Market & Business

IBM: cala il fatturato trimestrale

ha registrato il più basso reddito trimestrale degli ultimi cinque anni. Durante i primi tre mesi del 2014 l’International Business Machines ha registrato utili in ribasso del 21%, anche se in linea con le attese dell’azienda, e un calo dei ricavi annuali per l’ottavo trimestre consecutivo. Una notizia questa che arriva dopo gli ingenti costi, quasi 900 milioni di dollari, sostenuti per il piano di ristrutturazione focalizzato a portare l’azienda sempre più sull’offerta di servizi tecnologici e sempre meno sull’hardware.

Rassicura l’amministratore delegato di IBM, Ginni Rometty, “addentrandoci nel 2014 inizieremo ad avere benefici dalla focalizzazione sulle nostre aree strategiche di crescita che includono la nuvola informatica, l’analisi di enormi quantità di dati, la sicurezza, i social media e il settore mobile”. Resta da capire, però, se gli investitori avranno la pazienza di attendere questi benefici, a fronte del fatto che i mercati emergenti, come la Cina, si stanno allontanando dalla compagnia così come l’interesse verso il comparto hardware.

Dello stesso avviso anche il vice presidente senior Martin Schroeter che ribadisce in una conference call  previsioni positive: “guardando al saldo del 2014, continuiamo a prevedere una buona performance nelle aree chiave di crescita, anche se la nostra crescita complessiva dei ricavi sarà influenzata dalle sfide del nostro business nel settore dell’hardware “.

Nello specifico, nel primo trimestre 2014, Ibm ha registrato utili netti per 2,4 miliardi, con un calo del 21% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Al netto delle voci straordinarie, i profitti per azione sono stati di 2,54 dollari, in calo rispetto ai 3 dollari dell’anno prima ma in linea alle stime. I ricavi complessivi hanno raggiunto quota 22,5 miliardi di dollari, con un ribasso del 4% dal primo trimestre del 2013 e meno dei 22,91 miliardi attesi dal mercato. Le vendite nei mercati dei Paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina) hanno ceduto l’11% (con in testa la Cina dove le perdite sono state del 20%) mentre le vendite nelle Americhe sono state di 9,6 miliardi di dollari (-4%) e quelle in Europa, Medio Oriente e Africa sono arrivate a 7,6 miliardi (+4%). Si conferma la flessione dell’area Asia Pacifico che ha totalizzato 5 miliardi di ricavi (-12%).

Sembra quindi che i tentativi della Rometty, che ha visitato la Cina in due occasioni negli ultimi tre mesi, di ripristinare la fiducia degli enti regolatori cinesi e dei funzionari politici sulla scia delle rivelazioni dello scorso anno sulle attività di controllo della National Security Agency non abbiano avuto un esito fruttuoso, nonostante l’azienda abbia messo già in conto dei tempi lunghi per il miglioramento del business in Cina.

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