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Editoria: Franceschini difende l’analogico, regole comuni per intervenire sui colossi rete

Dario-Franceschini

Serviranno regole non soltanto europee, ma globali, per rispondere ai cosiddetti giganti della rete”. Lo dice il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, , intervenendo sul caso partito negli Usa che ha aperto un dibattito in Europa e ora anche in Italia, in un’intervista al portale Cadoinpiedi.it. “Ho letto della polemica tra Amazon e alcuni importanti scrittori ed editori. Il tema, però, è più ampio. Non si limita, infatti, all’industria libraria” spiega Franceschini. “Penso ad esempio – continua – al settore alberghiero, con portali come Booking che vincolano gli alberghi a non offrire i propri servizi a prezzi più bassi attraverso altre agenzie o il proprio sito, o al caso dei produttori musicali indipendenti, che hanno problemi con YouTube, da quando il portale video è controllato da Google; YouTube, infatti, nei contratti propone condizioni economiche difficili da sostenere…“.

Dopo il ministro della Cultura francese Aurélie Filippetti che nei giorni scorsi è di nuovo scesa in campo contro il portale di e-commerce di Jeff Bezos parlando di “attentato inaccettabile all’accesso ai libri e alla diversità letteraria ed editoriale”, e dopo che anche in Germania il ministro della cultura e dei media Monika Grütters ha dichiarato di supportare la protesta di oltre 1.300 autori tedeschi, austriaci e svizzeri, il ministro Franceschini sottolinea: “Come Europa dobbiamo individuare regole comuni, perché i singoli Stati non hanno strumenti per intervenire nei confronti di colossi globali come Amazon, e non solo, naturalmente“.

“Sono d’accordo che il problema è globale. Quella in corso è una rivoluzione digitale che sta modificando tutte le regole del gioco. Il mercato è cambiato per sempre e bisogna definire nuove regole ed essere operativi con un’agenda molto stretta“. gli fa eco Riccardo Cavallero, direttore generale Libri Trade del Gruppo Mondadori. “Bisogna però prendere un settore per volta perché altrimenti si rischia di non fare nulla e crescono così le posizioni dominanti che sono un pericolo soprattutto per il consumatore” sottolinea Cavallero che precisa anche di “non credere nelle barriere protezionistiche ma nel cambio di mentalità”. La questione più urgente da affrontare per il direttore generale Libri Trade del Gruppo Mondadori, è “l’Iva comunitaria in scadenza il 1 gennaio 2015. È un processo lento l’adeguamento a livello europeo ma bisognerebbe intanto, da gennaio, permettere a ogni paese di applicare sul libro digitale la stessa Iva del libro di carta, per l’Italia al 4%. Noi ci stiamo muovendo in questa direzione e anche il governo nella figura di Lotti“.

Le reazioni alle dichiarazioni di Franceschini non finiscono qui “Basta e avanza, almeno per l’, risolvere il problema a livello europeo. Il 70% del fatturato editoriale mondiale è di proprietà europea e l’Europa ha interessi diversi dall’America” sottolinea Stefano Mauri, presidente e ad del Gruppo Gems, “serviranno regole non soltanto europee, ma globali, per rispondere ai cosiddetti giganti della rete”. “Tutti scelgono un sito per ogni funzione. C’è sempre un leader che stacca gli altri: Google per le ricerche, Booking per prenotare, Amazon per comprare. I consumatori pongono un enorme potere nelle mani di un unico monopolista” spiega Mauri. “C’è un sacco da fare a livello europeo. L’Europa può assumere, attraverso la specificità culturale, una posizione differente, perché assoggettarsi alle posizioni americane?” dice Mauri. Il presidente e ad del Gruppo Gems sottolinea anche che “bisogna difendere la qualità dei contenuti che siano musicali, audiovisivi o editoriali” e a proposito dell’Iva sul libro digitale sottolinea che “bisogna facilitare i singoli Stati membri per equiparare l’Iva dell’ebook (in Italia al 22%) a quella del libro di carta (in Italia al 4%) come hanno fatto Francia e in Lussemburgo con procedura informale“. “Il primo passaggio – dice Mauri – è quello di cambiare la normativa europea. Adesso esiste l’ebook, ma ancora tutto quello che è digitale è considerato un servizio”.

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