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IoT e sicurezza stradale: la nuova era inizia con le comunicazioni V2V

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I tempi di reazione di fronte al pericolo sono la vera sfida per i ricercatori che lavorano nel settore dell’automotive. Compiere determinate azioni in contesti di pericolo, visibile o potenziale, all’interno di un’automobile oggi richiede un particolare tipo di progettazione ma domani gli sviluppi della tecnologia potrebbero cambiare lo scenario. Non è lontano un futuro in cui i veicoli saranno in grado di comunicare costantemente con il loro ambiente circostante, mettendo in guardia i conducenti dai pericoli invisibili e improvvisi.

Connected-Car-modern-city-at-night-675x310Il Dipartimento dei Trasporti USA ha annunciato questa settimana un piano strategico, che sarà applicato nei prossimi anni, per imporre l’uso di apposite tecnologie, la cosiddetta comunicazione “da veicolo a veicolo”, su tutte le auto e i camion circolanti per le strade degli Stati Uniti. Il Segretario ai Trasporti Anthony Foxx lo ha definito “il prossimo grande passo avanti per salvare vite umane”.

Google sta già sperimentando il sistema sulle proprie auto senza conducente ma la tecnologia è in fase di sperimentazione all’interno di una città universitaria e sotto la supervisione di accademici, il contesto sembra lontano dall’essere simile ad una situazione di normale traffico cittadino, spiegano sul New York Times che ha approfondito il tema, che comporta rischi e comportamenti non prevedibili in scenari “asettici”. Il programma del Dipartimento punta invece a test quanto più vicini alle situazioni di pericolo “reale” che si registrano in mezzo al traffico e con una dotazione tecnica che dovrebbe essere alla portata della maggior parte dei cittadini.

La Highway Traffic Safety Administration stima che i trasmettitori da veicolo a veicolo possano essere aggiunti con una spesa aggiuntiva di circa 350 dollari sul costo totale di un veicolo entro il 2020. L’agenzia di sicurezza prevede che i prezzi scenderanno con il passare del tempo e con l’affermarsi dell’utilità del prodotto, come è già successo con le macchine fotografiche applicate agli specchi retrovisori, che saranno obbligatorie per il 2018. Entro la fine del decennio il tipico veicolo americano sarà parte di un network e la condivisione delle informazioni durante qualsiasi tragitto sarà costante.

A tale proposito nell’ambito di un programma pilota gestito dalla University of Michigan Transportation Research Institute, spiega la testata, quasi 3.000 veicoli guidati da volontari vengono testati in condizioni reali. I sensori e i trasmettitori installati sui veicoli inviano e ricevono informazioni 10 volte al secondo: velocità, direzione, posizione e altri dati che le case automobilistiche e le agenzie federali sperano possano inaugurare una nuova era della sicurezza stradale.

La novità dell’esperimento si concentra soprattutto sui pericoli invisibili: oltre a monitorare il percorso stradale, attraverso telecamere e laser, la tecnologia wireless metterà in comunicazione le autovetture. Non solo offrirà aggiornamenti su ingorghi o lavori stradali ma anche sulla presenza eventuale di strade ghiacciate.

Anche i semafori potranno fare la loro parte. Ricercatori USA stanno migliorando la tecnologia alla base della segnaletica. È già in via di sperimentazione l’utilizzo di strisce pedonali “intelligenti” capaci di mostrare ai pedoni il tempo rimanente per attraversare la strada ed evitare comportamenti dettati dal panico. Su questa scia si colloca anche il progetto per creare una “greenway”, una sorta di percorso segnalato ai conducenti delle vetture in grado di avvisare sui semafori verdi e le strade senza traffico, al fine di ridurre la congestione urbana e le emissioni nocive.

V2V-300x187Ma il tema degli incidenti stradali sembra il filone che sta più a cuore alle agenzie federali. Un programma pilota attivo nella città di Ann Arbor ha iniziato ad equipaggiare i veicoli locali nel 2012 con trasmettitori wireless, che operano su una frequenza speciale riservata per la tecnologia vehicle-to-vehicle. I ricercatori hanno coinvolto quasi 3.000 volontari e un consorzio di otto case automobilistiche che ha messo a disposizione le proprie macchine di prova. L’obiettivo era quello di avere un altro numero di vetture coinvolte nel test raccogliendo informazioni dettagliate memorizzate su hard disk installati nel bagagliaio. L’esperimento, inizialmente della durata di un anno, è stato ampliato a tre anni e potrebbe includere in futuro più di 9000 partecipanti, tra automobilisti e, cosa nuova per il programma sperimentale, dei pedoni.

Il Dipartimento Trasporti prevede che otto su ogni 10 incidenti stradali potrebbero essere evitati mentre un recente rapporto del National Highway Traffic Safety Administration evidenzia che ogni anno si potrebbero evitare 600.000 incidenti che coinvolgono curve a sinistra o incroci, risparmiando più di 1.000 vite.

Certo, le case automobilistiche sono preoccue per la reazione degli automobilisti sul tema della sicurezza, reazione prevedibile, in particolare quando si parla di comunicazioni wireless ma molti dei timori possono essere mitigati solo attraverso la comprensione alla base di questo tipo di tecnologie. A differenza dei telefoni cellulari o dispositivi GPS, i trasmettitori da “veicolo a veicolo” hanno una gittata di solo poche centinaia di metri. Sono progettati per comunicare con le automobili e le infrastrutture circostanti ma non tengono traccia dei movimenti nel tempo e non registrano informazioni personali.

Insomma, a differenza di altre tecnologie che hanno visto un’iniziale affermazione della parte “tecnica” seguita, poi sulla scia delle polemiche, da provvedimenti in materia di privacy e sicurezza, questa volta, con le sperimentazioni che vanno di pari passo con le riflessioni riguardanti la protezione dei dati personali ci sono le premesse per uno sviluppo coerente e veloce delle macchine intelligenti.

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