Legal & Digital Rights

Diritto all’oblio: Google risponde alla Ue e difende procedura di rimozione

Google privacy

Un dettagliato e puntuale botta e risposta su come stia gestendo le richieste di eliminazione dei link per effetto della nota legge che garantisce il diritto all’oblio online per i cittadini europei. Il colosso della ricerca, infatti, ha reso noti i contenuti di un documento, inviato alla Ue, in cui risponde a ben 26 domande che la stessa Commissione ha posto in occasione di un recente incontro in terra europea. Al centro del dibattito, già allora, le modalità effettive con cui il colosso gestisce la procedura, con particolare riferimento alle comunicazioni che Google invia a siti e webmaster “colpiti” da rimozioni. Una procedura che pare non essere particolarmente gradita i Garanti della Privacy Ue.

Google, invece, difende il diritto di informare i siti web quando alcuni contenuti vengono rimossi dai risultati di ricerca in seguito all’applicazione del diritto all’oblio: la scelta, accusata di non tutelare in alcuni casi l’anonimato di chi fa richiesta di rimozione, non viola le normative europee sulla privacy perché non vengono condivisi dati personali dei cittadini. Soprattutto, sottolinea Peter Fleischer Global Privacy Counsel firmatario della lettera, informare dell’avvenuta rimozione consente a Google di ricevere feedback da parte dei gestori dei siti, feedback utili a rivelare richieste illegittime di diritto all’oblio, erroneamente assecondate. “La notifica (della rimozione) agli amministratori dei siti assicura la trasparenza e rende possibile fare correzione quando una rimozione si dimostra essere errata“, scrive Google. “Abbiamo avuto informazioni dai webmaster che ci hanno portato a rivalutare le rimozioni e a reinserire (i link) tra i risultati di ricerca. Questi feedback degli amministratori – evidenzia la compagnia – ci consentono di fare una pesatura più equilibrata dei diritti, migliorando così il nostro processo decisionale e il risultato per gli utenti e gli amministratori”.

Il documento è anche l’occasione per sottolineare la difficile posizione di Google nella gestione dei contenuti pubblicati da terzi. A volte le richieste non vengono adeguatamente corredate da informazioni di “scenario” e questo provoca distorsioni e notevoli complessità per il motore di ricerca. Complessità che il più delle volte portano con sè anche riflessioni sul tema cuore del diritto all’oblio ovvero trovare il difficile equilibrio tra privacy e diritto all’informazione per gli utenti. Si pensi alla richiesta di rimuovere un vecchio articolo “su una persona che viene condannata per una serie di reati in adolescenza” ma nella richiesta viene omesso ” che tale vecchio articolo ha una rinnovata rilevanza a causa di un recente articolo su quella persona condannata per reati simili in età adulta”. Oppure, spiega ancora Google, si assiste anche a persone che senza troppa cura sottopongono URL che riportano a risultati di ricerca legati al loro nome ma che “sono in realtà di un’altra persona con lo stesso nome”.  

Problematiche che si sommano ai volumi delle richieste: Google conferma le cifre trapelate solo l’incontro del 24 luglio e comunica che sono 91.000 le richieste di rimozione ricevute al 18 luglio, pari a 328.000 url. La Francia è lo stato che ha sottoposto più richieste ovvero 58.000, seguita da Germania con 57.000 e Uk con 44.000. L’Italia si ferma a 28.000. Infine, Google ribadisce la costituzione di un Comitato di osservatori i cui membri, nei prossimi mesi, si recheranno in diversi paesi Ue per raccogliere opinioni sul tema.

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