Appunti sull’Agenda (Digitale)

Legovernment

legolandia

No: non manca nessun apostrofo.
E’ proprio “Legovernment”. La costruzione, mattoncino su mattoncino, dell’amministrazione digitale.
Le fondamenta sono state costruite, e per questo va dato atto alla Struttura di Missione guidata da Francesco Caio (durante il precedente governo) di un enorme e ottimo lavoro.
Adesso, si comincia col piazzare i singoli mattoncini. I primi dei quali, sono stati piazzati qualche giorno fa all’interno del decreto “80 legoEuro”: l’apertura della base dati “SIOPE” (tutti i pagamenti effettuati dalla PA) e l’anticipazione dell’obbligo di fatturazione elettronica verso gli enti locali (portata al marzo 2015).
Non in molti hanno colto la reale portata di questi provvedimenti; soprattutto, non tutti hanno colto un piccolo ma fondamentale dettaglio: la modifica al tracciato record di “FatturaPA”, con l’inserimento obbligatorio di CIG (codice identificativo gara) e CUP (codice unico progetto).
Chiunque sia l’autore di questa modifica, gli va riconosciuto il merito di aver posto le basi per un “giochino” meraviglioso.
Nel giro di pochi mesi avremo la possibilità non solamente di conoscere in tempo più o meno vicino al reale la situazione relativa alle uscite di cassa della PA (attraverso “OpenSIOPE”): potremo anche tracciare l’intero flusso del ciclo passivo. Incrociando tre sole basi dati.
Molti dei “fan” di OpenSIOPE plaudono all’iniziativa di Palazzo Chigi, rilevandone la enorme valenza in termini di trasparenza. Ed è cosa buona e giusta.
Ma c’è di più, molto di più.
Si innescherà un inevitabile effetto “luci della ribalta”: l’apertura dei dati SIOPE genererà inevitabilmente risparmi rispetto all’acquisto di beni e servizi “non poi così importantissimi”. Sapendo di essere “tenuti d’occhio”, i millemila attuali centri di costo della PA (che nel frattempo dovremo ridurre…) eviteranno, chessò, di comprare cinquemila mazzi di garofani o di spendere soldi pubblici per cento metri quadri di stand alla sagra del formaggio puzzone di Moena.
Parallelamente si diffonderà la cultura della misurazione e del confronto: si potranno pubblicare “cruscotti” sulla spesa pubblica, strumenti attraverso i quali tutte le amministrazioni (con particolare riferimento ai piccoli enti, dove per ragioni assolutamente oggettive oggi si fatica a recuperare elementi oggettivi di confronto) potranno attivare azioni di spending review basate su evidenze “scientifiche”.

Ancora più interessanti gli scenari che si aprono grazie alla completa dematerializzazione delle fatture emesse nei confronti della PA. Qui è un vero scenario “win win”: vincono tutti. Vincono i fornitori della PA, che semplificano un processo risparmiando tempo e denaro.
Vincono le amministrazioni acquirenti, per le stesse ragioni (soprattutto in termini di tempo e di efficientamento nei procedimenti di presa in carico e validazione delle fatture).
Vince, infine, chi per compito istituzionale deve tenere sotto controllo la spesa pubblica: e qui scatta il valore strategico della modifica al tracciato record di “FatturaPA”.
Esempio: mettendo in relazione il dato “fattura emessa” col dato SIOPE “fattura pagata” (chiave comune: CIG), si riesce a quantificare con precisione e in tempo quasi reale l’effettivo stock di debito commerciale delle amministrazioni pubbliche.
Rendendo disponibili i dati ai reali (e qualificati) portatori di interesse, lo scenario si amplia ulteriormente: le banche e i “factors”, ad esempio, possono verificare l’effettiva validità (e la corretta “canalizzazione” di una fattura emessa da un loro cliente verso la PA, semplificando e perfezionando non poco il processo di smobilizzo di crediti commerciali.
Tutto questo si traduce in un sensibile innalzamento delle possibilità di accesso al credito da parte delle imprese: in presenza di un flusso informativo “certo”, il rischio diminuisce e la banca concede più facilmente l’anticipazione su fattura.
E ancora: semplificando e velocizzando i flussi documentali di ciclo passivo, è ragionevole ipotizzare che le amministrazioni riescano a diminuire i tempi di pagamento.
Vincono tutti, dunque.

Il tema, adesso, è: quanto sono pronti, i fornitori e le amministrazioni?
Lato fornitori, il problema è – in realtà – un falso problema: tutte le azioni di digitalizzazione effettuate in modalità “switch-off” (a calcolatrice_legopartire da INPS e Agenzia delle Entrate) hanno funzionato senza problemi. Laddove le piccolissime imprese non fossero pronte, lo sono i loro “intermediari” (i commercialisti, le associazioni di categoria).
Prima di scrivere questo pezzo, sono andato a rileggermi cose che a suo tempo (2005-2007) ebbi modo di contribuire a scrivere nei mitici “libri bianchi dell’Osservatorio ICT della Margherita”. Ho persino ritrovato uno scambio di mail col mio grande amico Paolo Zocchi (qualcuno, prima o poi, dovrà rendergli il giusto omaggio…) dove parlavamo di switch-off come elemento centrale per lo sviluppo dei servizi “A2B” (administration-to-business).
Se il valore c’è, ed è evidente, le imprese non solo sono pronte ma saranno anche felicissime.
E il valore qui c’è, l’abbiamo appena finito di dire: maggiore accesso al credito, tempi di pagamento accorciati.
Lato amministrazioni, c’è un po’ di lavoro da fare. Modifiche ai software gestionali, perlopiù, oltre a qualche revisione organizzativa nei processi di presa in carico delle fatture passive ricevute.
Anche qui, niente di drammatico né di particolarmente complicato.Basta solo non cascare nella trappola del “non possiamo farlo, i nostri dirigenti sono impreparati e ostili”.
Se l’emissione della fattura elettronica è un obbligo per i fornitori, le amministrazioni eventualmente “resistenti” non avranno scampo. Dovranno cedere.
In realtà, non si capisce neppure perché dovrebbero esserci resistenze: anche per gli enti, il vantaggio è molto più che evidente.

E così, mattoncino dopo mattoncino, tiriamo su un altro pezzo di Italia Digitale.
Partendo, tutto laddove possibile, dal problema da risolvere e dal “come risolverlo facendo vincere tutti”.
Tutto il resto è noia, come diceva il Poeta.

PS: amici di Moena, scusatemi. Nulla di personale contro il vostro “puzzone”.

 

 

 

Paolo Colli Franzone

Paolo Colli Franzone

Fondatore e direttore di Netics, uno tra i principali osservatori del mercato ICT specifico per la pubblica amministrazione e la sanità italiana.
Esperto di marketing strategico, collabora con alcuni tra i principali vendor IT nazionali e internazionali in qualità di advisor per il Public Sector.
E’ anche coordinatore del think tank “NextCityLife”, focalizzato sul tema delle Smart Cities & Communities.

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