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Barcellona: la smart & connected city è già qui

barcellona

Se Amsterdam è la città europea che si avvia sempre più a grandi passi verso la piena realizzazione della , la spagnola rappresenta un vero e proprio modello in cui già toccare con mano le innovazioni e i vantaggi dell’essere una città intelligente.

BarcellonaIl percorso della città di Barcellona verso la realizzazione compiuta di un’idea di smart city parte da lontano. La capitale dalla Catalogna ha affrontato una serie di progetti e iniziative con lungimiranza e con una visione del futuro chiara e realistica che la rende oggi all’avanguardia nell’Internet of Everything. La partnership con aziende, come , e con soggetti internazionali ha reso fattibile il passaggio di Barcellona da metropoli europea ad esempio virtuoso di città intelligente.

Con una popolazione di circa 1.600.000, abitanti Barcellona è diventata un punto di riferimento internazionale sul tema delle smart city, tanto da ispirare un “Modello Barcellona” basato su alcuni cardini, come ha evidenziato anche al ForumPA 2013, a dimostrazione di quanto la città spagnola sia spesso un paradigma di Pa efficiente e innovativa.

  • Una corretta tempistica: la città non è arrivata a questi risultati sull’onda dell’interesse suscitato in tempi recenti dalle città intelligenti.
  • Un’efficace pianificazione delle strategie messe in campo.
  • Una gestione di un sistema di relazioni che comprende soggetti pubblici e privati uniti da una forte identità locale.
  • Il potenziamento della base tecno-economica in grado di riconoscere il ruolo della tecnologia quale strumento per abilitare nuove forme di gestione della conoscenza e favorire la crescita culturale.
  • La diffusione di un clima di fiducia nella sperimentazione delle nuove tecnologie al servizio della città.
  • Il coinvolgimento dei cittadini.
  • La trasformazione della città, in particolare di aree un tempo marginali, in un laboratorio urbano di innovazione.

La città ha infatti pianificato il suo futuro a partire dagli anni ’90, iniziando a lavorare non solo sulla riorganizzazione del proprio sistema sociale ed economico ma, soprattutto sulla conoscenza, su una visione futura della città.

Il percorso di innovazione

Dal 1990 la città ha avviato un Piano Strategico metropolitano centrato sull’innovazione tecnologica. Per più di un anno vi hanno lavorato 650 esperti di tutto il mondo, provenienti da tutto il mondo, grazie ad accordi con partner prestigiosi: Accenture, Cisco, Citigroup, Endesa, Fujitsu, HP, IBM, Indra, Italtel, Microsoft, Opentext, Oracle, Philips, Ros Roca, Sap, Schneider-Telvent, Siemens e Telefónica. Questi esperti hanno dato il proprio contributo per ampliare e chiarire lo scenario che negli anni futuri avrebbe fatto da sfondo ai cambiamenti in atto nella città.

In tempi più recenti, nel 2011, Cisco aveva annunciato l’avvio di un programma strategico per lo sviluppo della città di Barcellona finalizzato allo sviluppo urbano sostenibile. Tale progetto si inseriva nell’ambito della collaborazione di Cisco e Barcellona con Metropolis, l’Associazione mondiale delle grandi metropoli incentrata sulla sostenibilità urbana. John Chambers, presidente e CEO di Cisco, e Jordi Hereu, sindaco di Barcellona, i firmatari dell’accordo, puntavano sulla tecnologia come fattore abilitante per contribuire a trasformare la città. L’iniziativa poneva la Cisco Urban Platform Reference Architecture come punto di riferimento per la trasformazione di Barcellona entro il 2020 in un riferimento globale di sviluppo sostenibile e motore economica per l’Europa del Sud.

barcellonaL’architettura Cisco consisteva nella diffusione di un’infrastruttura di rete in tutti gli spazi cittadini in grado di collegare facilmente sensori, device mobili e punti di accesso con un elevato grado di sicurezza. Attraverso l’iniziativa Cisco Smart+Connected Communities l’evoluzione delle comunità fisiche in comunità connesse puntava ad una crescita economica sostenibile, una migliore qualità di vita per i residenti ed eco sostenibile.

Punto di partenza dell’operazione era la potenza della piattaforma al fine di sperimentare dei cambiamenti in 8 servizi essenziali: trasporti, settore immobiliare, sicurezza e protezione, servizi di pubblica utilità, istruzione, salute, sport e divertimento, governo della città. Il potenziale di riduzione dei costi per le telecomunicazioni si attestava fino al 30% mentre i risparmi operativi si aggiravano intorno al 20-30%.

La seconda fase riguardava la possibile creazione di un Innovation Centre di Cisco per valutare i risultati del progetto pilota: obiettivo primario del centro era quello di contribuire alla crescita occupazionale ed economica di lungo termine, attraverso l’high tech e l’imprenditorialità, rivalutando zone suburbane, come il quartiere 22@Barcelona, in passato cuore della zona industriale di Barcellona e da alcuni anni sede di aziende innovative e laboratori dedicati alla nascita di nuove infrastrutture e servizi.

