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FT: tech company USA sottovalutano preoccupazione mondiale per la privacy

Data Breach

Le tech industry americane hanno sottovalutato l’effetto che lo scandalo del e della sorveglianza globale effettuata dalla NSA americana ha avuto sulle preoccupazioni mondiali su privacy e sicurezza online. A riportare l’opinione delle big della Silicon Valley è il Financial Times che sottolinea la necessità per le compagnie americane di “agire in fretta per evitare danni più profondi alla loro immagine”. 

Peter Thiel, imprenditore, co-fondatore di PayPal e della startup Palantir nonchè investitore e director di Facebook, dichiara: “La Silicon Valley è quasi del tutto ignara del grado crescente di preoccupazione che c’è in Europa. E ‘una cosa estremamente importante e la Silicon Valley la sta sottovalutando.”
Ne sa qualcosa Google probabilmente il primo colosso tech a cadere nel mirino delle autorità Ue con la recente sentenza sul diritto all’oblio che la vede protagonista. Una decisione che ha preso in contropiede Google per la sua velocità e che ha indotto il colosso a rispondere rapidamente alle istanze dei cittadini europei mettendo a disposizione un apposito form di raccolta segnalazioni, ma che ha visto anche la necessità di costituire un Consiglio di esperti per approfondire la questione. Consiglio che fino a dicembre 2014 girerà l’Europa, in Italia è già stato, per discutere con esperti nazionali, la delicata materia.

Marc Benioff, CEO di Salesforce.com, uno dei più grandi vendor di servizi basati su Internet per le imprese, ha dichiarato che le aziende consumer del mondo internet hanno “pagato un prezzo terribile” al Datagate  e Jim Breyer,  investitore ed ex membro del consiglio di Facebook, ha spiegato al FT: “Il governo degli Stati Uniti e le aziende tecnologiche dovranno impegnarsi significativamente, se vogliono riconquistare la fiducia del mondo.”
Le tech company non hanno capito subito l’impatto che temi quali privacy e sicurezza stavano avendo sul mercato mondiale: “Un sacco di persone sono state colte di sorpresa”, ha dichiarato Aaron Levie, amministratore delegato di Box, ultima generazione di startup legate al cloud. “Alcuni nel nostro settore hanno sottovalutato il grado in cui le persone si preoccupano della privacy“, ha dichiarato Brad Smith, consigliere generale di Microsoft.

 

E le tensioni non si sono fatte attendere neppure all’interno dello stesso settore tech, facendo crescere critiche verso quei colossi che raccolgono grandi quantità di dati sui consumatori. Mentre Facebook e Google affermano di aver visto poco o nessun danno alle loro imprese, quelli che, ad esempio, vendono i servizi cloud stanno perdendo una quantità significativa di business. Già nel 2013 si stimava che le società statunitensi legate al cloud commerciale avrebbero perso dai 22 ai 45 miliardi nei prossimi tre anni a seguito della reazione allo scandalo Snowden, secondo l’Information Technology e Innovation Foundation.

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