Slow Economy, Slow Tech

Sogno di una notte di mezza estate

telecom italia

È durato lo spazio di un mese estivo, nemmeno tanto caldo, il sogno di Italia di acquisire l’operatore fisso brasiliano GVT appartenente al gruppo francese Vivendi.

Per la cronaca, Vivendi è uno dei principali gruppi internazionali nel settore dei contenuti e dei media. Il gruppo Canal+ è leader del mercato della pay-TV in diversi paesi, StudioCanal occupa una posizione di rilievo nella produzione, acquisizione, distribuzione e vendita di film e serie TV, mentre Universal Music Group è leader mondiale nel mercato della musica. Negli anni il gruppo si è diversificato anche nel settore delle telecomunicazioni, in particolare in Francia (SFR), (GVT) e in Marocco (Maroc Telecom).

vivendiStessa medaglia. Un tema che sicuramente accomunava i due protagonisti è l’imponente debito accumulato negli anni, anche se l’origine è molto diversa. Un anno fa l’indebitamento finanziario netto di Vivendi era ancora di 17,4 miliardi di euro, a fronte di 22,1 miliardi di euro di fatturato 2013 (di cui 12 miliardi nei “media e contenuti”, includendo in modo abbastanza improprio 1,7 miliardi di GVT), fatturato che era cresciuto fino a 29 miliardi del 2010, a completamento della fase di diversificazione. A giugno 2014 il debito è sceso a 7,9 miliardi dopo le prime dismissioni delle attività nelle telecomunicazioni.   Non è invece una novità il debito di Telecom Italia, che secondo l’ultima semestrale ammonta a 27,4 miliardi di euro, a fronte di un fatturato che è stato di 10,6 miliardi nel primo semestre 2014. Debiti e debito.

Mitologia. Nell’ultimo decennio abbiamo vissuto e alimentato il mito dell’integrazione tra media e telecomunicazioni, alla ricerca di nuovo valore o anche solo di maggiori economie di scala. Mentre gli operatori di telecomunicazioni si interrogavano sul possibilità di diventare in qualche misura una media company, risalendo la catena del valore, alcuni attori del mondo dei media hanno sperimentato la diversificazione nel mondo delle telecomunicazioni, attratti dall’apertura di un nuovo mercato, di dimensioni molto maggiori rispetto al proprio. Liocorni.

Strategie. Entrambi gli attori (e i settori a cui appartengono) sono chiamati oggi a ripensare il proprio posizionamento e futuro, accomunati dalle opportunità e minacce rappresentate dalla rivoluzione digitale. Le parole chiave sono riduzione del debito, rigore e crescita, sintesi delle priorità che ritornano ciclicamente in ogni comunicazione finanziaria. Con il recente cambio al vertice di Vivendi era diventato ancora più chiaro come la crescita attesa fosse legata allo sviluppo dei contenuti, del digitale e dei mercati emergenti (intesi innanzitutto come Paesi). Allo stesso tempo l’indirizzo strategico è stato quello di ricercare sinergie e nuove opportunità di sviluppo innanzitutto all’interno del mondo dei contenuti e dei media. Ritorno al passato.

Epilogo. Lo scorso 4 agosto Telefonica ha presentato un’offerta vincolante per CVT pari a 6,7 miliardi di euro, di cui il 60% in contanti e la quota rimanente in azioni dell’operatore brasiliano Vivo controllato da Telefonica, con la possibilità di acquisire successivamente l’8,1% di Telecom Italia. Vivendi ringraziò ricordando in modo sibillino che “nessuna delle sue attività era in vendita e che la sua strategia era finalizzata alla creazione di un gruppo industriale focalizzato sulla crescita organica delle sue attività e al sostegno del loro sviluppo”. Machiavellico.

La risposta di Telecom Italia non si è fatta attendere, con la proposta di “partnership globale” dal titolo coerente “offerta per lo sviluppo del mercato ICT, Media & Entertainment”. Il valore riconosciuto a GVT era di 7 miliardi e l’operazione prevedeva 1,7 miliardi di euro di cassa, il 16% di azioni Telecom Italia e il 15% di TIM Brasil, per arrivare poi alla fusione di GVT in TIM Brasil. Rilancio di Telefonica con un valore complessivo di 7,5 miliardi, 4,7 miliardi di cassa e 12% di Telefonica Brasil, di cui un terzo circa convertibili in azioni Telecom Italia (5,7% del capitale e 8,3% dei diritti di voto). Le due offerte risultano entrambe corredate da proposte di partnership per lo sviluppo e la distribuzione dei contenuti.

Futuro. A questo punto l’epilogo appare piuttosto scontato, nonostante il condivisibile entusiasmo suscitato in Italia dalla proposta presentata da Telecom Italia, che sembrava poter aprire nuovi e interessanti scenari. Il 28 agosto Vivendi decide di proseguire le negoziazioni in via esclusiva con Telefonica. Ringraziamenti d’obbligo a Telecom Italia, che ha sicuramente avuto il merito di alzare la posta, sia economicamente che strategicamente, e potrebbe comunque essere oggetto di una partecipazione minoritaria per favorire la distribuzione dei contenuti del gruppo. Lunga e diritta rimane la strada.

Nulla cambia, tutto si trasforma.

Cristoforo Morandini

Cristoforo Morandini

Cristoforo Morandini lavora da oltre 20 anni nel settore dell’ICT, analista per professione, studia le trasformazioni digitali per passione. Laureato in Discipline Economiche e Sociali, dopo un’esperienza accademica entra nella consulenza marketing e strategica, prima nel settore informatico e successivamente nelle telecomunicazioni. Ha creato e dirige l’Osservatorio Banda Larga, che dal 2000 analizza gli scenari regolamentari, tecnologici e di mercato alla base della convergenza multimediale. Advisor in operazioni di
M&A.

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