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World Economic Forum: nel Global IT Report le policy chiave per l’Internet of Everything

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I dati come l’oro, in un boom di attenzione e di volumi che rivaleggia con la corsa al metallo prezioso dell’800 in America. L’immagine arriva direttamente dal Global Information Technology Report 2014, lanciato in queste ore dal World Economic Forum, quest’anno dedicato all’evoluzione di Internet e al fenomeno, appunto, dei . Essi potrebbe diventare “una nuova ideologia”. “Siamo solo all’inizio di una lunga viaggio in cui, con principi e linee guida, dovremmo essere in grado di raccogliere, misurare e analizzare più e più  informazioni su tutto e tutti al fine di prendere decisioni migliori, individualmente e collettivamente” spiegano gli autori del Report,  Benat Bilbao-Osorio, del World Economic Forum,  Soumitra Dutta della Cornell University e Bruno Lanvin di INSEAD.

Dal punto di vista del “futuro della rete”, il report valuta la situazione di 148 paesi rispetto a 54 diversi indicatori, per ottenere una misura del loro “Networked Readiness Index “(NRI), l’indice che misura in modo onnicomprensivo il livello di sviluppo dei paesi in ambito ICT. Non stupisce il dato per cui Paesi quali Finlandia, Singapore, Svezia sono in testa alla classifica, seguiti dai Paesi Bassi, dalla Norvegia, dalla Svizzera, e dagli USA che salgono di due posizioni arrivando al settimo posto.  Hong Kong, Regno Unito, Corea del Sud completano il gruppo dei primi 10. Dal momento che l’indice misura il livello di sviluppo dei paesi in ICT, offre un primo indicatore per capire dove la prossima evoluzione di Internet, quindi dell’Internet of Everything, potrebbe iniziare a concretizzarsi.

I paesi che guidano la classifica – spiega Robert Pepper, Vice President for Global Technology Policy, di Cisco che ha curato uno degli approfondimenti del Report- hanno già infrastrutture e politiche che possono facilitare la crescita dell’Internet of Everything. Il Networked Readiness Index, inoltre, indica anche specifiche azioni che i paesi dovrebbero compiere per migliorare le loro infrastrutture ICT ed il contesto in cui le loro imprese operano“. Le conoscenze che si possono ottenere dai Big Data stanno già producendo benefici tangibili per paesi, imprese, e cittadini, ma si può fare di più per ottenere di più dai Big Data, “intervenendo sulle reti per facilitarne l’utilizzo, e affrontando alcune sfide fondamentali di tipo tecnologico e politico”.

Cosa favorisce, oggi, l’ubiquità delle applicazioni Big Data? Certamente il fatto, spiega Pepper che “le reti IP stanno connettendo miliardi di device fisici, e questo volume di dati aumenta sempre di più, e sempre più velocemente a causa di quattro elementi principali”.  Il primo è che l’Internet protocol (IP) sta diventanto rapidamente il linguaggio comune per la gran parte dei dati, in particolare rispetto alle reti industriali proprietarie che stanno migrando all’IP; in secondo luogo,  persone, oggetti, processi che prima non erano connessi alla rete ora lo sono, miliardi di persone e device in più saranno online entro i prossimi cinque anni; in terzo luogo le informazioni già esistenti, immagazzinate su supporti fisici, vengono digitalizzate così da potere conservare e condividere materiali che prima erano in formato analogico. Infine “l’introduzione del protocollo IPv6 rimuove il limite tecnico sul numero di device che possono connettersi a Internet, consentendo teoricamente di connettere triliardi di trilardi di elementi (1038)” spiega Pepper.

Cisco BIG DATAOvviamente non tutto è semplice in questo processo a più voci. Esistono difficoltà molto rilevanti da superare sia di natura tecnica che di policy. Ad esempio, sono necessari standard di settore molto robusti per garantire l’interoperabilità e la produzione di economie di scala così che standard comuni consentano lo scambio di informazioni tra reti chiuse (ad esempio le reti delle utility) e reti che si connettono ad Internet in modo aperto (ad esempio, quelle che potrebbero essere usate per monitorare la disponibilità di parcheggi in città). “Allo stesso modo, è essenziale che si identifichi il corretto equilibrio tra la protezione della privacy dei dati delle persone e la possibilità di innovare l’offerta di servizi e lo sviluppo di nuovi prodotti.  Ed è necessario adottare robuste politiche di sicurezza per prevenire in modo affidabile l’hacking, l’accesso ai dati da parte di utenti non autorizzati e non volute”. Infine, è necessaria un’attenta pianificazione dell’utilizzo dello spettro Radio per consentire la più adeguata e sostenubile connettività wireless M2M, fra persone P2P, e fra persone e macchine  (P2M).

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  1. Luigi Senzamici

    24/04/2014 alle 17:48

    Sospetto che il prossimo grande ostacolo, una volta rimosso quello del numero di indirizzi ip in esaurimento con IPv6, sarà la saturazione delle frequenze (vedi wifi). Accettare da parte dell’utente di riunciare a parte o in toto alla privacy non sarà un problema insormontabile a patto però che vengano riscritti i protocolli di sicurezza nelle trasmissioni dati in modo da garantire all’utente la sicurezza dal furto di dati.

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