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London Fashion Week: quest’anno meno tech e più marketing

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Siamo a metà Settembre e, puntuale, parte la Settimana della Moda Londinese. Sono ormai tre anni che ne parlo su TechEconomy e, in confronto al primo, ciò che è cambiato maggiormente è il mio entusiasmo a riguardo.
Da tempo Londra sta cercando di collocarsi come la capitale della tecnologia europea e sindaco ed investitori cercano di sfruttare ogni evento per far sì che venga passato il messaggio chiaro e forte.

fashiontechnology2014La non ne fa eccezione, ovviamente. Agli investitori vengono gli occhi a forma di Sterlina al pensiero di industrie multimilionarie e così fiorenti, come il fashion e il tech, che collaborano assieme per creare qualcosa di nuovo e potenzialmente unico al mondo. E così si moltiplicano le dichiarazioni del sindaco Boris Johnson su tutti i giornali su come, ancora una volta, Londra sarà la capitale tech d’europa, che la London Fashion Week è l’evento trainante del Tech Fashion etc etc. Ma in sostanza? Di quali innovazioni stiamo parlando? Non cercheranno di spacciarci il live tweetting o gli hashtag come innovazione? O lo streaming delle sfilate?

Ho dato un occhiata più da vicino e provato a grattare un po’ la superficie del clamore sollevato dalle dichiarazioni del sindaco che anche qui a Londra vengono riportate senza troppe domande di merito. E, ok che mi rendo conto che per molti Twitter sia ancora una rivoluzione, ma sicuramente il lettore sempre all’avanguardia di TechEconomy si aspetta qualcosa di più dalla “Capitale Tech d’Europa”.
Il sospetto e’ che si tratti più che altro di un enorme operazione di marketing, sia per Londra che per la Fashion Week.

CuteCircuit è una start up con sede a Londra fondata da un italiana, Francesca Rosella, che disegna abiti Tech che rispondo a stimoli ben precisi. Facendo un esempio, se vuoi mandare un abbraccio ad un amico a NY e tu sei a Comacchio, ammesso che entrambi disponiate della stessa tecnologia, puoi abbracciare te stesso e l’altro riceverà dei segnali di calore proprio nei punti dove hai abbracciato la tua maglia. Sono l’unico che ci vede un che di maniacale?
Battute a parte, ho assistito ad un panel nel quale era presente CuteCircuit ed era forse l’unica vera innovatrice presente. Di “The Unseen”, abiti che incrociano materiali sintetici e biologici creati da Lauren Bowker che di professione fa la “Material Alchemist”, ne avevo già parlato lo scorso anno. Progetto interessante, ma l’innovazione? Presente al panel anche l’immancabile Neil Harbisson, il primo uomo a farsi installare un’antenna nel cranio tanto da meritarsi il titolo di primo Human Cyborg, che ci ripete di quanto la tecnologia lo abbia aiutato a superare il suo daltonismo.
Tutto bello e interessante…..ma la novità?

CuteCircuit

Burberry ancora una volta prova a sperimentare qualcosa di nuovo, e insieme a Twitter lancia il pulsante “Buy Now” in modo che, previa registrazione dei dati della propria carta di credito su Twitter, permetterà, guarda un po’, di acquistare direttamente il prodotto. A parte questo, nulla di particolarmente innovativo.

Mi sembra evidente che tutto il can-can mediatico riguardo all’innovazione tecnologica promossa dal British Fashion Council (BFC) abbia come solo obiettivo quello di poter avere tutti i designer della London Fashion Week (ad ora sono ben il 43% ) con un loro sito e-commerce pronti a vendere i loro prodotti online. Poco importa che il capo dell’area digital del BFC sia Peter Fitzgerald di Google che di interessi ne avrebbe eccome nel vedere tutti questi designers andare vendere su Internet.

Ma comunque stiamo sempre parlando di Marketing e comunicazione digitale e non di vera e propria teconologia innovativa.

Forse sono io che mi aspetto troppo presto una rivoluzione di stile che ci porterà tutti a vestire come Martin McFly nel futuro (che più o meno è ora), ma mi sembra che l’innovazione tecnologica nel campo della moda stia latitando. I prodotti che vengono proposti non vengono recepiti dal pubblico che è ancora legato ad un idea molto tradizionale della moda per i motivi più disparati e anche comprensibili. Anche i dispositivi weareable stentano a prendere piede come ci si sarebbe aspettati (in attesa del miracolo Apple).

Ha ancora senso voler collocare la settimana della moda londinese nel quadro della capitale tech d’Europa? Chi ha saputo innovare a Londra sono stati i colossi come Mr. Porter e Net-A-Porter, che sono riusciti a vendere on-line prodotti di fascia alta, mentre  altri brand, a parte Burberry fanno fatica a trovare la loro via verso il digitale.

Ben poca nuova tecnologia quindi alla London Fashion Week se non di facciata. Forse dal prossimo anno si renderebbe più giustizia ai lettori ed appassionati se anziché definirla la Tech Fashion Week, la chiamassero la Digital Marketing Fashion Week.

Marcello Mari

Marcello Mari

Vive a Londra dove ha fatto della tecnologia e dell’ICT un interesse prima che un lavoro. Laureato in Scienze Politiche, appassionato di Relazioni Internazionali e di Politica, ha vissuto per due anni negli Stati Uniti, uno in Indiana e uno in Illinois. Per TechEconomy è stato osservatore di usi e costumi della rete in terra londinese, ed oggi si occupa di analizzare digitali dati alla mano.

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