire ha sottolineato i risultati di una recente dimostrazione sugli usi dei droni a energia solare da parte di una società britannica, che si è conclusa dopo due settimane di test per dare ai piloti una pausa. I tempi di lavoro e di gestione della tecnologia per una sola persona sono massacranti e non senza conseguenze. “In pratica è come giocare a un videogioco per due settimane di fila senza un minuto di riposo“, ha detto. “Abbiamo bisogno di un quadro normativo che sappia essere aperto all’idea di un solo pilota che possa gestire 10 o 100 droni”.
Eppure, nonostante gli ostacoli, sia normativi sia legati alle risorse professionali, Maguire si aspetta che i droni del Connectivity Lab saranno pronti per iniziare i test entro il 2015 ma il luogo dove avverranno è ancora sconosciuto. La società ha individuato 21 sedi in America Latina, Asia e Africa ed è alla ricerca di partner in loco, siano essi governi, comunità, o imprese locali in grado di implementare la tecnologia che il Connectivity Lab ha creato. Conclude Maguire: “speriamo di condividere con tutti questa tecnologia. È uno sforzo enorme ma portare la connessione a tutti è la sfida della nostra generazione“.

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