ICT & Telco

Agcom: presentata Relazione Annuale 2014, tlc in affanno e pubblicità in picchiata

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Un settore in profonda trasformazione ma che ancora fatica a riprendersi, sebbene la crisi in questo mercato abbia pesato in misura ben più contenuta rispetto ad altri. Potrebbe essere questa la sintesi di quanto emerge nella Relazione Annuale 2014 dell’Agcom in discussione al Parlamento in queste ore.

Nel complesso prosegue la contrazione del settore dei servizi di comunicazione (tlc, radio, tv, poste, editoria e internet), i cui ricavi nel 2013 sono scesi a 56,1 miliardi, in calo del 9% sul 2012. Nello specifico le tlc, che rappresentano la fetta più ampia, registrano una flessione del 10,77% a 34,4 miliardi di euro: è in particolare la telefonia mobile (dove si concentra la forte discesa dei prezzi, che evidentemente incide sui ricavi) ad avere problemi, con una flessione del 14% a 17,26 miliardi e che la fa tornare grosso modo allo stesso livello di quella fissa (17,20 miliardi, -7,4%). Più contenuta la flessione dei media (radio, tv, stampa e Internet), che perdono il 7% a 14,7 miliardi: in questo caso di particolare rilevanza è il crollo dei periodici, con ricavi ad appena 2,35 miliardi (-17%). In contrazione del 2%, a 6,9 miliardi di euro, sono infine i servizi postali. Continua, insomma, la debacle di uno dei settori trainanti degli anni 2000: e un’ulteriore prova sta nel fatturato lordo, che scende sotto il 4% del Pil.

Anno nero, il 2013, anche per la pubblicità: il calo dei ricavi complessivi rispetto all’anno precedente è stato del 10,9%, da 8,3 miliardi a 7,4 miliardi. Crollano periodici (-24,1%) e quotidiani (-13,2%), ma vanno male anche tv (-10,1%) e cinema (-7%). La radio perde il 6,4%. Scende per il primo anno anche Internet (-2,5%).  Per quanto riguarda l’incidenza sul mercato complessivo – secondo il quadro che emerge dalla Relazione annuale dell’ al Parlamento – la tv è largamente in vetta con il 43,7% (i ricavi sono 3 miliardi 257 milioni). Aumenta il peso di Internet, ora al 19,7% (1 miliardo 465 milioni), i quotidiani sono al 13,2% (983 milioni).

telcoTuttavia, come appare evidente dai dati, non sono solo crisi e contrazione dei consumi a far mettere la retromarcia. Di grande rilevanza è infatti la diminuzione dei prezzi, che si fa sentire in particolare nella telefonia mobile, tanto che, come sottolinea il presidente Angelo Marcello Cardani, “il confronto internazionale mostra come le famiglie italiane possano accedere ai diversi servizi di comunicazione sostenendo una spesa inferiore rispetto a quella sopportata mediamente dalle famiglie di altri Paesi europei“. Qualche segnale di inversione di tendenza sulla salute del settore, inoltre, si riesce a scorgere: la flessione degli investimenti nel settore delle tlc (rete fissa), infatti, è decisamente più contenuta rispetto al 2012, con un -0,7% contro il -6,5% dell’anno precedente. La rete mobile è invece in affanno (-9,8% contro +7,7%), ma si tratta di un dato che non fotografa pienamente la realtà, visto che nel 2013 c’è stato l’esborso da parte degli operatori per le frequenze 800.  

Il traffico voce su rete mobile non solo non è diminuito, ma ha messo a segno un forte rialzo (+8,4% a 156,5 miliardi di minuti). Le vecchie cornette di casa, invece, vengono utilizzate sempre meno: basti pensare che il traffico voce è stato pari a 67 miliardi di minuti, in flessione del 14%. Sul settore mobile, tuttavia, pesa anche una flessione degli introiti nei servizi dati (-3,3%), su cui incide fortemente la crisi degli Sms, sempre più spesso soppiantati dalle chat degli smartphone (quasi 40 milioni tra cellulari di ultima generazione e chiavette): i ricavi dai vecchi messaggini, così, sono precipitati del 25%, mentre l’accesso e la navigazione su Internet ha messo a segno un +13%. Il quadro concorrenziale nel mobile, infine, conferma, anche se in leggera flessione, Telecom Italia quale market leader (33,2%), mentre Vodafone perde oltre il 2%, a vantaggio di H3G e soprattutto di Wind, che ha nettamente superato il 20% del mercato, con un guadagno dell’1,6% nel segmento residenziale. Gli operatori mobili virtuali mostrano un leggero aumento della propria quota di mercato, che supera il 4% nell’utenza affari. Per quanto riguarda la banda larga fissa, l’Agcom mette in evidenza come la quota di mercato di Telecom sia scesa, per la prima volta, al di sotto del 50%.