All’epoca dell’accordo il sindaco di Barcellona aveva affermato: “Dai Giochi olimpici del 1992 , Barcellona ha lavorato verso l’ambizioso obiettivo di diventare un modello di riferimento per lo sviluppo urbano così come il motore economico per il Sud Europa. Forte del suo patrimonio industriale ed economico, e della presenza di imprese innovative, Barcellona è stata, ed è tuttora, un obiettivo politico fondamentale.” Dello stesso avviso del sindaco era John Chambers: “la visione di Barcellona 2020 è una dimostrazione del modo in cui le agenzie governative possono lavorare con aziende private per stimolare l’innovazione e la crescita”. Mentre Josep Roig, segretario generale di Metropolis, sottolineava l’urgenza di impegnarsi in questo campo senza ulteriori indugi: “per la prima volta nella storia umana la maggioranza della popolazione mondiale vive in aree urbane ed entro il 2050 almeno 100 città avranno una popolazione superiore a 1 milione di persone. L’impatto ambientale di questo massiccia urbanizzazione è significativo. Le città consumano il 75% dell’energia mondiale e sono responsabili per l’80% delle emissioni di gas a effetto serra. L’esigenza di bilanciare in modo sostenibile le risorse sociali, economiche e ambientali è più critica che mai.

Nel 2013, l’idea originale di un centro d’innovazione dedicato alla creazione di reti e alla ricerca sulle smart city a Barcellona anticipata due anni prima si concretizza con l’annuncio dell’apertura di un laboratorio presso lo storico palazzo Ca l’Alier, situato nel cuore del distretto tecnologico 22@, nel corso di una visita negli Stati Uniti del nuovo sindaco di Barcellona, Xavier Trias.

Il “modello Barcellona”

Ad oggi, nel 2014, possiamo definire la città catalana un vero e proprio esempio di Smart+Connected City. Ormai la wi fi è diffusa in tutte le zone urbane e la banda larga può far fronte, oltre al traffico ordinario, a manifestazioni ed eventi che prevedono la presenza di un alto numero di ospiti, come ad esempio l’ultima edizione del Mobile World Congress che ha visto l’adesione di più di 80 mila professionisti.

La gestione dei rifiuti, degli impianti idrici, dell’illuminazione e dei trasporti è connessa e conta buone pratiche, sia pubbliche che private, capaci di ispirare altre città in tal senso. Alcuni esempi.

  • Il primo. La città ha sviluppato un sistema di Smart Parking. Si stima infatti che il 40% del traffico urbano è causato da vetture in cerca di parcheggio. Il comune ha installato nelle strade un sistema di sensori per comunicare ai cittadini, attraverso applicazioni e dispositivi mobili, la situazione dei posti auto disponibili.
  • Il secondo. Dallo scorso settembre il comune di Barcellona permette ai cittadini di scaricare una app gratuita, Apparkb, con la quale parcheggiare nelle strade della città delimitate dalle strisce blu o verdi, senza dover inserire monete o carte di credito nei parcometri ed esporre il relativo ticket. Una volta scaricata l’applicazione e creato un proprio account  con la targa della propria auto l’utente può parcheggiare in qualsiasi luogo e pagare soltanto per il tempo di sosta effettivo. I vigili addetti al controllo sono dotati di un apparecchio che consente di verificare che l’auto in sosta priva di ticket abbia avviato il cronometro digitale per il pagamento. In pratica il cellulare consentirà di pagare soltanto per i minuti di parcheggio reali e invierà un ticket elettronico come ricevuta.
  • Il terzo. L’applicazione IdBCN permette al cittadino di identificarsi in modo digitale e realizzare una serie di operazioni per le quali prima occorreva certificare fisicamente l’identità. Al momento l’applicazione è utilizzabile per alcuni servizi di anagrafe e per il pagamento delle tassa di circolazione ma si prevede che presto venga esteso a numerosi servizi pubblici e anche privati.
  • Il quarto. Endesa, multinazionale spagnola, ha di recente annunciato il suo progetto di modernizzazione energetica, che si va ad aggiungere ad iniziative precedenti messe in atto dal comune, per distribuire contatori intelligenti, microgrid, nuovi impianti di illuminazione pubblica e una rete di infrastrutture per la carica delle auto elettriche con l’obiettivo di contribuire ad una sempre maggiore efficienza energetica.

E gli esempi possono continuare. Come il Bicing, il sistema pubblico di noleggio di biciclette, che attraverso un’app permette di conoscere la disponibilità dei veicoli e dei parcheggi più vicini; il sistema di irrigazione delle aree verdi adattato sulla base delle condizioni meteorologiche o l’installazione di contenitori della spazzatura dotati di sensori volumetrici per consentire ai camion dedicati alla raccolta di ritirare i rifiuti dove è realmente necessario.

Il Modello Barcellona, nel suo essere città smart nella strategia e nella pratica, ha raggiunto i traguardi che si è posta sin dagli anni novanta ed oggi non solo riesce ad ottimizzare il denaro pubblico, ma realizza concretamente il miglioramento diffuso di molti ambiti della vita pubblica. Realizza, cioè, gran parte di quei modelli di processo e servizi che rappresentano la rivoluzione dell’Internet of Everything.

 

 

Stefania Carulli

Stefania Carulli

Stefania Carulli è consulente per la formazione. Dal 2009 al 2013 si è occupata di master post lauream e di corsi di aggiornamento per i dipendenti della P.A. E’ dottore di ricerca in Scienze della Comunicazione alla Sapienza, Università di Roma, con una tesi sull’impatto della cultura partecipativa del web sulle dinamiche associative del volontariato organizzato.

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