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Internet of Everything, Dalmazzoni: la collaboration cambia il work-life balance

Collaboration Cisco

L’internet of Everything è la nuova rivoluzione industriale basata sulla connessione tra dati, device, processi e persone. In queste settimane abbiamo parlato di quanto siano fondamentali, in base a tale definizione, processi e infrastrutture atte a realizzare fisicamente il dialogo tra device e macchine, o tra macchine e macchine. Ma cosa accade quando a “parlarsi” in un mondo interconnesso, sono le persone attraverso i loro device?

Michele Dalmazzoni

Michele Dalmazzoni è Architecture Leader di Cisco Italia.

Ecco che entriamo nel più ampio e vasto mondo della “collaboration” ci spiega Michele Dalmazzoni, Collaboration Architecture Leader di Cisco Italia, intervistato da Tech Economy. “La collaboration è quella parte di tecnologie e di architetture che si occupa di comunicazione people to people: dove esistono due terminali tra persone che vogliono parlarsi e condividere, siamo nello scenario della collaborazione”.  Molti sono i modi con cui è possibile realizzare tale contatto: “Grazie alle reti IP la collaboration può svolgersi con diversi gradi di immersività: si va dall’ uso semplice di smartphone e tablet, sino a sistemi  di video comunicazioni o telepresence immersive”.

Con l’avvento delle tecnologie di collaboration, il quotidiano sta progressivamente cambiando con notevole impatto sulla propria produttività e sul work life balance: l’esperienza di lavoro per le persone è sempre più simile alla vita fuori dal mondo lavorativo e, sul fronte aziendale, essa può essere realmente innovativa. “Queste tecnologie cambiano il modo con cui le persone lavorano tutti i giorni. Pensiamo alle sempre più diffuse abitudini di poter lavorare in mobilità e accedere comunque al proprio patrimonio di servizi aziendali.”  Ma cambiano anche i processi. Muta, in sostanza, il modo con cui si organizzano servizi per il personale ma anche per i clienti. “Con la collaboration si rivoluziona, per esempio, non solo l’erogazione della formazione al personale ma anche il supporto ai clienti. Un esempio è il settore finanziario con il modello hub and spoke: non potendo avere personale specializzato su tutte filiali, ci sono centri dove si concentrano le professionalità più skillate che, con sistemi di collaboration video, sono comunque a disposizione” un bel risparmio anche in termini economici.

Telemedicina e telediagnosi sono, spiega Dalmazzoni, alcuni dei campi più avanzati sulla da collaboration ma anche l’industria manifatturiera è molto attenta: oggi, con filiere così distribuite, la possibilità di avere una connetted industry, spazi virtuali in cui i segmenti della produzione dislocati dispersivamente possono essere integrati, è fondamentale. E ancora la formazione, stavolta non in ambito aziendale. Cisco, insieme all’Università Bicocca, sperimenta sistemi di video collaborazione per erogare costi di laurea e master a una platea internazionale di studenti e con  la possibilità di avere anche relatori da altri paesi.

E la collaboration non manca di mostrare le sue potenzialità anche nella pubblica amministrazione. “Pensiamo al rapporto istituzioni e cittadino e alla possibilità, ad esempio, di accedere a sportelli di dialogo con gli uffici preposti tramite sistemi video a distanza, senza attesa e soprattutto senza la necessità di spostarsi, con notevole impatto su mobilità e traffico.” Non è fantascienza: “Le tecnologie ci sono e ci sono da tempo, è un oceano di possibilità da esplorare e Cisco crede che sia questa la vera possibilità di riscatto anche per il nostro paese.”

L’Italia, dunque. Un paese che offre storicamente resistenza all’innovazione. “Una resistenza di sistema è rappresentata dalla non capillare e omogenea diffusione della banda larga, necessaria per sistemi di collaboration: la situazione a macchia di leopardo in tante città italiane, e in molte Pa, è un forte ostacolo.” spiega Dalmazzoni “Diverso è l’atteggiamento delle persone: ovviamente le persone più attive sul tema sono le nuove generazioni. Ma anche sulle altre, l’importante è che vi sia un corretto avvicinamento al tema. L’introduzione di soluzioni di collaboration è pur sempre una sfida culturale: abbiamo notato che progetti di successo sono quelli che hanno anche il coinvolgimento degli uffici delle Risorse Umane e dei vertici che espongono e condividono un percorso. Se c’è il Commitment del top management c’è successo perché avviene una vera e propria trasformazione culturale. Mentre se il progetto viene percepito solo come una sfida tecnologica, si va incontro a sonore sconfitte”.

E dall’esperienza Cisco nascono le novità annunciate nei giorni scorsi che rappresentano un ulteriore passo avanti verso l’offerta di soluzioni che possano supportare, con diversa gradualità, le esigenze di tutti gli attori in gioco: “Aumentano la semplicità di uso, abbattono i costi e portano una esperienza intuitiva all’utilizzatore finale perché si tratta di sistemi controllabili facilmente. Tra le novità la funzione di Intelligence proximity, che permette di seguire presentazioni su tablet, ma anche sistemi che montano telecamere che attuano una regia automatica dei movimenti. Tutte innovazioni che trasformano il modo di fare videocomunicazione tradizionale con e per l’utente finale”.

 

 

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