La Bella Terra

Il lato positivo

web

Qualche giorno fa si è tenuto al Politecnico di Milano un workshop intitolato “Fragilità e rischi nel governo della websociety”. Credo che l’evento non fosse pubblico. Ne parlo perché il giorno dopo è stato menzionato dal Corriere della Sera: quindi credo posso quanto meno riportare le posizioni e opinioni che ho personalmente espresso.

L’evento è stato presieduto dal nostro Rettore Giovanni Azzone e ha visto la partecipazione di colleghi del Politecnico e di altre istituzione milanesi. Ospite di eccezione il Professor Giuliano Amato che, come riporta il Corriere nell’articolo che segnalavo, ha anche proposto alcune conclusioni e osservazioni che mi sono parse particolarmente azzeccate e condivisibili.

Cybercrime_02Molte preoccupazioni, molti dubbi

Il workshop ha visto una serie di interventi che hanno sottolineato diversi aspetti critici della rete da una molteplicità di punti di vista:

  • L’uso della rete nei sistemi finanziari e le distorsioni introdotte dai sistemi (semi)automatici di trading online
  •  L’uso della rete nel business e nella comunicazione.
  • Le distorsioni che a volte vengono introdotti nei mercati finanziari da una comunicazione erronea o impulsiva (si pensi al tema della reputation sui social network).
  • I problemi legati al cyber-crime.
  • La rete e i risvolti filosofici e pedagogici.

La mia impressione iniziale è che il quadro che ne stava emergendo fosse per lo più negativo, con una più marcata sottolineatura degli aspetti problematici e critici. Si è in un qualche modo riassunto quello che tanti dicono nella nostra società: “la rete è molto bella, ma è fuori controllo. È necessario incidere sui suoi meccanismi di funzionamento per limitare le distorsioni e i danni che essa genera”. Per lo meno, questo è il modo attraverso il quale mi sento di riassumere quello che ho sentito.

Alla fine di questi interventi, ho chiesto la parola è ho proposto in pochi minuti una mia riflessione, in due parti. Nella prima ho provato a analizzare di chi siano realmente le responsabilità di certe distorsioni che viviamo. Nella seconda, ho provato a proporre delle chiavi di lettura che dovremmo adottare nel guardare ai fenomeni della rete.

Di chi è la responsabilità

Per quanto riguarda il primo punto, ho osservato che troppe volte si parla della rete semplificando e ignorando la realtà dei fenomeni. Per spiegarmi, ha fatto due semplici esempi.

  • Nel caso terribile di Yara Gambirasio, in pochi minuti la rete si è riempita di notizie, frasi, racconti nei quali il sospetto (come credo dovremmo chiamarlo) è stato vivisezionato, raccontato e giudicato senza appello. Io credo sia stato e sia un terribile esempio di inciviltà, visto che siamo in una fase di indagine e che in ogni caso sono i giudici a dover emettere i verdetti (ricordate anche il caso di Silvio Scaglia?). Ma la “colpa” di tutto questo è della rete? Non è forse vero che quelle parole, quei giudizi, quelle informazioni sono state prodotte e “messe in rete” da politici e giornalisti? È la rete che deve essere “controllata” o piuttosto sono politici e giornalisti che devono usare questo mezzo (come qualunque altro) in modo responsabile e avveduto?
  • Il mondo della finanza è certamente oggetto di distorsioni o veri e propri crimini o truffe che vengono perpetrati utilizzando la rete. Ci sono strumenti operativi e operatori economico-finanziari che tendono a influenzare e condizionare le dinamiche dei mercati in modi che vanno ben al di là di quanto dovrebbe essere consentito. Ma chi ha creato questi strumenti e chi è l’attore di queste dinamiche? Non certo gli informatici o gli “esperti di ” o gli operatori di telecomunicazione e gli Over The Top (OTT). Sono gli operatori finanziari ad aver inventato marchingegni come il “flash trading” e non certo gli informatici. Il problema è la rete o l’uso distorto che ne fanno certi utenti della rete?

In generale, è come se la Fiat o al BMW fossero responsabili delle azioni di un pirata della strada. Certamente, Fiat e BMW hanno la responsabilità di creare auto sicure. Ma non è ammissibile addossare al costruttore le responsabilità di chi utilizza quelle auto in modo sbagliato o criminale.

