MediaShifting

Editori italiani alla sfida del mobile

L’incontro organizzato ieri da Iab sul Mobile Marketing & Advertising mi da lo spunto per iniziare una conversazione sugli effetti che la rivoluzione digitale sta avendo sul mondo dell’ con #Mediashifting, una rubrica che si propone di essere un osservatorio del radicale cambiamento del modo in cui i lettori fruiscono dell’informazione.

Il mobile sarà protagonista nei prossimi anni e tirerà la volata della crescita dell’utilizzo e degli investimenti a scapito degli altri mezzi.  Significativo da questo punto di vista quello che sta accadendo negli Usa dove la spesa per il digital adv ha raggiunto i 42,8 miliardi di dollari e dove nel 2013 si è registrato il sorpasso degli investimenti in adv sul web su quelli della tv generalista dopo che l’anno prima, nel 2012, si era registrato un altro sorpasso da parte degli investimenti digital, sulla tv a pagamento.

Pur con le dovute differenziazioni – gli investimenti nei vari mezzi negli Usa non sono paragonabili a quelli dell’Italia, un mercato da sempre dominato dalla tv – quello che sta accadendo negli Stati Uniti (dove gi investimenti in sono stati di 7,1 miliardi di dollari nel 2013 pari al 17% del totale mercato americano del digital advertising) traccia la strada di quella che sarà l’evoluzione nei prossimi anni. Anche volendo analizzare il mercato europeo dell’adv, secondo i dati pubblicati da Iab Europe, il mobile è il settore che nel 2013 ha registrato la crescita più significativa tra tutte le tipologie degli investimenti digitali, con un +128,5% e un valore di oltre 3 miliardi di euro, pari all’11,6% del totale degli investimenti in digtal adv del 2013.

In un contesto in cui già oggi in Italia 7,4 milioni di persone in Italia accedono al web da mobile – sono i dati presentati ieri da Audiweb sulla Total Digital Audience –  e considerando che solo il 30% dei cellulari è rappresentato da smartphone con una quota destinata inevitabilmente a crescere, è logico immaginare che la stampa tradizionale sarà sempre più penalizzata. Tuttavia gli editori hanno un grande potenziale che se ben sfruttato può consentirgli di non essere a margine della rivoluzione digitale così come è stato prima con il web e poi con il fenomeno social. Due fenomeni che gli editori italiani hanno in larga parte sottovalutato: non aver colto – tranne in pochi casi – la portata di questa rivoluzione non solo è indice della scarsa visione strategia del mondo editoriale italiano ma è anche alla radice della drammatica situazione in cui versa la stampa in Italia.

RassegnaStampaSolo nel 2013 la stampa in Italia ha perso 3 milioni di copie. È dal 2001 che il numero delle copie dei quotidiani è in flessione, se si esclude una leggere inversione registrata nel 2006 a cui ha fatto seguito, dal 2008 in poi, un’accentuazione della perdita di copie dal 2008 con l’esplosione della crisi economica e della diminuzione del reddito e della capacità di spesa delle famiglie.

Va detto peraltro che la responsabilità della situazione in cui versa la stampa oggi in Italia non va fatta ricadere solo sugli editori. C’è una categoria che ne è altrettanto responsabile ed è quella dei giornalisti che per la stragrande maggioranza non ha saputo rinnovarsi e adeguarsi alle mutate esigenze del mondo dell’informazione rifiutando spesso di confrontarsi con un mondo che stava cambiando le proprie abitudini di informazione e con la notizia ridotta a commodity. Sembra impossibile a dirsi ma in molte redazioni permane una stretta distinzione tra redazione web e redazione stampa quando nel mondo occidentale da diverso tempo ormai il concetto prevalente è quello di una completa integrazione.

Peraltro in un Paese come l’Italia che vanta uno tra i più alti tassi di penetrazione al mondo di connessioni mobile, gli editori possono giocare un ruolo di primo piano. La cosiddetta “mobile economy” è accreditata per 25,4 miliardi di euro nel 2013, l’1,6% del Pil, secondo quanto riportato ieri in occasione dello Iab Seminar dai dati dell’Osservatorio Mobile Marketing & Service del Politecnico di Milano, con un valore destinato a crescere al 2,5% del Pil italiano per 40 miliardi di euro nei prossimi tre anni.

Una crescita dalla quale non è esente il ruolo dei contenuti che già nel 2013 sono stati di circa 850 milioni di euro e con un valore complessivo degli investimenti in pubblicità su mobile che si prevede raggiunga la cifra di 300 milioni di euro quest’anno (stando ai dati presentati ieri dall’Osservatorio Mobile Marketing & Service del Politecnico di Milano) la strada è tracciata.

Agli editori italiani la scelta se raccogliere la sfida o lasciar cadere anche questa opportunità lasciando il mercato nelle mani di altri operatori.

Significativo, da questo punto di vista, la totale assenza di rappresentanti di editori italiani nel panel degli interventi allo Iab Seminar di ieri sul Mobile Marketing & Advertising.

 

 

 

 

 

 

 

Fabio Ricceri

Fabio Ricceri

Lavora da oltre 20 anni nel mondo editoriale e di internet, occupandosi di marketing e pubblicità. Laureato in Scienze Politiche Internazionali ha lavorato per Il Sole 24 Ore e per il gruppo Editori PerlaFinanza, è stato in Telecom Italia per il lancio di Tin.it e ha partecipato allo start up di Excite Italia. Attualmente si occupa di digital advertising per il gruppo Hearst Magazine Italia.

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