In Controluce

Se il paese guarda al dito mentre il mondo è già sulla Luna

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È desolante rendersi conto di come un Paese possa perdere il senso della strada, della direzione, del percorso. Ed è ancora più triste rendersi conto di quanto sia facile che chi vi abita, preso da una quotidianità vuota di costrutto, possa così facilmente perdere la visione d’insieme e la prospettiva delle cose, risucchiato in un gorgo di discussioni inutili e ragionamenti circolari. Ma è quello che sta inesorabilmente accadendo in Italia. E sta avvenendo anche (e soprattutto) nell’ambito dell’information technology, in un contesto che dovrebbe essere invece dinamico, proattivo, stimolante. In una parola “vivo”. Eppure il nostro paese ha questo potere: riesce ad annichilire anche le menti più fertili e le immaginazioni più fervide, riducendo alla dimensione dell’insulso le intelligenze più vive.
Basta guardare al dibattito pubblico sull’ per rendersi conto di quale immensa mole di carta, di bit, di energie sia stata spesa e si stia spendendo per girare attorno ad un totem ormai privo di qualsiasi valore reale. Ciononostante, tutti allenatori della nazionale, ci appassioniamo a parlare di Identità Elettronica, di  SPID, di Sanità Digitale, di Codice dell’Amministrazione Digitale, di fatturazione elettronica, di Banda Larga con toni sempre uguali a loro stessi ed argomentazioni delle quali stupisce come non si cominci a fare un semplice copia&incolla di anno in anno dai vecchi post. In un vortice che trascina tutti noi in vicoli ciechi fatti di discussioni inutili, costruite attorno a problemi sempre uguali a loro stessi. Ma la cosa più triste è che mentre siamo tutti presi in tale vortice di vacuità il mondo procede. Va avanti. Evolve. E noi, dalla prospettiva nella quale ci siamo rinchiusi, non riusciamo più a cogliere la prospettiva del mondo.

dito_e_lunaE quanto più il mondo va avanti tanto più aumenta l’effetto di aberrazione prospettica che rende difficile, per chi quotidianamente è immerso nell’insulsa poltiglia delle italiche querelle, alzare gli occhi e capire cosa stia succedendo al di là dei nostro naso. Una miopia collettiva che ci porta a spendere le energie migliori per dibattere temi stantii e prendere decisioni inutili su temi sui quali si tornerà, e tornerà, e tornerà, in maniera circolare. Una contaminazione al contrario, in cui invece di assistere ad un processo di crescita del dibattito sull’innovazione che arrivi a migliorare la politica, assistiamo ad un progressivo peggioramento della qualità del nostro livello di discussione anche attorno ai temi più tecnici, in cui le peggiori retoriche della peggiore politica diventano ormai comuni anche in settori in cui la politica non dovrebbe aver titolo d’esistenza. Quantomeno, la politica alla quale siamo abituati.
E così, mentre aziende come Google mettono in moto meccanismi che cambieranno realmente il nostro modo di percepire il mondo e di interpretare il reale, noi di quelle aziende guardiamo alle azioni solo apparentemente più eclatanti. Con il risultato che mentre tutti i giornali parlano del 50% di richieste di oblio dei dati presentate dagli utenti europei respinte da Google, nello stesso momento Google avvia un baseline study sulla mappatura del DNA, si struttura per far sì che la rete raggiunga i punti più remoti del globo, acquisisce satelliti geostazionari che saranno in grado di discernere quanti camion escono da una fabbrica giorno per giorno. Tracciando i confini di un mondo in cui non sarà certo il diritto all’oblio di fatti successi anni fa il principale problema in termini di privacy.

Quando un intero paese continua a guardare al dito mentre il mondo è già sulla Luna il rischio è che quel paese sperperi il valore delle sue intelligenze facendo sì che esse si concentrino su temi privi di significato. Perdendo la prospettiva e non guardando più al futuro in quanto troppo impegnati a discettare su un presente già superato. Non possiamo più permetterci di perdere il nostro tempo attorno a discorsi che non hanno un valore reale. Non possiamo permettercelo perché il mondo non aspetta e non avrà pietà se rimarremo troppo indietro.

Chief Editor di TechEconomy.
Docente universitario, giornalista, advisor per le Nazioni Unite.

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