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Lavoro ed educazione: un gap da colmare

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È dall’inizio del 1900 che ci si chiede se la tecnologia aiuti a creare posti di lavori o ne sottragga. Attorno a questo dibattito si sono sviluppati i pensieri di quasi tutte le dottrine economiche che hanno dominato o meno gli ultimi due secoli. Ecco, un dato presentato recentemente dalla Commissione Europea dimostra che la risposta è: dipende! Si in effetti dipende.

Dipende principalmente da come il tuo paese decide di investire. E guarda a caso, l’Italia, sempre secondo questo studio, non se la passa molto bene. Per il 2020 il nostro paese ci sarà una richiesta non soddisfatta di circa 180,000 posti di nell’IT, seconda solo all’UK (250,000) e davanti alla Germania (150,000).

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Si tratta di dati da prendere molto con le pinze. In queste statistiche viene tenuto poco conto della mobilità internazionale, delle politiche di sviluppo interne, della richiesta di educazione e comunque come predizione mi sembra un po’ tagliata con l’accetta.

Ma di sicuro c’è che in UK il governo si è già messo all’opera, formando insegnanti che possano insegnare a loro volta a programmare già dalle scuole secondarie, abbattendo il limite alle iscrizioni nelle università di ingegneria informatica e invitando sempre più ingegneri e programmatori a venire a lavorare qui. Offrono visti prioritari, tassazione agevolata e una politica di integrazione come si vede in pochi altri paesi al mondo. Ma non solo, 4 delle migliori 5 università europee sono in Gran Bretagna ed è l’unico paese europeo presente nella top 30 delle università in Computer Sciences.

In Italia, in compenso, siamo sotto la media europea per l’utilizzo di Internet (il che forse non e’ un male visto come lo utilizziamo), il 60% nel 2012 aveva poche o nessuna competenza informatica contro il 40% del resto d’Europa e ben il 50% della forza lavoro risultava completamente “illetterata” digitalmente. E quando parlo di media europea considero 28 paesi; altri paesi che condividono queste tragiche statistiche sono infatti Bulgaria, Ungheria,  Cipro, Repubblica Ceca, Grecia, Croazia, Lituania, Polonia, Portogallo, Slovenia e Romania. E per fortuna che l’Italia non ha avuto il socialismo nel dopoguerra, altrimenti saremmo rimasti indietro!

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Col tempo l’educazione ci metterà un tappo, direte voi. E invece gli iscritti all’università sono in calo da dieci anni, nonostante un piccolo aumento per le facoltà scientifiche, la spesa dello stato per studente è inferiore a quella della Slovenia e anche le borse di studio sono in calo.
Ma per fortuna l’Unione Europea, che non è esclusivamente austerità, ci viene incontro con programmi come Opening Up Education, Learning to Code, Get Online Week, eSkills for jobs e la Grand Coalition, per aiutare i governi a sopperire al gap di risorse umane che stiamo per affrontare.

Quindi, è vero che in Italia fa caldo, si sta bene all’aria aperta e chiudere un ragazzo dietro il computer sembra un idea malsana, ma come diceva Bill Gates qualche anno fa: “siate gentili coi nerd, perché molto probabilmente saranno i vostri futuri capi” ….. ecco lo avessimo ascoltato prima, forse adesso avremmo meno aspiranti tronisti e più occupazione.

Marcello Mari

Marcello Mari

Vive a Londra dove ha fatto della tecnologia e dell’ICT un interesse prima che un lavoro. Laureato in Scienze Politiche, appassionato di Relazioni Internazionali e di Politica, ha vissuto per due anni negli Stati Uniti, uno in Indiana e uno in Illinois. Per TechEconomy è stato osservatore di usi e costumi della rete in terra londinese, ed oggi si occupa di analizzare trend digitali dati alla mano.

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