Cardani sottolinea dunque la necessità di una riflessione “sulla nuova stagione della regolazione 2.0“, in materia di nuovi servizi Internet, ruolo degli Over the top, “Internet delle cose, Big e Open Data”. Cardani ha spiegato che “occorre interrogarsi sull’eventuale cambiamento dell’approccio regolamentare” per cogliere “l’effettiva portata dell’ingresso degli Over The Top sui mercati delle telecomunicazioni, oltre che su quelli dei media” ed ha ricordato che “da più parti, in sede internazionale e nazionale, viene con sempre più forza la richiesta di stabilire una parità di obblighi tra i diversi soggetti attivi dal lato dell’offerta”.Ad ogni modo – ha aggiunto -, le autorità di regolazione hanno di fronte la sfida di analizzare e definire quali siano le questioni, le competenze e gli strumenti posti dalla regolazione di internet o meglio, delle diverse articolazioni cui essa dà luogo: oltre alla disciplina del diritto d’autore online, si pongono temi di enorme rilievo, quali ad esempio, come accennato, la tutela dei minori, la sicurezza delle reti, il pluralismo dell’informazione, l’eventuale disciplina della net neutrality, la regolazione delle piattaforme e dei servizi machine to machine, delle piattaforme che utilizzano le apps, o, più ampiamente, della cosiddetta internet delle cose”.

La presentazione della Relazione è anche l’occasione per fare il punto sugli impegni in essere e quelli futuri dell’Agcom. A tre mesi dall’entrata in vigore del Regolamento per la tutela del diritto d’autore online, ad esempio, “i primi risultati mostrano come l’Autorità stia effettivamente perseguendo l’obiettivo virtuoso che si era prefissata nell’affrontare il delicato tema della tutela del diritto d’autore online“. “Numerose procedure avviate, infatti – ha aggiunto -, si sono concluse con l’adeguamento spontaneo di uploader, provider e gestori di siti internet alle richieste dell’Autorità, mostrando una risposta positiva della rete alle attività di contrasto alla pirateria, a riprova dell’efficacia del sistema introdotto. L’intervento dell’Autorità si fonda, peraltro, sulla convinzione che la lotta alla pirateria non possa limitarsi solo all’opera di contrasto, ma debba essere accompagnata da una serie di azioni positive volte a creare una cultura della legalità nella fruizione dei contenuti”.

E per il futuro si parte da una considerazione: “L’Italia mostra segnali di debolezza nello sviluppo e penetrazione di reti digitali di nuova generazione e di accesso ai servizi più innovativi. Sebbene nell’ultimo anno si sia parzialmente ridotto il divario digitale dell’Italia rispetto alla media europea, molti sforzi restano da compiere e in questo comune obiettivo l’Autorità continua a fare la sua parte”.

Il presidente è anche tornato su un tema che è stato al centro delle discussioni in queste ultime settimane, vale a dire l’aumento del contenzioso con gli operatori, “tuttora molto elevato, con ricadute sui tempi di efficacia delle nostre decisioni e in termini di incertezza della regolazione”. Tra gli ultimi esempi, c’è lo scontro con Telecom Italia in merito alle tariffe di unbundling per il 2010-2012, rimesse in discussione dopo alcune sentenze del Consiglio di Stato: “Nel corso del biennio – ha rilevato Cardani – l’Autorità è stata criticata per decisioni con effetti retroattivi; anche questa, tuttavia, è una conseguenza dei lunghi e imprevisti iter amministrativi, innescati dai ricorsi delle imprese verso le decisioni dell’Autorità“. Secondo Cardani, pertanto, “è bene evitare un abuso o un uso strumentale del contenzioso”. Altra questione che sta a cuore all’Agcom è ovviamente la riforma della P.a., che contiene un riordino delle autorità indipendenti: “Ovviamente – ha premesso il presidente – ci adegueremo a quello che risulterà il dettato legislativo“, tuttavia per Cardani “tale riforma non può prescindere né dalle peculiarità dell’Agcom, né dalla valutazione degli effettivi e non presunti risparmi di spesa a parità di risultati, né dalla salvaguardia dell’autonomia e indipendenza delle Autorità dal potere economico e politico”.

 

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