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WSD – Lavoro

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“Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che pochi conoscono”.
Primo Levi, La chiave a stella

Se c’è un momento in cui si pensa davvero al lavoro, questo momento è settembre.

keep calmSarà quel residuo scolastico che ognuno di noi si porta dentro, sarà la necessità di trovare una ragione nel tempo che si fa qualitativamente e climaticamente diverso, ma il lavoro, per molti di noi, ha ancora il ciclo che avevano la Smemoranda o il diario dei Peanuts: inizia a settembre e finisce con le vacanze. L’anno solare è utile per altre scadenze, altri cicli, altre prospettive interiori.

In questo settembre, il caso personale ha voluto che si incrociassero molte riflessioni lavorative di persone vicine. C’è chi ha cambiato lavoro, c’è chi lo vorrebbe cambiare, c’è chi sarà costretto a cambiarlo e c’è chi si appoggia tutte le mattine al portone pensando “ho la nausea”. Poi c’è anche chi è felice di rivedere i colleghi, eh. Fortunati, costoro. Sono quelli delle parole – bellissime e da mandare a memoria – di Primo Levi.

La mia riflessione lavorativa è arrivata ieri sera a cena, quando mia figlia quindicenne, per depistare un attacco materno sul tema “vai a prendere la lista dei libri!”, ha utilizzato la mossa della confidenza-che-spiazza (uno dei colpi segreti dei teen) mostrandomi il proprio profilo Instagram.

Per svariati minuti, lo ammetto, ho stentato a credere che fosse il suo. Numero di followers, qualità delle immagini, scelta degli hashtag e strategia di personal branding erano decisamente al di sopra di quelle di un’azienda media. A quel punto mi sono seduta (comoda) e l’ho intervistata garbatamente, ricevendo in cambio una vera e propria lezione professionale che chiamerò Riflessione Settembrina e condividerò su questa rubrica che se ne è stata qualche settimana sotto all’ombrellone.

La Riflessione Settembrina ha cinque premesse e una conclusione.

Premesse:

  1. potrei e dovrei assumere quella ragazza quindicenne;
  2. potrei e dovrei evitare di leggere CV di laureati in Scienza della Comunicazione;
  3. potrei assolutamente smetterla di fare colloqui ai titolari dei CV di cui sopra, colloqui nel corso dei quali, nella maggior parte dei casi, ricevo lezioni teoriche sulla comunicazione online e sul perché loro non hanno i profili social mentre il popolo bue sì;
  4. potrei invitare in ufficio altri tre amici di mia figlia, intercettati su Instagram, e far tenere loro una lezione pratica ad almeno tre miei collaboratori over 35;
  5. né i titolari di CV né gli amici di mia figlia possiedono alcun metodo di lavoro: i primi non hanno neanche la competenza, purtroppo, perché l’Università ha pensato bene di soffocarli con l’ovatta teorica.

Conclusione.

Io, che di anni ne ho 40, ho iniziato a lavorare appena laureata nella stessa università che asfissia con la teoria, oggi come ieri. Quando ne sono uscita, ho avuto due/tre maestri che mi hanno trasferito Competenza e Metodo contemporaneamente.
Non è più così.
Da qualche anno e in certi mestieri il processo si è separato e la competenza arriva da chi è giovane. Spesso molto giovane. Spesso davvero molto molto giovane.
Ed è, questa competenza, articolata e in grado di muovere l’intelligenza più di quanto non la muova un corso universitario.
Ciò che spetta a noi “anziani”, se amiamo il nostro lavoro e se vogliamo trasferire l’idea che il lavoro si possa amare, è una obbligatoria riflessione sul Metodo.

Chi di noi non ha investito sul Metodo, costruendolo, strutturandolo come il modo migliore per fare manutenzione al sé professionale, morirà professionalmente sotto alla competenza che corre.
Chi non ha investito sul Metodo, è tempo che lo faccia.
Forse potrebbe essere utile parafrasare Primo Levi a nostro vantaggio. E che ci perdoni se ci ripetiamo L’amare il proprio lavoro (che al contrario di Instagram purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra. Una felicità senza filtri.

Francesca Quaratino

Francesca Quaratino

Francesca Quaratino è amministratore e socia di Manafactory srl, società che si occupa di strategie, contenuti e formazione per la comunicazione in Rete.

Nata nel 1974, dopo la laurea in etnologia ha iniziato a lavorare come community manager in una delle prime web agency italiane. Dice: “Volevo fare l’antropologa ma i popoli da studiare erano finiti e avevo a disposizione il mio modem 56K e il Web, che di tribù era pieno”.

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