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Privacy: Facebook chiamata a rispondere alla class action europea?

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La Corte Regionale di Vienna avrebbe intimato a di rispondere  formalmente alla class action indetta nelle scorse settimane da , che dirige anche il sito Europa vs Facebook: l’azione di massa contesta al social network, e la sua filiale irlandese, “atti illeciti” legati alla gestione della privacy degli utenti. La call invita tutti gli utenti adulti non legati a profili commerciali di Facebook, situati ovunque nel mondo (al di fuori degli Stati Uniti e del Canada) che sentano lesi i propri diritti. In pochi giorni dal lancio la manifestazione aveva raggiunto le 11.000 adesioni ma ora sarebbe arrivata alla cifra record di 60.000 sottoscrittori. Come risarcimento Schrems ha chiesto una cifra non elevatissima, circa 500 euro (663 dollari) per ogni utente che, quand’anche la dovesse avere successo, non rappresenterebbe un danno economico insormontabile per il colosso. Ma probabilmente per la sua immagine, si.

Secondo quanto annunciato da Schrems la corte viennese avrebbe esaminato il caso ed avrebbe dato a Facebook Irlanda quattro settimane per rispondere. L’Irlanda, infatti, è il quartier generale per le operazioni internazionali di Facebook, che coprono oltre l’80% dei suoi utenti. “Se Facebook Irlanda si rifiutasse di presentare una risposta, il giudice potrebbe dare un giudizio in assenza della stessa, sulla base della querela,” prosegue il comunicato.

Al momento non è possibile prevedere le prossime mosse di Facebook, colosso che insieme agli altri big di internet, in questi mesi è nel mirino delle autorità europee sul tema privacy.

Intanto si apprende che gran parte dei sottoscrittori della class action in Europa sono tedeschi, un dato che non sorprende, sostiene TechCrunch, dal momento che la Germania ha spesso contestato a Facebook e Google potenziali violazioni della privacy; senza contare che il gruppo, guidato da studente di legge Max Schrems, è originario prorio di questa regione ed ha in corso scontri con Facebook e le sue policy da diversi anni. Gli altri paesi fortemente rappresentati sono i Paesi Bassi, la Finlandia e il Regno Unito. Mentre gliu tenti di Stati Uniti e Canada non sono autorizzati a registrasi alla class action. “Per motivi legali non possiamo estenderla a US e utenti canadesi,” dice. “La class action è stata depositata contro Facebook Irlanda, il ramo internazionale con circa l’82% dei clienti di Facebook in tutto il mondo. Gli utenti negli Stati Uniti e in Canada hanno un contratto con Facebook US, un’altra entità giuridica. Non possono partecipare a una class action contro un’entità con cui non hanno alcun contratto”.

 

 

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