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IoE: contaminazione e tempo del fare. Intervista a David Bevilacqua

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David Bevilacqua_copia

, Vice Presidente South Europe di

Cose, persone, dati e processi: tutti questi componenti devono svilupparsi in modo lineare, se non si  integrano a poco serve che gli oggetti si parlino”. A dirlo è David Bevilacqua, Vice Presidente South Europe di Cisco, intervenuto ieri nel corso della prima edizione del Summit The Internet of Everything, organizzato da The Innovation Group in collaborazione con Cisco Italia.

La sua visione dell’ guarda lontano e non comprende solo le connessioni tecnologiche M2M, ma va oltre e  contempla un modo diverso di intendere relazioni, processi, oggetti e persone. “Internet of Everything offre una formidabile opportunità per migliorare la produttività delle nostre imprese e per consentire al nostro Paese di tornare a crescere” afferma Bevilacqua durante il suo intervento al Summit “ma non possiamo assolutamente permetterci di perdere il treno di questa nuova rivoluzione digitale”.

E durante il nostro incontro si parla proprio di treni. Di quello che l’Italia ha perso nella prima fase dello sviluppo digitale, sul fronte delle infrastrutture, della competitività aziendale e della comprensione culturale sul mondo delle tecnologie.

La situazione italiana è in generale di forte ritardo sul digitale da tutti i punti di vista. Quello infrastrutturale, perché non abbiamo sviluppato le nostre infrastrutture e non abbiamo implementato la banda larga e ultra larga come in altri paesi. Inoltre c’è un tema di incomprensione del mondo digitale. In Italia fino ad ora si è parlato molto spesso poco e male del digitale, mettendone in evidenza soprattutto le derive negative come i rischi per la sicurezza, il pericolo sui social media… e  poco si è fatto per raccontare il valore della tecnologia e dei suoi benefici sulla qualità della vita: ad esempio in fatto di servizi sanitari, di miglioramento del modo di lavorare e della produttività, di interazione dei cittadini con la P.A

Nel nostro paese tuttora si riscontrano ancora difficoltà ad accedere al digitale, dovute sia ad un fattore anagrafico legato all’età media elevata della popolazione, sia alla carenza di infrastrutture che non consente ad una parte della popolazione di fruire efficacemente alla rete.

Inoltre, anche se l’Italia negli ultimi anni ha fatto un balzo in avanti in termini di diffusione di device mobili e di tempo trascorso online, questo trend positivo non si è tradotto in una cultura aziendale altrettanto interessata all’innovazione tecnologica.

“La percentuale di spesa italiana in Ict è molto bassa, ma siamo un mercato di riferimento per l’intrattenimento, per il gaming, per i device mobili e per l’accesso a Facebook. C’è una forte diffusione di internet a livello consumer e sul versante dell’intrattenimento, ma passando al comparto aziendale c’è una forte discrasia, una forte distanza tra come una parte del paese vive la tecnologia da consumatore e come le aziende hanno compreso il valore di internet ed investito di conseguenza”.

Secondo Bevilacqua “c’è una correlazione diretta tra competitività del paese e investimenti nell’Ict. E noi questa sfida l’abbiamo persa. L’IoE secondo noi è l’industrializzazione di internet. Considerando che siamo il secondo paese europeo nel settore della manifattura e che il manifatturiero è proprio una di quelle aree a trarre il maggiore valore da questa rivoluzione, abbiamo un’opportunità che non possiamo perdere. Occorre accelerare sul tema della conoscenza digitale e della tecnologia nelle imprese. La conoscenza diventa infatti fattore abilitante sul tema della competitività delle imprese”.

Quello della formazione è un tema centrale che non va limitato al campo tecnico, ma va inquadrato in una prospettiva più ampia. Cisco, con il suo Programma Networking Academy, ha concretizzato il suo impegno per la formazione di competenze e professionalità in grado di far fronte alle sfide tecnologiche di oggi. Ora, per affrontare efficacemente questa rivoluzione dell’Internet of Everything “occorre uscire da un discorso legato alla sola formazione tecnologica per lavorare su una formazione di tipo più culturale. Ci vuole contaminazione, cosa che non è avvenuta in Italia. Per fare un esempio: le università e le aziende della Silicon Valley hanno contaminato il tessuto sociale del territorio: creando ricchezza ma soprattutto una cultura condivisa. Da noi questo non è avvenuto. Forse anche per l’assenza di una vera cultura aziendale. In tal senso gli attori dell’IcT devono uscire dalla logica del prodotto e della transazione commerciale e devono farsi carico di formare la società. Il mercato va allargato e non ristretto”.

Grandi aspettative invece in attesa dell’Expo 2015, dove Cisco è partner tecnologico. “L’Expo non è solo una vetrina, per noi è la possibilità di offrire ai visitatori un’esperienza digitale e non di vedere solo degli showcase negli stand. Ci aspettiamo che un visitatore all’Expo vivrà come un cittadino del futuro, in cui avrà a disposizione tutte le tecnologie, ma in modo quasi invisibile. Vorremmo che fosse un’esperienza digitale e non una fiera del digitale”.

Cisco peraltro sarà presente con Safety for food: un progetto che ha come obiettivo la realizzazione di una “banca dati mondiale” dei prodotti agroalimentari che consenta al comparto industriale, agli enti preposti e ai consumatori di ottenere una completa tracciabilità e rintracciabilità delle produzioni, secondo regole e standard internazionali in materia di sicurezza, qualità e origine degli alimenti. “Faremo vedere come l’IoE attraverso sensori, dati, processi e persone sia in grado di realizzare realmente la completa tracciabilità della filiera agroalimentare. Non riguarda solo più il tema della tecnologia per la grande impresa: in questo contesto infatti anche attori che fino a ieri erano lontani dalla tecnologia potranno sfruttare i vantaggi dell’IoE. I produttori potranno offrire ai consumatori un prodotto che non ha semplicemente un’etichetta con alcuni dati, ma un vero e proprio passaporto digitale. Servirà a far capire come la tecnologia abbia un impatto sulla qualità della vita”.

Un’ultima battuta sul Digital Venice previsto per la prossima settimana, dal 7 al 12 luglio.

Per Bevilacqua “l’apertura del semestre italiano della presidenza europea è un bel segnale. Il fatto che si metta al centro l’agenda digitale per lo sviluppo dell’Europa è una notizia importante. Ci aspettiamo che sia un momento di condivisione e soprattutto un momento durante il quale possa essere definito un punto fisso: il digitale è un’opportunità dalla quale non si può più prescindere per rilanciare l’economia in Europa e nel nostro paese. Bisogna passare ad una fase di execution: uscire dalla logica del dibattito per entrare nella logica dell’eseguire e del fare. Il tempo è il fattore critico: c’è necessità di fare le cose e di farle molto in fretta perché non c’è più tempo”.

Stefania Carulli

Stefania Carulli

Stefania Carulli è consulente per la formazione. Dal 2009 al 2013 si è occupata di master post lauream e di corsi di aggiornamento per i dipendenti della P.A. E’ dottore di ricerca in Scienze della Comunicazione alla Sapienza, Università di Roma, con una tesi sull’impatto della cultura partecipativa del web sulle dinamiche associative del volontariato organizzato.

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