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IBM presenta TrueNorth, il chip che imita il cervello umano

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Un chip per computer che imita le capacità di calcolo del cervello umano: lo ha realizzato  che in queste ore ha pubblicato un articolo su Science che descrive nel dettaglio quello che alcuni non hanno tardato a definire come l’inizio di una nuova era.

Conosciuto come il processore imita il cervello e riconosce modelli, basandosi su reti densamente interconnesse di transistor: i “neuroni” elettronici del chip sono in grado di segnalare agli altri quando un tipo di dato – la luce, per esempio – supera una certa soglia. E, lavorando in parallelo, i neuroni cominceranno a organizzare i dati in modelli che suggeriscono che la luce sta aumentando o cambiando il colore. In altre parole il chip non risolve i problemi attraverso la forza bruta dei calcoli matematici, come i processori di oggi, ma è stato progettato per comprendere il suo ambiente, gestire l’ambiguità e intervenire in tempo reale, spiegano sul New York Times. Per gli esseri umani fare queste cose osservando un fenomeno, è normale ma per le macchine si è sempre trattato di una frontiera di comprensione assai lontana. Almeno sino ad ora. 

Il chip TrueNorth, grande quanto un francobollo, incorpora 5,4 miliardi di transistor, il numero più elevato che IBM abbia mai messo su un chip. Dispone anche di 1 milione di “neuroni” programmabili e 256 milioni di “sinapsi” programmabili, certamente un numero molto inferiore ai 100 miliardi di neuroni del cervello umano ma abbastanza, dicono gli esperti, per emettere ad esempio in modo proattivo un allarme allarmi o monitorare fuoriuscite di petrolio. Il tutto mentre consuma solo 70 milliwatt di potenza, ovvero la stessa potenza di un apparecchio acustico, mentre gli attuali processori Intel nei pc di oggi e nei data center possono avere 1,4 miliardi di transistor e consumano “ben”  35-140 watt.

Il chip, alla sua seconda versione dalla prima del 2011, è ancora in fase sperimentale e non è ancora disponibile per applicazioni commerciali. Eppure il progetto ha scatenato un acceso dibattito nella comunità scientifica e tra gli esperti di settore che, da più part,i vedono nel TrueNorth una rivoluzione assoluta: “Un risultato notevole in termini di scalabilità e basso consumo energetico“, ha detto Horst Simon, vice direttore del Lawrence Berkeley National Laboratory che ha paragonato il nuovo design all’avvento dei supercomputer paralleli negli anni ottanta, il che allora voleva dire “passare da una strada a due corsie di un’autostrada.” E per molti, benchè ancora in fase sperimentale, l’innovazione di IBM potrebbe aiutare a superare i limiti prestazionali dell’architettura di von Neumann, il sistema matematico su cui si basano quasi tutti i computer costruiti dal 1948 ad oggi. Mentre per Terrence J. Sejnowski, direttore del Laboratorio di Neurobiologia Computazionale del Salk Institute è l’inizio di un’era:  “il chip TrueNorth è come il primo transistor.

E che l’annuncio di IBM sia “qualcosa di grosso“, come ha detto Richard Doherty, direttore presso il Gruppo Envisioneering, una società di valutazione della tecnologia e della ricerca, lo dimostra il fatto che l’azienda abbia dato evidenza della sua creatura direttamente alla comunità scientifica mondiale scegliendo Science e non la comunità più strettamente legata alle novità tecnologiche. 

L’innovazione di IBM,  finanziata dalla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), un braccio del Pentagono, nel quadro di un programma chiamato Systems of Neuromorphic Adaptive Plastic Scalable (SyNAPSE), non riveste carattere di eccezionalità invece per altri scienziati, che sostengono che tale tecnologia dovrà fare ancora molta strada prima di potere realmente potenziare i data center o far nascere nuovi di telefoni intelligenti, telecamere o robot. Tra questi vi è Yann LeCun, direttore della ricerca sull’intelligenza artificiale di Facebook  pioniere nel settore delle reti neurali, che sulle pagine del NYT si è detto scettico sull’approccio di IBM “Il chip sembra essere limitato in molti modi, e le prestazioni non sono quello che sembrano” ha scritto in una email inviata ai giornalisti. Viene da chiedersi  cosa abbia in cantiere Facebook sul fronte dell’intelligenza artificiale per commentare in modo così netto l’annuncio di Big Blue…

Mai come in questo caso i prossimi anni saranno decisivi per capire quale delle due “fazioni” avrà avuto ragione.

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