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Inclusione al lavoro: prove tecniche di trasmissione

hotel 6 stelle

Può esserci l’uso delle tecnologie inclusive da parte di una persona con disabilità, per interagire con quanto desidera, e può esserci l’uso di tecnologie per includere e ampliare i criteri standard della partecipazione, anche mediale. L’ICT flessibile, personalizzabile multimediale e multisensoriale attraversa e performa anche i nostri media più tradizionali in un dialogo virtuoso con la Rete, luogo elettivo delle interazioni digitali accessibili. Il web si fa anche palcoscenico di vie inclusive “off line” oltre che canale per la loro visibilità e la più ampia condivisione di quanto anche i due media generalisti per eccellenza, radio e tv, stanno sperimentando lasciandosi toccare dalla disabilità, in modi diversi quali la specificità del medium richiede e detta.

inclusioneL’, connessa al digitale o meno, sta valicando i margini della comunicazione e sta arrivando da più parti al centro di iniziative orientate alla promozione sociale, sia lavorativa sia socio educativa mettendo in sinergia profili professionali che finora con la disabilità e per la disabilità non avevano lavorato. I media generalisti dunque stanno facendo “prove tecniche di trasmissione della disabilità” per parlarne con uno sguardo diverso da quello in stile “Telethon” o “caso umano”: mentre il primo ha il vantaggio di dare visibilità alla ricerca come chiave di soluzione, proponendo da anni un “crowdfunding” televisivo, il secondo cristallizza le persone con disabilità ad essere una notizia (e dunque un caso) eccezionale; la persona raccontata è, nonostante e o causa proprio di un deficit, una sorta di “supereroe” oppure un soggetto che sconta reiterata emarginazione o ingiustizia sociale. Se queste dimensioni esistono, quel che fanno fatica a raccontare i media generalisti è proprio un’altra cifra e, dentro questo, la quotidianità di cui il lavoro fa parte.

Questa volta TechAbility@work ha “surfato” alla ricerca di questo stile diverso, di iniziative e progetti con i quali si mette in luce che un altro modo è possibile e già realizzato. Insomma, potremmo proprio dire che “l’inclusione è nell’aria” in virtù di un desiderio trasversale di realizzare qualcosa di nuovo in modo proattivo, una vibrazione che sta conducendo la disabilità a poter essere protagonista di comunicazione nei linguaggi che l’oggi consente e con i quali la realtà viene da più parti rappresentata, anche nei media che finora più hanno faticato a raccontarla.

E dunque, iniziamo una sorta di vernissage mediale fra “pillole” occasionali o programmi più stabili che dall’etere digitale e virtuale portano il tema all’attenzione sociale, spesso legandolo proprio al lavoro quale sigillo apicale dell’inserimento e dell’inclusione una volta che famiglia e scuola hanno fatto tutto quanto potevano per far crescere le autonomie necessarie all’autonomia per eccellenza: quella sociale.

hotel-6-stellePartiamo con una riflessione su Hotel 6 stelle primo programma televisivo che, in onda su Rai Tre dal 17 febbraio, ha posto al centro la questione del lavoro con e per le persone con disabilità, in particolare con i ragazzi con la sindrome di Down per i quali già in molti contesti e da anni si sono sperimentati percorsi di autonomia avanzata e anche di inserimento al lavoro . I “fari” e le telecamere accese dal piccolo schermo, in un registro narrativo da “diario televisivo” (richiamando in questo il solco del reality ma senza alcuna gara né giuria), hanno portato l’argomento e i suoi protagonisti nelle logiche dei numeri e degli ascolti. La trasmissione, adattamento di un programma svedese, è stata pensata e proposta in piena collaborazione con l’AIPD, Associazione Italiana Persone Down, con l’intento di toccare questioni vive del binomio disabilità-lavoro e mostrare le possibilità che ragazzi con la sindrome di Down possono mettere in gioco nel momento in cui la loro personale situazione consente di assumere degli incarichi e dei ruoli tali da farli lavorare alla pari con colleghi senza disabilità. Quel che è emerso dalla docu-fiction sono le competenze dei ragazzi che una formazione multidisciplinare efficace, sorridente ma anche esigente, ha consentito di far loro raggiungere in un percorso lungo il quale alcuni colleghi sono stati dei veri trainers che hanno formato i sei protagonisti a lavorare autonomamente nei diversi ruoli richiesti dall’albergo che ha fatto da location. Le telecamere hanno seguito i ragazzi nel loro “tirocinio”, nelle mansioni, nella verifica del lavoro, negli imprevisti inattesi, nello smarrimento così come nell’entusiasmo degli obiettivi raggiunti e nelle fasi di autoriflessione alle quali erano invitati dagli educatori AIPD. “Hotel6stelle” li ha raccontati anche in alcuni momenti di vita privata, intervistando familiari o amici con l’intento di ritrarne meglio i profili fuori dalle telecamere. Possono esserci punti di vista diversi sulla proposta, il suo vantaggio è che la tv ha provato, senza sforare in orari da dormiveglia, a raccontare con un registro narrativo leggero per restituire in modo piuttosto realistico le cose.

Ma il tratto più originale era l’ulteriore finalità di “Hotel 6 stelle”: il collocamento lavorativo. Nel sottopancia dello schermo scorreva infatti di frequente l’invito alle imprese a segnalare la disponibilità nel valutare l’inserimento di persone con la sindrome di Down nella propria gerenza contestualmente a quello rivolto alle famiglie a far partecipare i propri figli ad iniziative di integrazione professionale. La formula è nuova e anche molto distante dalla Legge 68/99 che principalmente disciplina l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, adoperando categorie e concetti in larga parte superate e superabili che incidono sulla rigidità complessiva di un sistema di formazione e inserimento lavorativo per le cosiddette “categorie sociali deboli” per le quali le pari opportunità sono una dichiarazione d’intenti difficilmente realizzata. Certo la tv non risolve ma racconta e questa volta non l’eccezionalità ma la possibilità. E questo è già un primo passo culturale e mediale interessante.

Rosanna Consolo

Rosanna Consolo

Giornalista pubblicista e Dottore di ricerca in Scienze della Comunicazione con un progetto sulla “Cultura accessibile”, dal 2011 al 2013 è stata assegnista di ricerca nel Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CoRiS) della Sapienza Università di Roma per un progetto sulla e-Inclusion nel lavoro delle persone con disabilità finanziato dall’Istituto Superiore di Comunicazione e Tecnologie dell’Infromazione (Iscom) del MISE.

Da oltre un decennio svolge ricerca sulle opportunità offerte dall’ICT nel promuovere e realizzare l’inclusione e la partecipazione delle persone con disabilità. Ha lavorato nella Fondazione ASPHI Onlus di Bologna occupandosi di integrazione dei disabili tramite assistive technologies. Nel 2013 ha promosso la seconda edizione del seminario “Inclusione digitale. Promotori di accessibilità” realizzato nel Dipartimento CoRiS insieme con IBM Italia. E’ cultore della materia nella cattedra di “Tecnologie per la disabilità” presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università LUMSA di Roma.
Ha scritto numerosi articoli e saggi sul tema tra cui “Sciences for Inclusion. Cultural approach to disability towards the Society for all” e “Oltre il senso del limite” di Bonanno Editore.

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