#SocialCare

#DFTT: «Don’t Feed The Troll» in 5 regole

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«Narcisista, machiavellico, psicopatico»? Non basta. «Anonimo disinibito»? Troppo poco. «Sadico»? C’è di più. Tutto è poco per definire il «»: fenomeno crescente su web e social – perché in crescita nella vita «reale», offline – in cui presto o tardi finisci per imbatterti. Se non lo conosci, non solo non lo eviti: ma ti fa anche un male cane.
Conosciamolo dunque, per starne lontani: per riuscire a non filarselo di striscio, lasciarlo cuocere nel suo brodo fino a farlo sgonfiare, come un soufflé sfornato troppo presto. Per imparare a dire – e fare – «Don’t feed the troll»: non ti curar del «disturbatore trascinatore» che aizza le folle in cerca di rissa. Guarda e passa.

DFTTjpegGià abbiamo spiegato perché il troll sia pericoloso, per se stessi come per il Brand della cui immagine si è responsabili. Inutile e dannoso per tutta la propria attività online e, in specie, per il : imprigiona il tempo in un impiego sproporzionato e ingiustificato di forze verso «chi distrugge» anziché in «chi fa», chi davvero ha bisogno, cui paradossalmente ci si trova impediti a dedicarsi. Già abbiamo cercato di tratteggiare i caratteri “genetici” del troll, il suo DNA a livello psicologico – come la «disinhibition», la perdita di freni inibitori incrementata dall’anonimato, nei suoi cinque fattori scatenanti. Ora ecco 5 regole di comportamento pratico: per saper rispondere davvero «noli me tangere», per avviare una Social Education che è tutt’uno col #SocialCare e col proprio generale essere social – una «educazione civica digitale».

1. #DFTT: Don’t feed the troll!

La prima regola non stupisce: è il cardine di ogni altro atteggiamento. «L’unico obiettivo dei troll è attirare l’attenzione», spiega Whitson Gordon, editor-in-chief di Lifehacker, in un suo recente post sul tema: «How to Stop Caring About Trolls and Get On With Your Life». Ossia, in a nutshell, «Come smetter di star dietro ai troll e vivere felici». «Più li ignori, meglio è» continua. «Non rispondere alle loro provocazioni: anche un semplice commento come “Basta, per favore” li richiama in causa e rinfocola la discussione. Se invece il troll torna al computer e trova zero commenti, se ne va da un’altra parte a cercare l’attenzione che brama».

2. I troll non attaccano te: attaccano la noia

Non prenderla sul personale. Monito tanto vero e decisivo, quanto quasi impossibile da recepire all’inizio: quando ogni attacco, al Brand o tanto più ai propri profili social, viene subito registrato da cervello e pancia come un “pugno allo stomaco”, al proprio stomaco. Anche se in realtà azioni o parole quasi mai c’entrano col flame che incalza. Questo nasce piuttosto da motivi pregiudizievoli: e in primis dalla «noia». «Non lasciare che gli haters ti feriscano», esorta Gordon. «Loro odiano perché sono annoiati, non perché tu abbia fatto qualcosa di male». Come ricorda anche Chris Shiflett: «Le opinioni di chi si pavoneggia nel criticarti non contano. Sono solo dei bambini».

3. Non sprecare energie

DFTT2«Emotional Currency», «Economia delle emozioni»: questo il concetto chiave per capire che qui non si tratta di [non] voler dare assistenza, [non] aver voglia di investire tempo per “aiutare” qualcuno, mettersi in gioco per lui. Il troll non chiede – anzi rifiuta – assistenza: non intende costruire, ma solo distruggere a prescindere. Proprio perché tempo ed energie si ha, al contrario, tutta la voglia di metterle in gioco al massimo, occorre imparare a investirle al meglio.
Quantità. Mai senza qualità.
Nella «economia delle emozioni» si è consapevoli che tempo ed energie sono ricchezze, risorse che, se da un lato si moltiplicano esponenzialmente nell’attuale Sharing Economy, dall’altro non sono infinite. Vale allora veramente la pena passare le notti al computer, facendosi “trollare” dal primo che passa?
«Hai così tante emozioni da condividere in giro!», ricorda Scott Straten. «Sono moneta da investire su chi sa valorizzarla: su chi sa valorizzarti. Non certo su gente che passa la sua vita ubriacandosi di battaglie ai videogame. Ci sono davvero troppe persone incredibili a questo mondo».
Solo perché la Rete «è piena di psicopatici», afferma Gordon, «non significa che non sia piena anche di gente eccezionale. Il tempo perso appresso ai troll è tempo che si sarebbe potuto spendere in discussioni ricche di senso» con chi realmente ti sta a cuore. A cui stai a cuore. Vuoi davvero perdere energie su chi non conta nulla?

4. Ridici sopra

Piccola grande regola di vita: vuoi trasformare in opportunità ogni crisi – specie quelle che proprio non sai come risolvere o addirittura affrontare? Ridici su: ti accorgerai che, come per incanto, l’ostacolo si abbassa, si ammorbidisce, inizia a farsi da parte. E che puoi, ora, affrontarlo: gestirlo, dominarlo, aggirarlo e – perché no? – superarlo. «La miglior difesa per mantenere intatta la tua sanità mentale sta nel prenderla con senso dell’umorismo», ricorda Gordon. «Fatti crescere i peli sullo stomaco», in sintesi. Come afferma anche Susannah Breslin di Forbes: «A forza di darti colpi in testa, la testa te la fanno diventar insensibile».

Usa il «Lateral Thinking», il «pensiero laterale» di Edward de Bono: inizia a vedere la situazione in base al fatto che, forse, se i troll ti prendono di mira tanto e tanto spesso, non solo questo non dipende da tue colpe, ma semmai da tuoi meriti. E da un “serpentello”, che s’insidia sottile nelle relazioni, con effetti devastanti: l’«invidia». «Se i troll arrivano troppo spesso», dice Gordon, «forse è perché ti vedono in una posizione di potere. Il che significa che stai facendo tutto giusto».

5. Che fare se proprio ci caschi

Evita, a ogni costo evita di dare spago a un troll. Come si suol dire: «Mai discutere con uno stupido. Ti trascina sul suo terreno e ti batte per esperienza». Che fare però se per caso hai dato una risposta di troppo? E se lui, da un dito, si è ovviamente preso tutto il braccio – e anche di più?

Usa la «terapia cognitiva». Uccidilo con gentilezza: rintuzzerai i suoi piani molto più facilmente. Esempi? Chiedigli cosa intende, mostrati anche d’accordo con lui se è il caso. Dagli ragione ogni tanto: si fa anche coi pazzi.

 

 

Rachele Zinzocchi

Rachele Zinzocchi

Digital Strategy R&D Consultant, Public Speaker, Lecturer, Coach, Author. Honoured by LinkedIn as one of the Top 5 Italian Most Engaged and Influencer Marketers.
#SocialCare, «Utility & You-tility Devoted», Heart-Marketing and Help-Marketing passionate theorist and evangelist. One watchword – «Do you want to Sell? Help! ROI is Responsibility, Trust» – one Mission: Helping Companies and People Help and Be Useful To Succeed in Business and Life.
Writer and contributor to books and white-papers. Conference contributor and Professional Speaker, guest at events like SMX, eMetrics, ISBF, CMI, SMW. Business Coach and Trainer, I hold webinars, workshops, masterclasses and courses for companies and Academic Institutes, like Istituto Tagliacarne, Roma, TAG Innovation School, Buzzoole, YourBrandCamp, TrekkSoft. Lifelong learning and continuing vocational training are a must.

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