Slow Economy, Slow Tech

Aspettando l’era dei Giga

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Il 16 giugno scorso l’Unione Europea e la Corea hanno siglato un accordo di collaborazione apparentemente come tanti altri sulle tematiche dell’Information Communications Technology. Rispetto però all’accordo firmato nel 2013 compare in modo dirompente la prossima generazione di servizi di comunicazione mobili (5G), innescando un processo che coinvolgerà enti di ricerca, istituzioni e l’industria per definire i nuovi standard del prossimo decennio. Una partita destinata a riconfigurare le leadership dell’ecosistema delle comunicazioni e non solo.

La tripla E. L’argomentazione retorica è abbastanza scontata, ma piuttosto convincente. Se l’economia digitale è alla base dell’agognata crescita e dello sviluppo dell’occupazione (per il vero accanto all’aumento previsto compare più cautamente anche  il “miglioramento della qualità del lavoro”), le infrastrutture di comunicazione ne sono la componente abilitante fondamentale. Rispetto alla messa in relazione di tutti con tutti, alla base del sistema delle e ulteriormente valorizzata dall’avvento di Internet, l’esplosione attesa dei dispositivi intelligenti introduce una nuova dimensione, che porta a configurare uno scenario dove tutti e tutto saranno sempre connessi (Everyone, Everything, Everywhere). Del resto, le previsioni per la fine di questo millennio configurano un mondo dove il rapporto tra individui e oggetti connessi sarà di 1 a 10. Dentro un pianeta iperconnesso.

Di generazione in generazione. Se guardiamo al passato scopriamo di fatto come lo sviluppo delle tecnologie mobili sia stato relativamente “ordinato”, con cicli di circa 10 anni, scadenzati dai tempi necessari per definire gli standard, liberare le risorse spettrali e innescare il processo di ricerca e industrializzazione delle diverse componenti tecnologiche, fino ad arrivare all’apertura dei nuovi mercati. L’era del 2G (GSM, GPRS, EDGE, la banda stretta del mobile) ha avuto inizio nel 1991, seguita da quella del 3G (UMTS, HSPA, con l’avvento della banda larga mobile) nel 2001 e dalla  più recente avventura del 4G (LTE e LTE-A), che si è aperta nel 2010. Appuntamento, quindi, il primo gennaio 2020.

4×1000.  Prevedere il futuro è inevitabilmente complesso, a maggior ragione se si tratta del fabbisogno delle persone e del sistema produttivo. Meglio, quindi, guardare al presente per capire cosa aggiungere e togliere rispetto a quanto consentono le attuali reti. La sfida viene ricondotta allo slogan del “moltiplicare per mille”, per passare definitivamente dai Megabit al secondo ai Gigabit al secondo anche su rete mobile, consentendo la prosecuzione della crescita di consumo  di banda che stiamo osservando oggi, aumentare la qualità delle nostre esperienze in rete e introdurre ambiti applicativi sempre nuovi. In sintesi, le aree di miglioramento che verranno indirizzate sono relative alle tecnologie che consentono di soddisfare l’aumento del traffico (complessivo e per singolo utente), l’esplosione dei dispositivi connessi, la latenza (condizione indispensabile per garantire l’effettiva qualità dei servizi), nonché l’efficienza energetica. Realtà aumentata, 3D, Ologrammi, Intelligenza Artificiale sono gli ulteriori ingredienti della rivoluzione prossima ventura.  La tecnologia che crea la propria domanda?

Il dono dell’ubiquità. Cosa ce ne faremo di tutta questa tecnologia? Dal lato degli individui, crolleranno le distinzioni tra apparati e potremo iniziare e proseguire le esperienze di fruizione di contenuti e servizi, sempre più coinvolgenti, a prescindere dal luogo in cui ci troviamo. Mentre l’identità digitale degli oggetti è già oggi ampiamente diffusa (basti pensare ai codici a barre, senza scomodare i tag RFID), l’evoluzione della sensoristica e degli attuatori, parallelamente ai progressi sull’elaborazione, la memorizzazione e il consumo energetico renderà sempre più facile e pervasiva l’interazione con e tra dispositivi, ovviamente abilitata da una rete senza confini. Gli ambiti più promettenti vanno dall’assistenza sanitaria alle città intelligenti, dalla sicurezza ambientale e stradale fino all’efficienza energetica. Infine, individui e oggetti si sovrappongono attraverso l’utilizzo di oggetti intelligenti che indosseremo (wearables). Nel prossimo decennio  oggetti, ambienti, ma anche informazioni e servizi faranno parte di un tessuto di comunicazione sempre più pervasivo.

Verso un nuovo ecosistema. In questo nuovo scenario sfumano i confini innanzitutto all’interno del settore delle telecomunicazioni, tra rete fissa e mobile, con una rete sempre più “virtuale”, che si riconfigurerà in modo dinamico in funzione delle necessità. Pensando poi all’aggregazione di diverse frequenze (licenziate o meno) si può facilmente intuire cosa possa comportare anche per la distinzione tra operatori più o meno infrastrutturati e fornitori di contenuti e servizi. Una partita quindi a tutto campo, che può rimescolare ruoli e posizioni acquisite. Una partita anche tra continenti, che si giocherà sul primato tecnologico nelle diverse componenti della catena tecnologica, dalle piattaforme alle reti, dagli apparati ai contenuti.

Guardare  avanti per non rischiare di tornare indietro.

Cristoforo Morandini

Cristoforo Morandini

Cristoforo Morandini lavora da oltre 20 anni nel settore dell’ICT, analista per professione, studia le trasformazioni digitali per passione. Laureato in Discipline Economiche e Sociali, dopo un’esperienza accademica entra nella consulenza marketing e strategica, prima nel settore informatico e successivamente nelle telecomunicazioni. Ha creato e dirige l’Osservatorio Banda Larga, che dal 2000 analizza gli scenari regolamentari, tecnologici e di mercato alla base della convergenza multimediale. Advisor in operazioni di
M&A.

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