Quattro aspetti nel rapporto con la rete e il digitale

In realtà, credo che nel caso della rete (come sottolineava anche Giuliano Amato) come società stiamo vivendo la sorpresa, l’impreparazione e il travaglio di chi si trova di fronte ad una discontinuità forte che rompe schemi e modelli culturali consolidati nel corso degli anni e dei secoli (si pensi a quanto accaduto con l’avvento della stampa o la sviluppo dell’energia nucleare o dei moderni sistemi trasporto). Per certi versi, si tratta di un fenomeno noto a storici e sociologi, e che non può né deve sorprendere.
Certamente, la rete introduce dinamiche che sono molto più pervasive, impulsive e radicalmente innovative di altre discontinuità tecnologiche del passato. Ciò non di meno, non ha senso ed è ingiusto (e miope) reagire in modo superficiale e epidermico alle sfide che l’avvento della rete certamente propone.

Nel mio intervento, sottolineavo che ci sono quattro aspetti/temi che dovremmo studiare e approfondire nello sviluppo della rete.

Controllo/repressione

I crimini vanno perseguiti e repressi. È quindi indubbio che sia necessario prevedere strumenti tecnologici, organizzativi e giuridici per controllare e contrastare i comportamenti illeciti.
Ma troppo spesso noi ci fermiamo a questo livello, tralasciando tutto ciò che deve essere messo in campo per governare, promuovere e valorizzare un fenomeno così complesso come la rete e le tecnologie digitali. Credo quindi che dovremmo focalizzarci anche su altre tre dimensioni essenziali.

Regolazione (e sua applicazione)

Molte distorsioni che accadono sul mondo della rete sono dovute in primo luogo alla mancata applicazione di norme esistenti. Per esempio, la diffamazione in rete non è diversa da quella su carta stampata. Per cui il primo passaggio è l’applicazione delle norme e delle regole che già esistono.
Ma certamente servono anche altre regole, nuove o adeguate ai tempi che viviamo. O quanto meno, è necessario che chi detiene un potere di controllo e regolazione intervenga per correggere e rettificare situazioni distorte o dannose. È il caso, per esempio, dei mercati finanziari telematici. Se esistono (come esistono) distorsioni o aberrazioni, l’antitrust e le agenzie di controllo intervengano per introdurre i necessari correttivi, divieti o sistemi di regolazione. Non è certo questo un problema degli informatici o degli operatori di telecomunicazione, né un motivo per amputare o mortificare la struttura e il funzionamento complessivo di Internet.

Responsabilità

Security_OpenSSLUn’altra dimensione che oggi viene largamente sottovaluta è quella della responsabilità. Ci si lamenta delle distorsioni e dei rischi legati all’uso, per esempio, dei social network, ma ci si dimentica che sono gli utenti che affidano a quegli strumenti informazioni e dati sensibili e personali. Ovviamente, la rete è uno strumento molto potente e quindi i potenziali rischi sono conseguentemente molto elevati. Ma, come diceva Giuliano Amato al Politecnico, le automobili producono ogni anno migliaia di morti, ma non per questo c’è qualcuno che pensa di vietarle o di limitarne l’utilizzo. Lo sforzo in quel caso va (o dovrebbe andare …) nella costruzione di mezzi sempre più sicuri, nella definizione di norme e di strumenti di repressione degli illeciti (si pensi all’autovelox) e nell’educazione stradale e, soprattutto, civica. Perché per la rete dovrebbe essere diverso?

Opportunità

Infine, sarebbe auspicabile che si passasse da una descrizione e un immaginario della rete nei quali esistono solo rischi e problemi, ad una visione dove vengono colte e valorizzate tutte le straordinarie opportunità legate ad un utilizzo avveduto e intelligente di queste tecnologie digitali. Certamente, la corrente elettrica serve per controllare un missile militare intercontintale a testata nucleare; ma noi sappiamo anche (e soprattutto) che con la corrente possiamo fare un numero infinito di “cose” positive: dal far funzionare un cuore artificiale alla gestione di un impianto per la produzione di cibi biologici.
Lo stesso vale per la rete. Infiniti sono gli esempi di applicazioni straordinarie e benefiche delle tecnologie digitali e di Internet. Sarebbe il caso che, consci dei rischi e avveduti nel saperli affrontare, dedicassimo la nostra attenzione a riempire quel bicchiere che già oggi, lungi dall’essere mezzo vuoto, e più che mezzo pieno: è una straordinaria occasione di crescita della nostra società, delle nostre imprese, della scuola e delle nostre università e, in generale, di tutti noi che viviamo questo “piccolo” pianeta.

Alfonso Fuggetta

Dopo la laurea presso il Politecnico di Milano nel 1982, ha lavorato per una società di consulenza software dal 1980 al 1988, quando entra, come ricercatore senior, in CEFRIEL, azienda che promuove e sostiene l’innovazione nelle imprese e le amministrazioni pubbliche.
Professore associato presso il Politecnico di Milano, viene promosso a professore ordinario e, dopo aver ricoperto i ruoli di Vicedirettore e di Direttore Scientifico presso il CEFRIEL, nel 2005 ne viene nominato amministratore delegato.

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