Diritto al digitale

La normativa sulle telecomunicazioni è un’insidia per l’Internet of Things?

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Vodafone ha un team di oltre 450 persone dedicate al dipartimento relativo ai connected devices con un previsto aumento del 20% di anno in anno e ritiene che durante l’attuale anno fiscale fino a marzo 2014 si sia raggiunto un numero di dispositivi connessi pari a 16,2 milioni senza contare i telefonini in tale computo.

IoTUn esempio di come stiano crescendo attenzioni e investimenti in un ambito su cui evidentemente si hanno ampie aspettative di guadagno. Ed infatti si prevede che i volumi di vendita generati dai dispositivi dell’Internet of Things raggiungeranno i 7,1 mila miliardi entro il 2020. Tuttavia, questa crescita potrebbe essere rallentata soprattutto in Europa dalle restrizioni normative.

Ho già parlato delle problematiche relative all’Internet of Things in materia di privacy, di interconnessione tra piattaforme proprietarie e di cybercrime. Tuttavia, le piattaforme dell’Internet of Things, le applicazioni relative a wearable technologies o tecnologie indossabili e i progetti relativi all’eHealth e alla telemedicina dovranno affrontare problematiche anche relative alla disciplina in materia di telecomunicazioni visto che tali tecnologie comportano lo scambio di dati tra dispositivi.
E la rilevanza delle problematiche in materia di diritto delle telecomunicazioni è anche confermata dalla consultazione che ha di recente lanciato sia l’AgCom che il regolatore in materia di telecomunicazioni inglese, l’OFCOM, sull’argomento.

Di seguito sono riassunte alcune delle problematiche più rilevanti in materia:

  • Licenza in materia di telecomunicazioni richiesta
    L’eventuale licenza richiesta dipende dalla tipologia di frequenza e tecnologia utilizzata per la comunicazione tra dispositivi dell’Internet of Things. Infatti al momento non esiste un regime di esenzione dalla normativa in materia di telecomunicazioni per le tecnologie M2M o dell’Internet of Things che sono trattate come qualsiasi altro servizio di comunicazione. In tale contesto, il principale ostacolo deriva non solo dalla eventuale licenza o autorizzazione generale richiesta, ma soprattutto dagli obblighi normativi anche in termini di livelli di servizio, notifiche e obblighi nei confronti dei consumatori che ne derivano.
  • Utilizzo di bande dedicate all’Internet of Things
    La frequenza di banda dello spettro comporta notevoli obblighi normativi relativi alla eventuale licenza richiesta e alle necessarie garanzie in termini di sicurezza da garantire. Alcuni di questi problemi potrebbero essere evitati o quantomeno ridotti tramite l’utilizzo di bande dedicate a tali tecnologie.
  • Interconnessione, interoperabilità e portabilità
    La presenza di diverse piattaforme prodotte da diversi fornitori solleva il problema se gli obblighi in materia di interoperabilità previsti dalla normativa in materia di telecomunicazioni siano applicabili anche alle comunicazioni tra dette piattaforme e, qualora non lo fossero, se una estensione normativa debba essere espressamente prevista dal regolatore.
  • Numerazione e indirizzi
    I dispositivi che fanno parte dell’Internet of Things devono essere identificati e comunicare tra loro. L’utilizzo delle risorse di numerazione per tali comunicazioni soleva obblighi in materia di diritto delle telecomunicazioni che potrebbero essere meno onerosi qualora delle risorse di numerazione fossero destinate alle tecnologie M2M e/o dell’Internet of Things. Allo stesso modo, si stanno sviluppando nuove tipologie di “indirizzi” per i dispositivi dell’Internet of Things che by-passano le problematiche relative all’utilizzo delle risorse di numerazione e potrebbero semplificare il problema.
  • Roaming permanente dei dispositive dell’Internet of Things
    I dispositivi dell’Internet of Things possono operare in situazioni di roaming permanente che sono difficili da inquadrare nell’ambito dell’attuale quadro regolamentare. Inoltre, danno vita a problemi in termini di costi del servizio di roaming che potrebbero essere sproporzionati. Il problema è quindi se i dispositivi dell’Internet of Things debbano essere trattati come qualsiasi altro servizio di telecomunicazione.

Quelle sopradescritte sono solo alcune delle problematiche che si stanno affrontando nell’ambito della consultazione lanciata dall’AgCom sui dispositivi M2M, una occasione unica per creare le regole che disciplineranno l’Internet of Things determinandone l’eventuale successo.

 

Giulio Coraggio

Giulio Coraggio

Avvocato in Italia ed Inghilterra specializzato in diritto delle nuove tecnologie, privacy, giochi e diritto commerciale, lavora nel dipartimento di Proprietà Intellettuale e Tecnologie dello studio legale internazionale DLA Piper. Riconosciuto da alcune delle più importanti directory legali internazionali è spesso relatore a conferenze e webinar sulle nuove tecnologie e i giochi. Ha il grande privilegio di lavorare nel settore delle tecnologie che sono la sua passione (insieme al Napoli…) e trasmette questa passione ai propri clienti immedesimandosi nel loro business.

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